Passione e controllo fuori equilibrio: Trinca, Timi e il delitto Casati Stampa

In Cinema

Con “Gli occhi degli altri” Andrea De Sica porta sullo schermo un celebre caso di cronaca nera. Agosto 1970: un marchese uccide la seconda moglie e il giovane amante nell’isola sontuosa dove con molti amici vivono in una sorta di perenne festa. Tra erotismo e voyeurismo, amore e manipolazione. Lasciando allo spettatore il ruolo di testimone di tanto privilegio. L’ottima prova dei due protagonisti sostiene una ricostruzione piuttosto libera dei fatti, mescolando atmosfere gotiche e intrecci melò e muovendosi con grande eleganza. Senza lasciarsi intrappolare dentro i confini di un genere.

“Dell’amore e della morte” potrebbe essere il sottotitolo di Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, intensa e assai riuscita ricostruzione, tra realtà e fantasia, di uno dei più celebri casi di cronaca nera della storia italiana: il delitto Casati Stampa. Nella realtà la torbida storia di passione e voyeurismo che per un decennio aveva visto protagonisti il marchese Camillo Casati Stampa e la seconda moglie Anna Fallarino si è tragicamente conclusa nell’agosto del 1970 con il suicidio di Camillo, messo in atto dopo aver ucciso la moglie e il suo giovane amante, Massimo Minorenti, a colpi di fucile. Il tutto nel lussuoso appartamento romano della coppia, spesso teatro di scatenate feste e incontri erotici di cui il padrone di casa era stato per anni attivo organizzatore e compiaciuto spettatore. Fino a quando l’equilibrio tra passione e controllo, amore e manipolazione, aveva cominciato a incrinarsi scivolando lungo una china pericolosa e tragica.

Nella ricostruzione firmata da De Sica, una rielaborazione in verità piuttosto libera dei fatti, i due protagonisti hanno il volto e la voce di Filippo Timi e Jasmine Trinca e l’intera vicenda viene raccontata in quattro atti, tutti ambientati su una piccola isola circondata da un mare spesso in tempesta, dentro una villa immensa, sontuosamente bella, destinata ben presto a farsi claustrofobica prigione, tragico specchio di un’infelicità senza redenzione.

È nello sguardo degli altri che il desiderio si crea e si distrugge, negli occhi dei testimoni che il privilegio si dispiega, nell’occhio della cinepresa che realtà e immaginazione si fondono. E a noi spettatori non resta che contemplare il mirabile rincorrersi di maschere e riflessi, seducenti illusioni e crudeli scoperte. Insomma, il cinema come giostra delle apparenze capace ogni tanto di regalare immagini più vere del vero.

È un melodramma che raggela e brucia il nuovo film di Andrea De Sica, un’esplorazione algida e vibrante, accurata e sensuale, del mistero (in)glorioso di un amore che si fa ossessione, una luce che sprofonda nelle tenebre, un mondo di incantevole bellezza che precipita nel vuoto di una decadenza profondamente morale e vertiginosamente estetica. Al terzo lungometraggio, dopo I figli della notte e Non mi uccidere, l’autore si conferma interessante e coraggioso, capace di mescolare atmosfere gotiche e intrecci melò muovendosi con grande eleganza, senza lasciarsi intrappolare dentro i confini di un genere, o comunque di una visione banalmente stereotipata di personaggi e situazioni. Merito certo anche dei due protagonisti, capaci entrambi di bucare lo schermo, incantare e inquietare, catturare il nostro sguardo, trascinandoci in un gioco di seduzione e potere tanto tossico quanto affascinante.

Gli occhi degli altri, di Andrea De Sica, con Filippo Timi, Jasmine Trinca, Matteo Olivetti, Anna Ferzetti, Rita Abela, Roberto De Francesco

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