Charlize segretaria di Stato, di nuovo da Oscar

In Cinema

Commedia romantica ma molto politicamente scorretta diretta da Jonathan Levine, spudorato compagno di viaggio di Seth Rogen, il comico demenziale più gradito negli Usa, qui protagonista accanto alla bravissima Theron. Che fa il segretario di Stato in odor di presidenza, afflitta da un ritorno di fiamma per un giornalista idealista, duro, puro e disoccupato. E dal look preoccupante

Sotto il titolo italiano più lungo e sballato dell’anno (Non succede, ma se succede…, in originale Long shot, slang sportivo) si nasconde una commedia romantica ma molto politicamente scorretta diretta da Jonathan Levine, a lungo spudorato compagno di viaggio di Seth Rogen, il comico demenziale più gradito in Usa. 

La storia è la rivincita dei nerd: al centro c’è un giornalista idealista, duro e puro, ma disoccupato per colpa di un tycoon padrone della carta stampata (Andy Serkis), che una sera incontra per caso la sua ex baby sitter che nel frattempo è diventata non solo bellissima (e bravissima, come Charlize Theron) ma pure segretario di stato Usa e si appresta a candidarsi come prossimo presidente sfidando l’attuale, ex attore com’era Ronald Reagan, interpretato da Bob Oderkirk, conosciuto dai fans di Breaking Bad e Better call Saul, il suo spin-off.

Scandalo a palazzo, sembra l’unione tra la bella e la bestia: Fred, taglia XL, non cede nella critica, ed è quanto di meno diplomatico esista al mondo, anche nel look che una preoccupata segretaria cerca di aggiustare. Tutto il resto si srotola secondo facili previsioni: poiché i due hanno una cotta adolescenziale alle spalle, probabile che riscoppi la love story, provocando una bella riserva di gossip alla politica, oltre Clinton, mentre perde a cuori il romantico pretendente di bella presenza Alexander Skasgard

Con tre sceneggiatori sempre sul set per pronto intervento, la commedia è abile e divertente, come sempre più nel primo tempo che in quello in cui scoppia un amore improbabile perché, come dice una battuta, è come Pretty woman ma lui è Julia Roberts e lei Richard Gere.

Rogen, che nella vita studia l’Alzheimer altrui e lo cura coltivando marijuana e pubblicizzandone le qualità terapeutiche, si diverte un sacco nel ritratto del perdente yiddish alla Woody Allen che crede nella costanza della satira e spara nel gruppo dei politici in carica e amici. 

Tutto un po’ manicheo, come comanda la storia, ma con dialogo spigliato, osservazioni spiritose sullo strano duo (“come se Kate Middleton facesse coppia con Danny de Vito”), mentre i contorni sono volutamente favolistici ma con una voglia dentro di colpire i bersagli, nell’epoca isterica voluta da Trump. Possiamo sperare che l’Academy riprenda in considerazione miss Theron, che fu Oscar per Monster?

Non succede, ma se succede… di Jonathan Levine con Charlize Theron, Seth Rogen, O’Shea Jackson jr., Randall Park, June Diane Raphael, Ravi Patel, Bob Odenkirk, Andy Serkis, Alexander Skarsgard