Movieday, piattaforma del film “indie”: e il cinema torna in sala con la rete

In Cinema

La “censura del mercato” vi impedisce di vedere lavori originali e scoprire giovani autori, nati magari a due passi da casa vostra? Un’originale startup di sharing economy organizza proiezioni “garantite” anche per gli esercenti: perché i biglietti sono prenotati online. E l’evento si fa, solo se si raggiunge un numero prefissato di spettatori. Un’iniziativa originale per l’Italia, ma già praticata altrove, che mira a un pubblico anche nuovo, deciso a rivedere i film nelle sale: anche quelli indipendenti, “altri”

Alzi la mano, e scagli la famosa, metaforica “prima pietra”, chi fra di voi, all’uscita di un lungo, egoriferito e un po’ pretenzioso film d’autore, non ha inneggiato, almeno una volta nella sua vita di spettatore, alla “censura del mercato”. Che, per i pochi, o così poco addetti ai lavori (anche come pubblico) che non sanno cosa significa, è quel meccanismo economico che taglia fuori dall’uscita nelle sale italiane, per appetibilità commerciale scarsa (anche solo presunta) la grandissima parte del cinema, soprattutto indipendente, che si produce in Italia (in primis) ma anche in Europa e altrove. Per intendersi, degli oltre mille film che in qualche modo ogni anno si producono nel nostro paese, tra industria e realtà indipendenti, in sala ne arrivano meno di duecento. E spesso è un’apparizione davvero solitaria e fugace

Quindi, fuor dallo scherzo, sia o no colpa della “censura del mercato”, entità al tempo stesso reale e mitologica, c’è in Italia un serissimo problema di come e dove vedere i film che si fanno. Molti dei quali non sono affatto così scadenti o privi di interesse da non meritare nemmeno una piccola chance di apparizione pubblica. Il tema da decenni impegna autori, produttori e distributori, francamente con scarsi risultati. Ora una nuova opportunità, sulla scorta di analoghi esperimenti americani ed europei, arriva dalla Rete. Si chiama Movieday ed è tecnicamente una startup di sharing economy, economia collaborativa, un mezzo di self-publishing e auto distribuzione a disposizione di molti piccoli autori. Cioè in sostanza un sistema per organizzare proiezioni “garantite” anche per i gestori della sala, attraverso un meccanismo che rende certa una presenza minima di spettatori.

Attiva da solo otto mesi, Movieday vanta risultati ottimi: oltre 200 proiezioni già organizzate in tutta Italia per più di ventimila spettatori raggiunti, una media di oltre 100 presenze a volta, impensabile per chiunque oggi sia estraneo al cinema mainstream americano e a pochissime star italiche. Costo medio del biglietto, 5 euro. I risultati più significativi si sono raggiunti in primo luogo in vari cinema della Lombardia, dove l’iniziativa è nata (solo al milanese Plinius 11 eventi con un incasso di oltre 4.000 euro), ma anche in situazioni impensabili, come al cinema Valpantena di Grezzana (provincia di Verona), dove soli 4 eventi ha totalizzato proventi per altri 4.000 euro.

Ma vediamo il meccanismo. Tutto si svolge sulla piattaforma di Movieday, dove si incontrano in automatico domanda e offerta di cinema, produttori e spettatori, autori, esercenti e pubblico, permettendo a chiunque di organizzare una proiezione. Io, autore (e produttore) voglio far vedere un mio film, così lo propongo, entrando in contatto sulla piattaforma con un gestore di cinema che si dice interessato a farlo vedere: lui mi offre una data e un orario di programmazione aggiungendo, snodo fondamentale, il numero di spettatori indispensabile perché l’evento abbia per lui un senso economico. A quel punto la proiezione viene “offerta” al pubblico, sempre online, a un certo costo di biglietto e se si raggiunge il numero di spettatori richiesto, si fa. Il che generalmente accade, consentendo a chi è interessato al cinema indie italiano – ma non solo – di vederlo rigorosamente in una sala di cinema, e sulla base di un’offerta piuttosto vasta. Un sistema anche di marketing molto diretto autore-spettatore, che garantisce un approccio personale all’utente.

“Un tema importante è che si possono realizzare delle vere campagne promozionali per un piccolo film indipendente”, aggiunge Antonello Centomani, Ceo e fondatore di Movieday, “come nel caso di Unlearning di Lucio Basadonne, il nostro campione d’incassi, che ha già raggiunto i 60mila euro”. Cifra notevole, per un documentario che racconta una famiglia (papà, mamma e figlia di 5 anni) che lascia la sua casa per sei mesi vivendo solo di economia di scambio. (“ma senza quell’estetica pedagogica o apologetica verso la decrescita sociale, o l’economia del baratto che spesso troviamo in chi parla o mostra questi temi”). Ma ci sono anche il documentaristico Sei vie per Santiago di Lydia Smith o il poetico Educazione affettiva di Federico Bondi e Clemente Bicocchi.

Continua Centomani: “Movieday è anche un modo per creare nuovo pubblico: oltre il 40% degli spettatori è tornato nei cinema con il nostro progetto, o non ci era mai andato, perché tutto questo crea comunità, in sala e online, attiva l’interesse anche per un singolo film, per i temi che tratta. A volte tutto questo va oltre la singola proiezione, o più in generale suscita il desiderio di vedere un nuovo tipo di cinema, che magari c’è già ma non riesce a trovare la via del pubblico”. Appuntamento a settembre , con una cinquantina di nuove proiezioni in tutta Italia.