MOODCLOCK: Riccardo Previdi e lo scorrere del tempo emotivo

In Arte

Dopo aver recentemente parlato di Officina Malanotte, la residenza artistica ospitata dalla tenuta Bonotto Delle Tezze a Tezze di Piave, nella campagna della Marca trevigiana, torniamo a parlar di arte e vino con MOODCLOCK, installazione site-specific che Riccardo Previdi (Milano, 1974) ha realizzato per Fondazione La Raia, a cura di Ilaria Bonacossa, dedicata al contesto architettonico del piccolo borgo delle Langhe cuneesi, e in particolare al campanile seicentesco della chiesa che si trova in piazza Umberto I, a pochi metri dal castello e dalla sua celebre torre fortificata francese, che risale al XIV secolo. Tatiana Palenzona l’ha visitata per noi.

L’ultimo progetto di Riccardo Previdi, MOODCLOCK, commissionato da Fondazione La Raia e inaugurato a Serralunga d’Alba il 7 giugno scorso, è un’esplorazione del tempo stesso. Previdi lo descrive come il tentativo di catturare “un tempo ciclico, slacciato dagli avvenimenti storici. Un tempo assoluto, capace di trascendere il quotidiano. È il tempo del respiro, del battito del cuore, del passare delle stagioni. So di essere ancora molto lontano da questo, ma il MOODCLOCK, in qualche modo, ne rappresenta il tentativo”. Effettivamente, nei piccoli borghi delle Langhe cuneesi, il tempo conserva ancora caratteristiche quasi del tutto scomparse altrove. È un tempo lento, ma il suo inesorabile scorrere si manifesta nelle stagioni che, qui più che altrove, scandiscono il quotidiano con la loro ciclicità, permeando il paesaggio di colori distintivi come il bordeaux delle uve e il verde intenso della vegetazione. Sono proprio questi due elementi – il tempo e il colore – a definire MOODCLOCK, l’intervento curato da Ilaria Bonacossa e diffuso in tre diverse aree del piccolo paese, le cui storie vengono intrecciate dai lavori di Previdi.

Fondazione La Raia, Riccardo Previdi, Moodclock 6, 2025, foto S. Cozzi

L’opera principale, MOODCLOCK (2025), è un’installazione che si integra direttamente con il campanile seicentesco di piazza Umberto I. Quattro pannelli in legno colorato sono posti sui quattro lati della torre e simulano, come icone, stati d’animo: una faccia che ride, una che si dispera e due che rappresentano emozioni intermedie. Sebbene un tempo il campanile scandisse lo scorrere del tempo per i cittadini, da molti anni è in silenzio a causa della sconsacrazione della chiesa sottostante. Il silenzio e l’antica funzione del campanile vengono ora reinterpretati dalla carica emotiva dei pannelli di Previdi. Questi riflettono e capovolgono le aperture ad arco delle campane, trasformandosi in “scudi” che richiamano il rosso e il verde del paesaggio circostante. Riformulando il concetto delle meridiane e il ruolo del campanile come orologio comunitario, l’artista suggerisce una percezione del tempo ritmata dalle emozioni che ci accomunano: la felicità, la tristezza e tutte le sfumature che si trovano nel mezzo.

Fondazione La Raia, Riccardo Previdi, Moodclock 1, 2025, foto S. Cozzi


Le emozioni, tuttavia, sono spesso più complesse di quanto possano apparire, specialmente nel contesto del contemporaneo. Previdi esplora questa difficoltà espressiva in un secondo lavoro, ZEITGEIST (2025), ideato per una delle finestre dell’azienda Tenuta Cucco, anch’essa parte di Fondazione La Raia. L’opera consiste in un quinto pannello, simile per forma e colore a quelli di MOODCLOCK, che raffigura una faccina che ride a crepapelle, ma capovolta. Questa scelta sottolinea il legame tra le rappresentazioni degli stati d’animo e le emoji del linguaggio digitale, le quali forse meglio di ogni altro strumento incarnano lo “spirito del tempo”, soprattutto nella comunicazione delle emozioni. Le emoji, infatti, coprono un ventaglio sempre più ampio di sfumature emotive, incorporando anche espressioni ambigue come il sorriso capovolto, a cui l’artista fa riferimento nello sviluppo concettuale dell’opera.

Fondazione La Raia, Riccardo Previdi, Moodclock 7, 2025, foto S. Cozzi

Il terzo intervento si trova nella piccola chiesa sconsacrata di San Sebastiano nel Borgo. Questa chiesa, già menzionata come “vecchia” nei documenti del 1550, ha servito la comunità fino al 1888, e i suoi annessi hanno ospitato la scuola fino alla metà degli anni ’50. Sull’altare si trova San Sebastiano (2022), una scultura in ceramica stampata in 3D. La sua forma ricorda i “panettoni”, gli iconici dissuasori del traffico di Enzo Mari, ed è trafitta in tre punti da canne di bambù, anch’esse in ceramica, che rimandano al martirio di San Sebastiano. L’opera, omonima alla chiesa in cui è esposta, è nata tre anni prima ma si è rivelata perfettamente complementare al progetto di Serralunga d’Alba. L’artista racconta: “Una serie di felici coincidenze, a partire dal titolo, hanno fatto sì che fosse inevitabile la sua presenza. La sua forma, infatti, ricorda anche quella delle aperture ad arco del campanile; inoltre, i buchi attraverso i quali passano le canne di bambù nascono per sottrazione, esattamente come per gli occhi e le bocche del MOODCLOCK.”

Riccardo Previdi, Massimo (it’s just a matter of time) 1, 2023, neon e San Sebastiano, 2022, ceramica stampata 3D, foto S. Cozzi

Sulla sinistra dell’altare è invece collocata Massimo (It’s Just a Matter of Time) (2023), una scritta rossa al neon che recita la frase “it’s just a matter of time” [è solo una questione di tempo], presa in prestito dall’omonima opera di Felix Gonzales Torres del 1992. Se Torres aveva dedicato il lavoro al compagno malato di AIDS, Previdi ripropone le stesse parole al gallerista Massimo Minini, con cui condivide non solo un rapporto lavorativo ma anche di profonda amicizia, collaborando con la figlia Francesca sin dall’apertura della sua galleria. La scritta al neon è modellata sulla calligrafia di Massimo Minini, di cui Previdi cattura la grafia ancora chiara e precisa, nonostante il gallerista soffra da molti anni del morbo di Parkinson. Come per Torres, queste parole diventano un monito dello scorrere del tempo intimo, quello legato agli affetti e alla vita sentimentale, che talvolta sembra completamente disallineato rispetto al tempo del quotidiano. In questo modo, mentre MOODCLOCK dalla sua vetta dialoga direttamente con la collettività, Massimo (It’s Just a Matter of Time) si offre come una riflessione più intima, custodita in uno spazio da scoprire che richiama la sfera privata.

Riccardo Previdi, Massimo (it’s just a matter of time) 1, 2023, neon e San Sebastiano, 2022, ceramica stampata 3D, foto S. Cozzi

L’intero progetto di Previdi si inserisce armonicamente nella missione di Fondazione La Raia, nata a giugno 2013 a Gavi (AL). La Fondazione promuove una riflessione critica sul paesaggio attraverso diverse aree di indagine, sviluppando attività artistiche, culturali, didattiche, scientifiche e di ricerca, con l’obiettivo di valorizzare il territorio. A testimonianza di questo impegno, la Fondazione ha arricchito il suo percorso nella sede principale con opere permanenti di Remo Salvadori, Koo Jeong A, Michael Beutler, Adrien Missika, Francesco Jodice, Teresa Giannico e Tami Izko, tutte visibili al pubblico. Presso la Tenuta Cucco, oltre a MOODCLOCK, ha ospitato una mostra di Cosimo Veneziano e si propone di realizzare altri interventi futuri. Tutti questi progetti riflettono in pieno i principi con cui la famiglia Rossi Cairo ha gestito l’azienda agricola biodinamica La Raia negli ultimi vent’anni: operare in piena sintonia con l’ambiente e rispettare i suoi cicli naturali.

MOODCLOCK di Riccardo Previdi, a cura di Ilaria Bonacossa, opera permanente site specific, Chiesa di San Sebastiano nel Borgo, piazza Umberto I, e Tenuta Cucco, via Mazzini 10, Serralunga d’Alba (CN)

In copertina: Fondazione La Raia, Riccardo Previdi, Moodclock 1, 2025, foto S. Cozzi

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