È stato presentato lo scorso 2 luglio, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il MIRA – Mediterranean Institute for Research and Arts / Istituto Mediterraneo per laRicerca e le Arti, nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo. Promosso dal Ministero della Cultura – per il tramite della Direzione Generale Creatività Contemporanea e dell’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato – dal Comune di Messina e dall’Università degli Studi di Messina, con il supporto dellaFondazione MAXXI per l’avvio del progetto, il nuovo polo culturale nasce per costruire nuove reti artistiche internazionali, sviluppare programmi espositivi sperimentali, promuovere attività di formazione e ricerca interdisciplinare e attivare residenze artistiche e dinamiche di scambio tra Europa, Africa e Paesi del Mediterraneo.
Agosto 1571. A Messina si raduna la flotta composta soprattutto da Veneziani, Genovesi e Cavalieri di Malta, sotto la guida di Giovanni d’Austria, l’Imperial Bastardo, figlio naturale di Carlo V. È in quei giorni che Messina rivendica il suo ruolo di centro del Mediterraneo. Protagonista della storia del Mediterraneo sia nella sua fase orientale – fenici, greci, romani – sia in quella occidentale – normanni, angioini, spagnoli –, la città era al centro di un asse che, attraverso il suo Stretto, collegava l’Africa e il Medio Oriente al cuore dell’Europa. Era in quegli anni una delle città più ricche e fiorenti d’Europa e insidiava, a ragione, a Palermo il ruolo di capitale del Regno. Sciagurate scelte politiche, pestilenze e terremoti ne ridimensionarono drasticamente il ruolo.

Ma un progetto del Ministero della Cultura, presentato il 2 luglio, ripropone la città come potenziale riferimento per l’arte e la cultura di tutto il Mediterraneo. Nell’occasione il ministro Giuli, insieme al sindaco, alla rettrice dell’Università e ad altre autorità, ha presentato il progetto MIRA: Mediterranean Institute for Research and Arts. Mira, tengono a sottolineare gli organizzatori, è anche una stella evocata, evidentemente, a protezione del progetto. A supporto, speriamo, dello Stellone d’Italia.
Per ora sono stati tracciati i confini e indicate le ambizioni di MIRA. Il 2 luglio, del resto, si presentava la nascita di una nuova istituzione, non l’inaugurazione di una sede o di un programma già definito in ogni sua parte. Resta quindi da capire come prenderà concretamente forma quella «piattaforma dinamica» e attraverso quali progetti si realizzerà la «valorizzazione delle identità artistiche e culturali che abitano l’Africa e il Mediterraneo». Un orizzonte geografico e culturale vastissimo, che porta con sé anche una domanda: come mettere davvero in relazione le diverse sponde di un mare alla cui storia l’Africa appartiene da sempre quanto l’Europa?

nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede dell’Amministrazione comunale di Messina
Per ora sono stati tracciati i confini e indicate le ambizioni di MIRA. Il 2 luglio, del resto, si presentava la nascita di una nuova istituzione, non l’inaugurazione di una sede o di un programma già definito in ogni sua parte. Resta quindi da capire come prenderà concretamente forma quella «piattaforma dinamica» e attraverso quali progetti si realizzerà la «valorizzazione delle identità artistiche e culturali che abitano l’Africa e il Mediterraneo». Un orizzonte geografico e culturale vastissimo, che porta con sé anche una domanda: come mettere davvero in relazione le diverse sponde di un mare alla cui storia l’Africa appartiene da sempre quanto l’Europa? La dimensione internazionale sarà dunque il vero banco di prova del progetto. Alla presentazione non erano ancora presenti referenti e partner dell’area europea, africana e mediterranea. Ci aspettiamo che siano proprio questi interlocutori a diventare protagonisti delle prossime fasi, contribuendo a individuare temi, prospettive e modalità di lavoro. Perché è nella co-progettazione, nella costruzione di relazioni e nello sviluppo di progetti su scala internazionale che MIRA potrà trovare la propria identità ed esprimere pienamente la sua vocazione.

Ho chiesto alla rettrice dell’Università, Giovanna Spatari, quale sarà il coinvolgimento dell’Ateneo nel progetto. «Metteremo a disposizione Villa Pace», mi ha risposto. Nel progetto, all’Università è inoltre affidato un ruolo centrale nella ricerca e nella formazione, e contribuirà, attraverso le proprie competenze e la rete di collaborazioni accademiche, allo sviluppo interdisciplinare del progetto.
Il MIRA nascerà attorno a due luoghi, con vocazioni diverse e complementari: Villa Pace, storica residenza oggi polo universitario, destinata ad accogliere attività legate alla ricerca, alla sperimentazione e alla condivisione del sapere, e le Torri Morandi, che ospiteranno le attività espositive e culturali del nuovo istituto. Due sedi che, al termine dei lavori di riqualificazione, costituiranno il fulcro operativo del progetto.
Mi rivolgo quindi a Chiara Ianeselli, dirigente dell’Unità di Missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato, che chiarisce come l’istituzione e la sua stessa identità siano ancora in costruzione. Il lavoro entrerà nel vivo a partire dall’autunno 2026: «Ci sono già alcuni progetti, ma il programma è ancora da definire», spiega. Le prime iniziative sono già annunciate: una performance del collettivo POLISONUM, commissionata appositamente per le Torri Morandi, e un convegno internazionale promosso dall’Università di Messina, articolato in una serie di sessioni in diversi Paesi del Mediterraneo. Sono le prime azioni di un programma che prenderà forma progressivamente, insieme alla rete di relazioni e collaborazioni internazionali che il MIRA intende costruire.
In questa storia torna anche il MAXXI, e non per caso. MIRA raccoglie infatti il testimone del precedente progetto MAXXI Med, avviato nel 2023 quando Alessandro Giuli era presidente della Fondazione MAXXI, oggi coinvolta nel supporto alla fase di avvio del nuovo istituto. Una continuità che fa ben sperare, anche se alla presentazione non era presente alcun rappresentante del museo romano.

Qualcosa di importante, intanto, sta già prendendo forma proprio alle Torri Morandi. Destinate a ospitare mostre ed esposizioni temporanee legate al progetto, le Torri sono parte di una struttura nata per la trasmissione dell’energia elettrica dal Continente alla Sicilia. Oggi oggetto di un importante intervento di riqualificazione, rappresentano un esempio di quell’utopia sociale, razionale e architettonica che innervò la cultura italiana alla fine degli anni Cinquanta e per tutti gli anni Sessanta.
Riccardo Morandi, oggi purtroppo ricordato soltanto per il crollo del viadotto Polcevera di Genova – abbandonato senza alcuna manutenzione per decenni – è stato un grande costruttore italiano.
Potrebbe essere egli stesso un simbolo del MIRA: ha lavorato in Europa, in Africa, nel Medioriente.
Le sue Torri, abbandonate dal 1994, quando l’energia elettrica tra Continente e Sicilia fu garantita da cavi sotterranei attraverso lo Stretto, furono un simbolo della nuova capacità italiana di risorgere dalle macerie della Seconda guerra mondiale.
A Palermo nella sede della Banca Commerciale di via Mariano Stabile (oggi Intesa Sanpaolo) Renato Guttuso creò una grande vetrata, nel 1966, in cui si descrivevano i potenziali della Sicilia: al centro una barca nello Stretto di pescatori di pescespada, ai lati i piloni che trasferivano l’elettricità dall’Italia all’isola. Si intravedono sulla sinistra le torri Morandi. Tradizione e innovazione, utopie dell’epoca. Era un periodo di straordinario ottimismo.
Riuscirà il MIRA e rinnovare queste aspettative? Ai posteri etc.