Alle Officine Bellotti, nel cuore pulsante della città di Palermo, è stata prorogata fino al 31 luglio “Milano è fenomenale”, installazione fotografica e sonora di Alessandro Di Giugno che demistifica l’icona della Milano da cartolina, scompaginando la sua narrazione con immagini che raccontano di periferie e motorini, di aperitivi, personaggi notturni e funerali di Berlusconi. Uno sguardo lucido e brillante, che guarda senza giudicare e, proprio per questo, arriva al cuore di una verità mai statica e sempre in divenire.
Il 18 giugno ha inaugurato “Milano è fenomenale”, la personale di Alessandro di Giugno alle Officine Bellotti: io non ero a Palermo. Ho potuto vederla più di dieci giorni dopo. Questo dato potrebbe essere irrilevante, se non fosse che all’inaugurazione mancava un elemento, che Alessandro Di Giugno decide deliberatamente di inserire dopo: un totem sonoro, un assemblaggio di casse che trasmettendo suoni e voci, una scultura. La rilevanza, dunque, sta nell’avere avuto la possibilità di entrare in contatto con un’entità accroccata che trasmette dei suoni che danno vita alle fotografie, alle immagini.

Mi piace il fatto che questo elemento abbia preso vita in un secondo momento, a dimostrazione che una mostra può essere in divenire e non per forza conclusa. È la mostra stessa che suggerisce la possibilità di continuare a lavorare nel frattempo su se stessa. Quel totem è stato per me essenziale per attivare altri sensi oltre la vista, per animare e dare tridimensionalità alle immagini, consentendomi di vederle anche chiudendo gli occhi: un bel paradosso.

Nelle immagini, Milano, di cui si svelano i fenomeni come cose che appaiono e si fanno vedere, e nel caso di quella città alzano la voce e le rime. Svelano al contempo le sue contraddizioni, gli appiattimenti e le problematiche di questo luogo fenomenale perché si mette in mostra, e a volte, proprio per questo rimane apparenza. Forse è questo che spinge Di Giugno a rendere la mostra mobile e trasformabile; infatti, chi la attraversa ha la possibilità di modificarla, di cambiare l’ordine alle fotografie, quasi a creare il proprio fenomeno, la propria estetica della città-sembianza. Ma è allo stesso tempo un gioco, in cui si mescolano le carte della visione, è una mostra simpatica nel senso del sentire insieme, modificare insieme e rivedere e ricomporre: un po’ una beffa.

Questo gioco si intensifica con il totem che diventa elemento fondamentale per veicolare la mostra. Infatti, l’artista organizza una sua attivazione attraverso una battle di freestyle di alcuni rapper palermitani: ancora una volta le immagini si materializzano in suoni e voci che le estrudono, una sculturizzazione delle immagini. La gruppalità su cui l’artista insiste attraverso le sue immagini prende vita grazie a questo strumento-veicolo, e così la mostra acquisisce una circolarità di senso: dall’immagine, al suono, alla fisicità del gruppo. Totem mobile, trasformabile, immagini mobili trasformabili.

Questa la dedica che le fa l’artista: “Ti descrivono come fenomenale, moderna, europea, sostenibile, aperta al futuro. Non sono riuscito ad amarti, ero convinto di trovarti fatta, laccata, possibilista, mi sei sembrata periferia, come foresta. Ti sei fatta fotografare tanto nuda. Tradito, ti ho osservata mentre il tuo uomo se ne andava con una elettro-bicicletta accroccata, tanti facevano trap senza un capro espiatorio. Metti paura, sei territorio? Ciao.”
Non è un addio, ma un ciao, ‘che difficilmente Milano smetterà di essere fenomenale.
Alessandro Di Giugno, Milano è fenomenale, Officine Bellotti, Palermo, fino al 31 luglio 2025