Que viva il Mexico! Antonio Sancassani e le sue belle, strane idee di cinema e di pubblico

In Cinema

Da oltre 30 anni a Milano c’è un locale che ha trovato la sua strada offrendo al pubblico interessanti film, spesso ai margini del mercato, che offrono una visione molto diversa e originale rispetto al prodotto mainstream. In questo documentario-ritratto il gestore racconta come è arrivato a diventare il simbolo della difesa della qualità e dell’indipendenza per immagini, salvando al tempo stesso il botteghino: con l’exploit del Rocky Horror Picture Show, la scoperta del “Vento” di Diritti e altri eventi

Mexico! Un cinema alla riscossa di Michele Rho parte da un microcosmo, il Mexico di Milano appunto, sala storica per la popolazione cinefila (e non solo) della capitale meneghina, che ha resistito alla crisi del cinema perdurante dagli anni 80, prima con l’avvento dell’homevideo, poi per l’apertura in massicce quantità dei multisala nei primi anni 2000, fino ad arrivare, oggi, alla crisi della visione comunitaria dell’opera filmica nelle sale, sempre più messa in crisi da una fruizione privata e singola veicolata dal mare magnum di internet e delle serie tv.

E le grandi resistenze culturali vengono spesso portate avanti prima di tutto da singoli individui, protagonisti di un’idea di qualità che si oppone al concetto pressapochista della quantità. In questo caso l’individuo che ha deciso di accollarsi la responsabilità e l’onere di rilevare circa 35 anni fa un locale allora di mezza periferia in piena crisi, e di far proseguire la storia del cinema Mexico fino ad oggi, prima grazie al fenomeno Rocky Horror Picture show ed altri titoli musicali di successo, e negli ultimi 15 anni con l’exploit a volte anche incredibile di titoli di qualità “scartati” dagli altri esercenti (caso eccezionale è stato Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, ma ce ne sono anche parecchi altri), è Antonio Sancassani.

 

Da sempre innamorato del cinema al cinema, che ha praticato fin da giovane lavorando in cabina di proiezione tra Bellagio e Milano, col tempo ha maturato sempre più il proposito di tenersi fuori dai principali circuiti distributivi che “imprigionano” le sale, dalle programmazioni imposte dalle maggiori case di distribuzione che lasciano spesso senza uscita verso il pubblico film indipendenti di grande interesse: e non permettono così di scoprire quell’enorme fetta di produzione italiana e mondiale che è molto importante per dar modo allo sguardo dello spettatore medio di spaziare tra più concezioni dell’immagine, non rimanendo fermo solo agli schemi narrativi e di messa in scena del cinema mainstream o di quello fintamente indipendente.

Il documentario tiene come timone e interlocutore principale la figura ormai totemica di Sancassani, che funge da Cicerone lungo un viaggio nella storia dei cinema milanesi, le monosale che tra gli anni 50 e 60 erano più di duecento e ora sono quasi scomparsi dal tessuto urbano, per far spazio alla proliferazione, dentro ma soprattutto fuori città, dei multiplex. Il film ruota intorno al racconto del suo protagonista, ma poi si ramifica attraverso varie interviste ad altri importanti personaggi dell’ambiente filmico (e non solo) metropolitano, come Paolo Mereghetti, Maurizio Porro, Alberto Pezzotta, Luca Bigazzi, Moni Ovadia, Claudio Bisio, Barbara Sorrentini e altri. E queste testimonianze si schierano tutte a favore della visione sancassaniana, affettuosa e un po’ uterina del mezzo cinematografico, contrapposta alla fruizione corrente di immagini, che sta sempre più andando verso il consumo indiscriminato e compulsivo.

Mentre il cinema, inteso sia come opera che come luogo, può infatti muoversi, confondersi abilmente tra arte e intrattenimento, rendendo spesso anche inutile la differenza lessicale tra le due definizioni, la visione domestica di una serie tv, per quanto di qualità, si propone da subito come mero consumo, togliendo allo spettatore sia il confronto della sala, sia quel senso di kinesis, che è movimento non solo fisico dell’immagine ma anche del suo contenuto più pregnante. Queste piccole riflessioni rendono quindi quanto mai chiaro come sia importante conservare preziose nicchie come il Mexico, che contribuiscono a conservare tale tipo di concezione del film, permettendo a chi lo desidera di restare ancorato a un mondo meno veloce, forse, ma un po’ più saggio. E Que viva il Mexico!

Mexico ! Un cinema alla riscossa, documentario di Michele Rho con Antonio Sancassani