Merci Monsieur Tillmans, au revoir Pompidou

In Arte

Fino al 22 settembre 2025 al Centre Pompidou di Parigi è possibile visitare Nothing could have prepared us – Everything could have prepared us, grande mostra dell’artista fotografo tedesco Wolfgang Tillmans che segna la fine del programma espositivo del centro parigino, che chiuderà i battenti per ristrutturazione per almeno i prossimi cinque anni. La fine di un’epoca di grandi mostre e autorevolezza internazionale a cui, come dice il titolo della mostra di Tillmans, non eravamo preparati ma a cui dobbiamo essere preparati. Nei 6.000 m² del secondo piano della Bibliothèque Publique d’Information (Bpi) Tillmans crea un dialogo tra le sue opere e lo spazio della biblioteca, interrogandolo sia come struttura architettonica che come luogo di diffusione della conoscenza. Con la nostalgia di un addio che speriamo sia solo un arrivederci.

Entrati nella BPI (Bibliothèque Publique d’Information) del Centre Pompidou si percepisce lo stesso vento che soffia prima della tempesta, un clima quasi apocalittico, un luogo completamente svuotato di ciò che gli dava un’identità per diventare passivo contenitore di un tornado di immagini statiche e in movimento. Wolfgang Tillmans ha inaugurato a giugno quella che sarà l’ultima esposizione prima della grande chiusura del Centro per almeno cinque anni. Penso a questa mostra proprio come a un tornado, un uragano di reference, cimeli, riprese dei momenti più disparati della carriera dell’artista tedesco. Queste righe saranno più personali del solito. Tillmans è stato il mio primo amore nella fotografia contemporanea, ricordo ancora una sua mostra a Berlino che cambiò completamente la mia percezione di come si potessero ritrarre le persone con una macchina fotografica e l’uso del flash. Ho scoperto grazie a lui che i luoghi abbandonati hanno un’anima spesso più forte di quando sono colmi di persone, che la bellezza la si può trovare anche nella spazzatura.

Wolfgang Tillmans, Nothing could have prepared us – Everything could have prepared us, 2025,
installation view, foto Jens Ziehe, courtesy Centre Pompidou, Parigi

La sua serie di scatti di club berlinesi svuotati ha il potere di trasmettere un’energia che raramente si può riscontrare nell’immagine di una scatola artificiale priva di attori, è una fotografia di ombre e luci, di sensazioni, ma soprattutto di vibrazioni. E poi la serie Freischwimmer, che ha la capacità di portare l’astrazione oltre l’astrazione stessa, immortalando qualcosa di realmente tangibile rendendolo altro. Tillmans arriva a condurre la sua opera molto oltre il medium fotografico, andando a creare composizioni fatte di campi cromatici sfumati, fasci di luce, carte stropicciate diventate tridimensionali, linee e colori liberi nello spazio. Tutte queste tappe della sua ricerca e tante altre sono presenti nella mostra del Pompidou, allestita nei vastissimi spazi della biblioteca momentaneamente abbandonata per le necessità di ristrutturazione dell’edificio. La mostra vuole essere un arrivederci, o forse un addio, a quello che abbiamo finora conosciuto come il Beaubourg, la fine di una lunga storia iniziata con il progetto di Renzo Piano e Richard Rogers, simbolo della contemporaneità e di un nuovo modo di concepire gli spazi culturali ideati dalle archi-star.

Wolfgang Tillmans, Nothing could have prepared us – Everything could have prepared us, 2025, installation view, foto Jens Ziehe, courtesy Centre Pompidou, Parigi

L’esposizione si sposa bene con il carattere caotico dell’edificio, prende piede un peculiare dialogo che nella sua dissonanza diventa assonante. L’impressione è quella di trovarsi in un grande magazzino dove da punti diversi dello spazio suonano tracce che attraversano ogni genere musicale: un po’ di techno, di musica classica, un po’ di rock’n’roll ma anche pop, noise, punk, tutto insieme, tutto nello stesso momento. A un certo punto gira la testa perchè non si capisce più niente, ma pian piano le melodie si fondono e iniziano a diventare un suono solo. 35 anni di carriera di Tillmans in 6.000mq di spazio, ma è difficile parlare di una retrospettiva. Fotografie incorniciate su stampa lucida ad altissima qualità affiancano immagini stampate su carta opaca appese con mollette e puntine o addirittura con scotch trasparente, le cui dimensioni variano dalle misure di una cartolina a stampe lunghe di più di due metri. In ordine sparso, con un allestimento decisamente consono con la pratica dell’artista, troviamo alcune delle serie che più hanno caratterizzato la sua carriera: quella dedicata al clubbing, allo spazio, all’aereo Concorde, i ritratti, le fotocopie, le serie astratte e poi quelle politiche, con una grande parte dei poster dedicata alle elezioni europee del 2019. Ci sono poi alcuni oggetti posti nello spazio che dialogano direttamente con la biblioteca e con il passaggio delle persone al suo interno, quasi volendosi nascondere, che si notano solo passeggiando tra gli scaffali in metallo. E c’è un’ampia sezione di video culminante in un grande schermo finale che ipnotizza la maggior parte degli spettatori sfiniti dalla visita.

Wolfgang Tillmans, Nothing could have prepared us – Everything could have prepared us, 2025
installation view, foto Jens Ziehe, courtesy Centre Pompidou, Parigi

È quasi impossibile fare una recensione lineare di una mostra del genere, quindi mi limiterò ad alcune riflessioni. Uscita dallo spazio sono rimasta delusa, sicuramente confusa per il quantitativo di immagini e frasi che in modo del tutto imprevisto e sconclusionato mi si sono palesate davanti agli occhi come colpi di pistola. Ma poi, con il passare dei giorni, come dopo ogni mostra che in modo positivo o negativo fa breccia nei nostri cuori, non sono riuscita a smettere di pensarci. Ne ho parlato con tante persone, riguardato attentamente le foto che avevo scattato, letto articoli. Dopo quasi una settimana dalla mia visita non sono ancora sicura di quale sia la mia opinione sul progetto: se vivessi a Parigi sarei già tornata a vederla, a salutare malinconicamente quello che è stato uno dei luoghi più importanti per la mia formazione critica e artistica. Forse è questo il sentimento più forte che rimane, uno sgomento, una sensazione di vuoto imminente per una lunghissima chiusura da troppo tempo preannunciata di uno degli spazi capisaldi dell’arte contemporanea mondiale. È l’incertezza, il ‘chissà tra cinque, dieci anni, dove sarò, dove saremo’, l’instabilità che ormai ogni paese e ognuno di noi vive politicamente ed emotivamente.

Wolfgang Tillmans, Paradoxical … The State We’re In, A, 2015. Courtesy Galerie Buchholz, Galerie Chantal Crousel, Paris, Maureen Paley, London, David Zwirner, New York

Tillmans in fondo ci trasmette proprio questo messaggio, figlio dei nostri tempi, con il cuore aperto in mezzo caos che ci circonda: niente ci avrebbe potuto preparare a questo, ma tutto ci avrebbe potuto preparare. Nothing could have prepared us – Everything could have prepared us. Non esiste titolo più calzante per descrivere il turbinio di emozioni che la mostra, il luogo, l’abbandono, i tempi critici che stiamo vivendo e l’incertezza di un futuro scaturisce in noi.
Chissà tra cinque, dieci anni, se ci sarò e se ci saremo, chissà come sarà il mondo e chissà cosa resterà. Speriamo solo di esserci per vederlo.

Wolfgang Tillmans, Nothing could have prepared us – Everything could have prepared us, Centre Pompidou, Paris, fino al 22 settembre 2025

In copertina: il Centre Pompidou di Parigi. Credit: AP Photo

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