Maryam, donna coraggio saudita, tra medicina e politica

In Cinema

“La candidata ideale” è il nuovo film dell’ottima regista Haifaa Al Mansour, tornata nel 2019, sette anni dopo “La bicicletta verde”, in concorso alla Mostra di Venezia. È il ritratto del lento e faticoso affermarsi dei diritti e dell’identità femminili in un’Arabia divisa tra ottusa, coriacea tradizione islamica e speranze di progresso sempre minacciate: nella società civile e nel potere istituzionale

Maryam (Mila Al Zahrani), protagonista del nuovo film della regista saudita Haifaa Al Mansour, La candidata ideale, in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2019, è laureata in medicina e vorrebbe semplicemente fare il medico nel modo migliore. Sembra un sogno banale, a portata di mano, ma non in Arabia Saudita. Dove una donna può diventare medico, certo, ma può anche ritrovarsi alle prese con un paziente che la caccia via in malo modo, preferendo farsi curare da un infermiere pur di evitare il tocco di impure mani femminili. Anche raggiungere Dubai in aereo può essere un’impresa, poiché una donna per viaggiare deve avere sempre il permesso del proprio tutore (marito, padre o fratello che sia). Maryam è così fortunata da avere un padre musicista e di larghe vedute, ma non basta: il permesso è scaduto, il padre è lontano per lavoro e Maryam non riesce a salire sull’aereo. Così è costretta a rinunciare al congresso medico cui voleva partecipare, e che avrebbe forse potuto dare una spinta alla sua carriera. 

Proprio mentre tenta invano di trovare una soluzione per riuscire a partire, Maryam si imbatte per caso in un’altra opportunità che sembra fatta apposta per venire incontro alle sue più che legittime (e parecchio frustrate) ambizioni di crescita personale e professionale. Grazie a un amico di famiglia, ottiene infatti di candidarsi alle elezioni per il consiglio comunale. In realtà capisce ben presto che si tratta di una candidatura pro forma: nessuno si aspetta che una donna possa davvero entrare in consiglio comunale. Anche le sorelle di Maryam le fanno pressioni perché abbandoni questo progetto velleitario, ma lei insiste, non si lascia scoraggiare e va avanti dritta per la sua strada, per quanto accidentata e fangosa si possa rivelare. Proprio come la strada da attraversare per raggiungere l’ingresso dell’ospedale dove Maryam ogni giorno continua a lavorare, con abnegazione e civile ostinazione.

Insomma, un vero e proprio percorso a ostacoli la vita di una donna in Arabia Saudita, anche se molto è cambiato negli ultimi anni. E infatti vediamo, proprio nella sequenza di apertura del film, Maryam al volante della sua auto nuova, con il niqab che le copre il volto lasciando scoperti solo gli occhi, però da sola, senza un uomo a farle da tutore anche alla guida. Fino a pochi anni fa era semplicemente impensabile! Come mostrava Haifaa Al Mansour nel suo primo lungometraggio, La bicicletta verde, presentato alla Mostra di Venezia nel 2012, per le bambine del suo paese fino a pochissimi anni fa anche andarsene in giro in sella a una bicicletta era una vera e propria conquista. Ora sembra che le cose stiano davvero cambiando, seppur lentamente e tra mille contraddizioni, grazie anche al lavoro pionieristico di Haifaa Al Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita e a tutt’oggi l’unica capace di far arrivare i suoi film fino a noi. 

Film preziosi al di là delle qualità strettamente cinematografiche (che pure non mancano affatto). Preziosi perché il suo è un paese in gran parte incomprensibile per noi occidentali, uomini e donne. E Haifaa riesce a mostrarci cosa c’è dietro il velo nero che copre integralmente le donne saudite. Quali contraddizioni, quali inquietudini serpeggiano in un mondo che troppo spesso a noi sembra solo monolitico, chiuso. Farci vedere, farci capire: l’intento è chiaramente didascalico. Fin troppo, forse. Ma il piccolo miracolo che la regista riesce a compiere è quello di regalarci un film sfaccettato e ironico, spavaldo e ottimista, insomma tutt’altro che didascalico, incentrato com’è sulle figure vive e vitali dei suoi protagonisti: tre sorelle intraprendenti e solari, un padre amorevole e distratto, e tutt’intorno una grande energia al servizio di un’idea di futuro. Per le donne e per gli uomini. E non solo in Arabia Saudita.

La candidata ideale, di Haifaa Al-Mansour, con Mila Al Zahrani, Dae Al Hilali, Khalid Abdulraheem, Shafi Alharthy, Nora Al Awadh.