Domani, mercoledì 2 luglio alle ore 18:00 presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini all’interno della sezione Documentari della Seconda Edizione del Sanità Film Festival sarà presentato in Anteprima Assoluta “Martyrion, storia di Isabelle”, film documentario realizzato ideato e diretto dall’artista Teresa Antignani e dal regista Luca Ciriello, prodotto da due società di produzione campane, Lunia Film e Mécena. Il film rappresenta una tappa importante di Martyrion, un progetto performativo e fotografico di denuncia degli abusi territoriali che Teresa Antignani sta realizzando fin dal 2020, un progetto dalla natura collettiva che incontra storie che resistono alla violenza di una visione capitalistica che fa del profitto il suo unico obiettivo.
Ci sono storie che non vorremmo mai ascoltare. Storie che, quando ci arrivano addosso, lo fanno con la forza di un crollo, come quello che ha strappato alla vita Jean Paul Sofia, vent’anni appena, sotto le macerie di un cantiere edile a Kordin, Malta, il 3 dicembre 2022. A quella data e a quella ferita aperta ritorna Martyrion, storia di Isabelle, film documentario firmato da Teresa Antignani e Luca Ciriello, in anteprima assoluta il 2 luglio alla Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, per la sezione Documentari della seconda edizione del Sanità Film Festival.

Ma se la cronaca ci restituisce la crudezza dei fatti, è l’arte a farsi carico dell’indicibile, a tentare il varco nella cortina di indifferenza che troppo spesso avvolge le tragedie della contemporaneità. È questo che fa Teresa Antignani, artista visiva e attivista che ha fatto della denuncia sociale e ambientale la cifra del suo lavoro. La sua è una voce che non si limita a osservare: nomina, accusa, chiama a raccolta. Lo ha dimostrato con Martyrion, progetto performativo e fotografico nato nel 2020 e sviluppato nei luoghi simbolo della devastazione ambientale del Sud Italia, oggi rafforzato dal riconoscimento della Biennale di Malta 2024, dove una giuria internazionale le ha assegnato il premio per la migliore opera del padiglione principale per la sua Deposizione. Un riconoscimento che non è soltanto artistico ma politico, perché dà visibilità a una lotta che riguarda tutti

Martyrion, storia di Isabelle è un corto di venti minuti che ha il peso di un monumento. Non c’è retorica né compiacimento estetico: c’è piuttosto lo sguardo lucido di chi attraversa le ferite del territorio e ne raccoglie le testimonianze. Al centro c’è Isabelle Bonnici, madre di Jean Paul, che ha trasformato il dolore più lacerante in una battaglia per la giustizia. La sua voce, la sua presenza, il suo corpo diventano strumento di denuncia e speranza, in un percorso che da privato si fa pubblico, da intimo si fa politico. La sua lotta ha portato all’apertura della seconda inchiesta pubblica della storia della Repubblica maltese, un evento rarissimo che da solo dice della forza del suo impegno.

Il film segue Isabelle e Teresa nel “pellegrinaggio civile e simbolico”, come dicono gli autori, tra i cantieri e i luoghi dello scempio edilizio che trasforma Malta in un deserto di gru e cemento, primo in Europa per consumo di suolo. Ad accompagnarle c’è la fotografa Sara Terracciano, a fissare con lo sguardo quello che la politica e l’economia vorrebbero invisibile. C’è l’attivista André Callus del Moviment Graffiti, voce storica delle lotte contro le speculazioni e le violenze sull’ambiente e sulle comunità. E ci sono le immagini di Ciriello, regista che da anni mette il cinema al servizio della resistenza e del racconto delle marginalità, capace di restituire il respiro di questi luoghi, sospesi tra il cielo e un mare che non consola.

A colpire è la scelta dei linguaggi: il corpo di Isabelle si fa icona sacra, in un’iconografia che richiama la ritualità meridionale e la tradizione cristiana, strappata però alla contemplazione per diventare grido. La posa davanti al cantiere dove Jean Paul ha perso la vita, a cui Isabelle non si era mai più avvicinata prima di questo momento, è gesto estremo di esposizione e insieme atto politico. Lì dove la vita si è spezzata, la memoria si fa azione.

In un tempo in cui l’arte sembra troppo spesso rifugiarsi nella neutralità rassicurante del mercato o nell’autoreferenzialità, Martyrion, storia di Isabelle ci ricorda che è ancora possibile, e necessario, un altro modo di fare arte. Un’arte che non si limita a rappresentare, ma prende posizione. Che si sporca le mani e si carica sulle spalle la fatica della testimonianza. Che non cerca il consenso, ma la verità.

La proiezione a Napoli è un invito a prendere parte, a non girarsi dall’altra parte. E forse anche un ammonimento: quando un’artista come Teresa Antignani sceglie di raccontare il presente, senza appoggi, senza timori, con la schiena dritta e lo sguardo rivolto ai margini dove si consuma l’ingiustizia, la sua voce può fare paura. Ma, proprio per questo, non può essere ignorata.
In copertina: Isabelle Bonnici e Teresa Antignani in Martyrion, storia di Isabelle, di Luca Ciriello e Teresa Antignani