Apre al pubblico domani, primo luglio, la mostra “Mario Raciti. Opere 1952-2025”, aperta fino al 20 settembre 2026 al primo piano di Palazzo Reale. Un dovuto omaggio che intende ripercorrere l’intero itinerario artistico del Maestro, dagli esordi fino agli esiti più recenti della sua ricerca, restituendone il profondo legame con Milano e con il contesto culturale che ne ha accompagnato il percorso. Roberto Casiraghi, artista, ammiratore e amico di Raciti, ci regala queste poche, sentite parole che aprono uno squarcio di lirico incanto sulla sua opera.
Caro Mario,
vorrei scrivere in questa occasione come sai fare tu con la pittura, con semplicità complessa e nella chiarezza del dubbio. Non sentendomi all’altezza di ciò, mi rivolgo direttamente a te, ricordando innanzitutto che sei stato tu ad insegnarmi a litigare con i miei quadri e a rinascere, essendo in discussione in prima persona.

Le tue certezze sono sempre frutto del dubitare e della continua ricerca del margine.
Stacco, indugio, perseveranza, rapidità, sfiorando, calcando, tra tenerezza e tenacia, ribaltando la pittura: dipingere prima e disegnare poi, udire le linee, dipingendo il suono, nudità del fare dentro le origini, strappando la verità al vuoto.
Il tuo bianco non è il bianco mentale di Ryman, nè quello frontale di Novelli, ma è un bianco coscientemente smemorato, presenza assente dal lirico incanto.

Anche davanti al tuo lavoro trovo che il contemporaneo stia nella poesia, nel suo misterioso farsi, nella necessità della bellezza, mentre riduca alla sua misera temporaneità l’arte odierna che cerca il consenso immediato.
Ti abbraccio.
Roberto
Mario Raciti. Opere 1952-2025, Palazzo Reale di Milano, dal 1° luglio al 20 settembre 2026
In copertina: Mario Raciti, Per tutte le galassie! (1963; Milano, Museo del Novecento). Foto: Riccardo Molino