L’alleanza con la Natura: non si può immaginare un peccato originale più abnorme, foriero di conoscenze, capacità di creazione, potere. Poteva l’uomo maschio non temere tanta grazia? E allora via, con la guerra alla Magna Mater: riduzione, controllo, stigma, persecuzione del femminile – meglio ancora se indicato come cattivo, malefico, occulto. Luca Scarlini, nel suo libro, ripercorre questa vicenda globale e la dota di immagini, ricostruendo una storia iconografica delle streghe. Se l’ossessione si misura con la rappresentazione, davvero la storia dell’arte è una miniera generosa da cui attingere per riflettere sulla paura: maschile.
‘Non lascerai vivere la malefica’, ammonisce l’Esodo 22, 17.18. Da allora in poi nella nostra civiltà occidentale non c’è stato scampo per le streghe: dannate, brutte e cattive, e ancora più pericolose se seducenti.
Luca Scarlini dedica loro questo volume Streghe – Storie dannate nell’arte, edito da Giunti, con fantastiche riproduzioni – il soggetto è tra i più intriganti – indispensabili a conoscere il fenomeno: poiché per tutta la storia dell’arte l’immaginazione ne è stata alimentata, ed esaltata.
L’impianto di fondo della visione di Luca Scarlini guarda al passato più antico:
‘In origine fu il regno della donna, la quale dominò per secoli e millenni, prima che un potere maschile si sostituisse a quello della madre. La strega fu una delle risultanti di un odio anti-femminile, già presente in epoca antica, ma particolarmente diffuso, contagioso e delirante nel mondo cristiano, che per secoli prese diverse forme’.
L’egemonia femminile nel mondo antico fu ‘riscoperta’ da Johann Jakob Bachofen, pioniere degli studi di antropologia, in Il Matriarcato, un libro fondamentale per la cultura di oggi, ma pressoché ignorato quando uscì a Stoccarda nel 1861. Tra i suoi appassionati lettori troviamo Friedrich Nietzsche, Karl Marx, Thomas Mann, Ezra Pound.
Proseguendo su questa linea, Marija Gimbutas, nel suo capitale Il linguaggio della dea del 1989, ha disegnato una nuova mappa della Storia, indicando come da evidenze archeologiche emerga che tra Paleolitico e Neolitico fu fiorente una civiltà delle donne, pacifica e sedentaria, legata alla Grande Madre, che nel terzo millennio avanti Cristo venne soppiantata con violenza da un’orda patrirarcale indoeuropea, che scelse di recintare le città e di vivere in perpetuo stato di guerra.
La divinità non scomparve, ma sopravvisse in altra forma, come Kubaba, Kybele, Cibele, come Ecate, Artemide e Diana. Dee legate alla luna, alla morte e all’estasi.
La donna dotata di poteri occulti, che non ha mai interrotto il suo legame sotterraneo con le forze più profonde del mondo naturale, si radica quindi a partire dalla cultura classica.
Le figure mitologiche principali di strega, ossia di donna sapiente in grado di operare sulla natura, nell’antichità sono Circe, che indica a Odisseo la via per l’oltretomba e Medea, che, nonostante i suoi poteri, è anche lei schiava di una potenza superiore, Afrodite, che aveva scatenato in lei la furiosa passione per Giasone.
A queste dame dell’oscurità si aggiungono le Erinni, le Menadi, eredi del culto delle madri, di cui aveva preso il posto Dioniso, Dio che ha numerosi tratti femminili.
Scarlini ci trascina in una cavalcata attraverso i secoli in cui l’immaginario sulle strega si espande, minaccia e seduce: impossibile riassumere le sue molteplici sfaccettature.

Si può individuare qualche snodo fondamentale, descritto nei vari capitoli del libro: La signora del gioco, Maleficae e strigae, Antirinascimento, Il prete e la strega, Caccia alle streghe, Streghe in fabula- le favole della strega, Una storia romantica, I simboli dell’oscurità, Tremate, Tremate… per ciascun percorso proposto dall’autore ritroviamo, in supporto alla ricostruzione, sculture, affreschi, dipinti e racconti terribili e meravigliosi.
La storia moderna ha per molti come inizio il 1492, data della scoperta dell’America e della cacciata dalla Spagna dell’ultimo re moro Boahbdil. La vittoria poneva fine a secoli di dominio musulmano nella terra di Spagna, chiamata dagli arabi col seducente nome di ‘el Andalus’, luogo celebre di studi magici, a cui si dedicavano sapienti arabi ed ebrei.
E infatti con la ‘reconquista’, ebrei marrani e moriscos furono cacciati inaugurando un’epoca di persecuzioni. L’armamentario di pregiudizi, crudeltà, follie contro la magia e in generale contro ogni altra fede oltre a quella cristiana, fu esteso anche alle streghe, individuate sia in Spagna che in Germania come nemico principale della cristianità. Gli artisti furono incaricati dalle chiese di creare opere di propaganda contro le streghe.
Il paese di maggior diffusione di questa campagna fu la Germania, soprattutto attraverso le incisioni (più economiche, e quindi popolari rispetto ai dipinti). Albrecht Dürer, pur angosciato per la violenza delle persecuzioni, firmò diverse opere, tra cui quella che divenne l’immagine canonica della stregoneria in azione: una guizzante donna nuda che cavalca al contrario un caprone per recarsi al Sabba. La strega diventa così il capro espiatorio della follia dei tempi.
Cavalcando vorticosamente attraverso i secoli sulla diabolica scopa, si arriva fino alla beffarda serigrafia di Andy Warhol, che raffigura la magnifica Margaret Hamilton, di cui era un fan sfegatato, interprete della perfida strega dell’Ovest nel Mago di Oz.