Lassiter passa, ma “Toy story” (n. 4) resta all’altezza. Un po’ in salsa #MeToo

In Cinema

Partito 24 anni fa, è arrivato all’episodio n. 4 (diretto da Josh Cooley) il fortunatissimo serial Disney-Pixar che racconta le avventure di Woody, Buzz e compagnia, i giocattoli parlanti e animati. Più personaggi femminili in primo piano, in ulteriore rialzo la qualità dell’animazione e del racconto. Per un viaggio alla ricerca di mondi, vecchi o nuovi che siano, da poter chiamare casa

Crescita, coraggio e amicizia. Verso l’infinito e oltre. Non cambia, dopo i primi tre episodi e una valanga di premi tra Oscar, Golden Globe e Annie Awards (il principale riconoscimento internazionale dedicato al cinema d’animazione), il leitmotiv del prodotto di testa di casa Pixar-Disney. E perché dovrebbe? Le avventure di Woody, Buzz e soci sono le uniche del marchio Pixar a non aver mai risentito della “crisi del secondo episodio”, per tradizione sempre più fiacco del precedente. Al contrario, anche il nuovo Toy Story 4, diretto dall’esordiente Josh Cooley, riesce nella non facile impresa di migliorare ulteriormente la saga, coniugando la consueta profondità di argomenti con gag esilaranti e mai banali o volgari: oltre al solito, incredibile universo di citazioni dai grandi classici del cinema hollywoodiano (quella, sottilissima, da Shining, è una chicca per intenditori).

La storia è, almeno in apparenza, sempre la stessa: lo smarrimento di un giocattolo, questa volta lo sconclusionato pupazzo fatto di rifiuti “Forky” (non un granché come personaggio, ma forse la colpa è anche del pessimo doppiaggio di Luca Laurenti) dà il via come sempre a una roboante sequela di inseguimenti, incontri, scontri e lezioni di vita nella lunga strada verso casa. Ma per chiunque temesse una Pixar ormai a corto d’idee è sufficiente superare la prima mezz’ora per ricredersi completamente. Basterebbero soltanto i nuovi comprimari a ripagare il prezzo del biglietto, dai bulli di peluche Ducky e Bunny all’esilarante stuntman canadese Duke Caboom, cui dà voce magistralmente Corrado Guzzanti (nella versione originale, è nientemeno che Keanu Reeves).

Ma soprattutto Toy Story 4 non si limita affatto a riciclare un impianto collaudato e comunque ancora efficacissimo: tra tutti i franchise lanciati dalla divisione “computerizzata” della Disney, da Cars a Gli Incredibili, da Monsters & Co. a Alla Ricerca di Nemo, quello dedicato ai giocattoli animati arriva al quarto episodio con la freschezza dell’esordio. E in più con la maturità di chi negli anni ha saputo crescere col suo pubblico, confezionando racconti capaci di divertire, emozionare e persino commuovere gli adulti quanto i bambini. Questo ennesimo capitolo nella storia del pupazzo cowboy Woody (Angelo Maggi, a sostituire egregiamente lo scomparso Fabrizio Frizzi, mentre in lingua inglese la voce è di Tom Hanks) e del suo fido compagno, l’astronauta Buzz Lightyear (Massimo Dapporto, Tim Allen nell’originale) è l’ideale conclusione di un percorso, narrativo ma anche affettivo. Iniziato ben ventiquattro anni fa col primo Toy Story – Il mondo dei giocattoli, e capace, nel corso del tempo, di aggiungere tasselli, alzando ogni volta il livello dell’animazione, certo, ma anche e soprattutto quello dei contenuti e delle tematiche affrontate, come la capacità di non arrendersi alle prime difficoltà, o il successo nel superare traumi alla ricerca di una seconda chance.

Immancabile da questo punto di vista anche la strizzatina d’occhio cinematografica al #MeToo, con il ruolo maggiormente di spicco nella trama, rispetto ai film precedenti, di personaggi femminili vecchi e nuovi, primi tra tutti la pastorella Bo Peep in veste ben più indipendente e battagliera, e un nuovo villain in treccine e gonnella, la bambola parlante Gabby Gabby, doppiata nella versione americana da Christina Hendricks. Ironia della sorte, considerando che proprio l’onda d’urto del movimento, capace di scoperchiare il vaso di Pandora delle molestie sessuali nel mondo di Hollywood, aveva portato all’abbandono del regista e direttore creativo John Lasseter, causando il ritardo e la quasi completa riscrittura del film.

Lo stesso Lasseter, di fronte all’ipotesi di un quarto episodio della saga dopo la perfetta conclusione di Toy Story 3 – La Grande Fuga, si era dichiarato disposto a pensarci solo di fronte alla possibilità di realizzare un capitolo all’altezza dei primi tre. Almeno di questo, il “moderno Walt Disney”, com’è stato per anni definito da fans e addetti ai lavori, potrà ritenersi soddisfatto: Toy Story 4 non ha nulla da invidiare ai predecessori, ed è la chiusura perfetta e inaspettata di un lungo viaggio alla ricerca di mondi, vecchi o nuovi che siano, da poter chiamare casa.

Toy Story 4 di Josh Cooley, con le voci di Angelo Maggi/Tom Hanks, Massimo Dapporto/Tim Allen, Annie Potts/Cinzia De Carolis, Luca Laurenti/Tony Hale, Ilaria Stagni/Joan Cusack, Corrado Guzzanti/Keanu Reeves