L’Antartide è dentro di noi tra scienza, conflitti e precarietà

In Cinema

“Antartica”, debutto nel cinema dell’apprezzata drammaturga Lucia Calamaro, è “quasi una fiaba”, un racconto psicologico dai risvolti politici forti. In una base in mezzo ai ghiacci una piccola comunità di scienziati vive e lavora, analizza campioni, compie esperimenti, immagina anche il futuro dell’umanità. Con qualche litigio, perché in un progetto complesso, che richiede molti soldi, entrano in campo convinzioni specifiche e soprattutto ideali. Un film insolito nel panorama italiano, che parla di scienza e di ricerca, lontano da molti schemi. Con un ottimo cast guidato da Silvio Orlando e Barbara Ronchi

In una base sperduta in mezzo ai ghiacci dell’Antartide una piccola comunità di scienziati vive e lavora, analizza campioni, compie esperimenti e immagina il futuro della specie umana. E litiga anche, nei lunghi mesi in cui la base è irraggiungibile. Perché portare avanti un progetto di ricerca è una questione di convinzioni scientifiche, ma anche e soprattutto ideali. E non mancano i risvolti e i contraccolpi inevitabilmente affettivi, all’interno di un gruppo così piccolo e coeso, formato da uomini e donne che condividono tanto e provengono da esperienze di vita e lavoro molto simili, ma non per questo sono per forza spinti dagli stessi desideri, guidati dai medesimi obiettivi. Il capomissione Fulvio (Silvio Orlando) e la brillante criogenetista Maria (Barbara Ronchi) si conoscono da tanti anni, si stimano incondizionatamente e sono anche molto più simili di quello che sono disposti ad ammettere, ma forse proprio per questo faticano a lavorare insieme tenendo a bada contraddizioni e conflitti.

Antartica, l’esordio nella regia cinematografica della pluripremiata drammaturga Lucia Calamaro ha il fascino della sorpresa. Anche e soprattutto perché è davvero insolito nel panorama del cinema italiano trovarsi davanti a un film che parla esplicitamente di scienza, e di ricerca scientifica in particolare. Grazie a un cast impeccabile per intensità ed efficacia (oltre a Orlando e Ronchi, spiccano Valentina Bellè, Lorenzo Balducci e Simone Liberati), e a una sceneggiatura precisa e mai banale, Antartica riesce a essere “quasi una fiaba”, come indica lo stesso sottotitolo, senza peccare di ingenuità, senza indulgere nella tentazione dei facili giudizi e dei buoni sentimenti.

Il risultato è un film ambizioso e originale, che non ha paura di avventurarsi sul ghiaccio sottile della metafora (l’Antartide somiglia più a una condizione psicologica generale che a uno spazio fisico determinato) per raccontare una storia di ispirazione e mutamento, cura, pazienza e speranza. Una storia dal preciso significato politico: per fare ricerca occorrono soldi, ed è certamente più facile ottenere i fondi necessari quando si è grado di offrire risultati e profitti immediati, ma le vere scoperte hanno bisogno di tempo. L’arco narrativo disegnato in Antartica è però più ampio: si discute di scienza ma si parla soprattutto di conflitti umani, della necessità di accettare le contraddizioni della realtà, della precarietà come momento di passaggio per immaginare la costruzione di un nuovo e più solido equilibrio. Anche per immaginare un cinema italiano diverso dal solito, verrebbe da augurarsi.

Antartica – Quasi una fiaba di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, Barbara Ronchi, Valentina Bellè, Simone Liberati, Lorenzo Balducci

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