Faenza riapre il caso Orlandi tra le infinite trappole del presente e del passato

In Cinema

Protagonista di “La verità sta in cielo” è Maya Sansa, giornalista inglese in missione a Roma dopo lo scandalo “Mafia Capitale”, che cerca nuove tracce del rapimento che scosse negli anni 80 il Vaticano. Tra vere e false testimonianze, vecchie e inedite rivelazioni, tornano in scena Calvi e Marcinkus, papa Wojtyla e il bandito De Pedis. Nel cast Scamarcio, Greta Scarano, Valentina Lodovini e Shel Shapiro

Il cinema è un ottimo strumento per ripercorrere la storia di un paese e tornare su eventi irrisolti. Lo sa bene Roberto Faenza, che con il suo La verità sta in cielo dopo più di trent’anni recupera dettagli e conseguenze odierne del discusso caso di Orlandi, e li riassume con scioltezza di racconto e vigore realistico. Colpito dai risvolti della sconvolgente inchiesta “Mafia Capitale”, il direttore di una rete televisiva inglese (Shel Shapiro) incarica la giornalista Maria (Maya Sansa) di investigare a Roma ripartendo dalle origini della vicenda che ha suscitato tanto scalpore. Il viaggio spingerà la reporter a doversi confrontare col rapimento della cittadina vaticana quindicenne Emanuela Orlandi, il 22 giugno 1983, fatto che chiamò in causa la responsabilità di numerosi uomini di potere di alto rilievo, ma anche l’azione di esponenti di bande criminali locali. Saranno sufficienti le informazioni ottenute, gli incontri e le nuove scoperte a indirizzare l’inchiesta verso un percorso finalmente convincente, decisivo?

Grazie alla combinazione tra fiction e avvenimenti reali, il medium audiovisivo negli ultimi anni ha suggerito al pubblico di non dare per scontata l’analisi del proprio passato, che è pieno di eventi oscuri. Il medesimo proposito si percepisce nel lavoro di Faenza, deciso a sollecitare un chiarimento dei molti aspetti lacunosi della ricostruzione di un episodio così importante. Il regista rievoca con precisione le implicazioni del sequestro, mette a nudo gli schemi machiavellici del potere a ogni livello e stabilisce abbastanza facilmente il collegamento tra il contesto dell’epoca e gli scossoni di oggi. Ne emerge un’ indagine approfondita, espressa sullo schermo con lineare disinvoltura e credibili colpi di scena. E la cronaca a volte sembra separarsi dalla dimensione della fiction, per l’accuratezza storica dello sguardo e il linguaggio fluido ma non meno giornalisticamente incisivo.

Nello stesso modo il cast contribuisce al tono di semplicità, facendo un passo indietro a favore dell’intenzione didattica generale. Le interpretazioni di Riccardo Scamarcio nel ruolo del boss Enrico De Pedis, di Greta Scarano nei panni della sua amante Sabrina Minardi o di Valentina Lodovini in quelli della tenace giornalista Raffaella Notariale, che intervistò realmente la donna, si giovano di un protagonismo contenuto, senza perdere per questo la loro efficacia e valore. Sono i personaggi, infatti, a guidare la storia; alcuni si pongono al servizio della narrazione della vicenda, altri diventano il simbolo di una persistente tensione a cercare risposte a un mistero tuttora intricato.

La verità sta in cielo è un’esortazione, pacata ma sonora, a non rimanere immobili. Faenza da un lato propende per le conclusioni basate sugli indizi raccolti, dall’altro sfrutta la sua opera per spingere a superare con coraggio gli ostacoli all’onestà e alla chiarezza. Non si tratta solo di far luce su un enigma che merita una spiegazione, ma anche di difendere strenuamente l’idea che la giustizia non potrà fare a meno di essere, un giorno, esaudita.

La verità sta in cielo, di Roberto Faenza, con Maya Sansa, Riccardo Scamarcio, Valentina Lodovini, Shel Shapiro, Greta Scarano