La studentessa povera e il teppista innamorato: bulle e pupe a Chongqing

In Cinema

“Better Days” di Derek Tsang, storia d’amore anomala e assai violenta ambientata nella megalopoli cinese da 30 milioni di abitanti, è in realtà lo spaventoso ritratto di un sistema sociale: in cui la competizione, portata alle estreme conseguenze, non lascia spazio a esitazioni, timidezze e paure. Tanto meno all’umana solidarietà. Il governo l’ha boicottato, il pubblico l’ha promosso e ora esce anche all’estero. Anche grazie ai due ottimi protagonisti, Zhou Dongyu e la popstar Jackson Yee

Chen Nian (Zhou Dongyu) e Xiao Bei (la popstar Jackson Yee), protagonisti di Better Days di Derek Tsang, sono due naufraghi sperduti nell’immensa desolazione di Chongqing, megalopoli cinese da trenta milioni di abitanti a duemila chilometri da Pechino. Lui è un piccolo teppista senza famiglia e senza amici, talmente abituato a prendere e dare botte da non possedere altro vocabolario per comunicare con il mondo. Lei una parvenza di famiglia ce l’ha: una madre persino amorevole, peccato che sia sempre in fuga, dalle responsabilità genitoriali e dai tanti creditori.

Chen Nian ha anche all’orizzonte una possibile via d’uscita, la concreta possibilità di conquistarsi un’esistenza affrancata dalla fatica e dal bisogno, purché riesca a superare brillantemente il tanto temuto gaokao, l’esame di ammissione all’università. L’intera sua scuola è in fermento e sui ragazzi viene esercitata una pressione enorme, ma la protagonista sembra avere tutte le carte in regola per farcela: è intelligente, studiosa, diligente. Ma purtroppo è pure sensibile e indifesa, ed è questo a farla finire nel mirino dei bulli (e delle bulle) della scuola, in un crescendo via via sempre più allucinante di umiliazioni e violenze. Unico argine alla furia cieca del branco è la presenza silenziosa e discreta di Xiao Bei, che si improvvisa guardia del corpo, oltre che amico, quasi un angelo custode. Ma Chen Nian è davvero così debole come sembra? Forse no. Per riuscire a rimanere sé stessi, pur procedendo a capo chino e sottovoce, ci vuole infatti una forza sovrumana.

La Cina raccontata in questo film mette davvero spavento: un universo concentrazionario, imbevuto di violenza, rabbia e sopraffazione, un sistema sociale dove la competizione è portata fino alle estreme conseguenze e non c’è spazio per la minima esitazione, timidezza o paura. E nemmeno per alcuna parvenza di umana solidarietà. Insomma, tutti contro tutti. Senza pietà. L’unica eccezione è il legame improbabile e tenace che si crea tra i due protagonisti, giovani eroi reietti e maltrattati, resilienti e indistruttibili, capaci nonostante tutto di coltivare sentimenti, speranze, persino una visione di futuro.

Il film di Derek Tsang, figlio di Eric, famoso attore del cinema di Hong Kong, risponde in gran parte ai canoni del genere young adult, come il popolare romanzo da cui è tratto. E in Cina ha suscitato l’entusiasmo dei teenager e fatto registrare grandi incassi e questo non ne diminuisce affatto l’interesse. Non a caso per ben due volte la censura lo ha bloccato, impendendone la proiezione al festival di Berlino nel 2019 e rimandando per mesi l’uscita nelle sale cinesi. In effetti, il mix di romanticismo adolescenziale e spietata critica a un sistema sociale spaventoso è decisamente riuscito, grazie a uno stile quasi espressionista e a un montaggio che gioca con disinvolta abilità con le atmosfere del thriller e dell’horror.

E poi ci sono i due protagonisti: bravissimi e commoventi, capaci di raccontare con i loro sguardi feriti e i giovani corpi offesi anche tutto ciò che i solerti funzionari della censura avrebbero preferito tenere nascosto. Ad ogni buon conto, una serie di cartelli sui titoli di coda ci informa che il bullismo scolastico non è certo un problema solo cinese (verissimo) e che comunque è stato già in gran parte affrontato e risolto, e a questo francamente è ben più difficile credere.

Better Days di Derek Tsang, con Dongyu Zhou, Jackson Yee, Fang Ying, Jue Huang.