La rivoluzione ottica di van Eyck, sul web

In Arte

La mostra dedicata dal museo di Gent a Jan Van Eyck (circa 1390 – 1441), capostipite della pittura fiamminga, sarebbe dovuta essere una delle esposizioni più importanti della stagione. Ora si può visitarla “virtualmente”

Il Rinascimento, non si discute, è un movimento nato in Italia. Sono Giotto, Duccio, Simone Martini per citarne pochi, che propongono una nuova visione che rompe già nel Trecento la tradizione con il Medioevo. E successivamente Brunelleschi, Donatello e Masaccio orientano la svolta in maniera decisiva.. Ma, all’inizio del Quattrocento c’è un’altra area che ripropone condizioni analoghe a quella delle città della Toscana: la Borgogna di Filippo il Buono. E soprattutto le sue città poste nelle Fiandre: Gent, Bruges, Anversa. È qui che nel campo dell’arte si sviluppa un movimento analogo a quanto sta succedendo nell’Italia centrale.

La presa di coscienza dell’artista rispetto all’artigiano, una rottura definitiva con il secolo precedente. E anche qui, come a Firenze, a Venezia, si sperimenta un formato nuovo, più adatto al nascente ceto borghese e mercantile che si sta affermando economicamente e che va prendendo coscienza anche politicamente: il quadro, un oggetto che si può collocare anche in una casa. Accanto all’affermazione del naturalismo si comincia a concretizzare una nuova concezione del dipinto. Il ritratto esprime una persona vera, non una carica di corte o un santo, i luoghi che si descrivono sono luoghi reali, riconoscibili. Le finestre così caratteristiche di questa pittura – e che sono di fatto una metafora del quadro dentro il quadro, quasi a volere sottolineare la consapevolezza del nuovo formato – descrivono città vere, paesaggi autentici.

Lo storico Hans Belting scrive: “L’unità del mondo si ripete nell’unità della rappresentazione, facendo della pittura, da quel momento, un’arte autonoma”.

Nel Nord protagonista indiscusso di questa rivoluzione fu Jan van Eyck (si pronunzia come si legge) pittore di corte e ambasciatore di Filippo il Buono. Delle sue origini non si sa molto. Gli studiosi ritengono che sia nato tra il 1390 e il 1400 a Maaseik, nella regione del Limburgo. La sua carriera iniziò come miniaturista ma presto cominciò a dipingere per una ricca clientela. Vasari lo considerava l’inventore della pittura a olio (in realtà perfezionò una tecnica antichissima, ma le sue innovazioni avrebbero influenzato tutta l’arte successiva).

Jan e Hubert van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico, Gand, San Bavone

Nel 1430 diventa pittore di corte a Bruges e aiuta il fratello Hubert nella realizzazione del polittico dell’Adorazione dell’Agnello mistico nella cattedrale di San Bovone di Gent terminato nel 1432. L’opera, una vera rivoluzione per i canoni estetici del tempo, è uno dei grandi capolavori dell’arte di tutti i tempi e rivela immediatamente lo stile del pittore: innovativo nella tecnica, naturalistico nella realizzazione, creatore di una scuola – quella fiamminga – che alla nuova arte seppe infondere la precisione che gli derivava dalla sua esperienza di miniatore. Del polittico è in fase di realizzazione un importante restauro che sarà concluso alla fine del 2020.

Fino alla sua morte – avvenuta nel 1441 – realizzò meravigliosi quadri. Ne sono giunti fino a noi 20 di cui 10 sono presentati, insieme ai pannelli già restaurati dell’Adorazione dell’Agnello mistico, nella mostra Van Eyck. An Optical Revolution al Museo di Belle arti di Gent. Titolo azzeccatissimo perché è proprio l’affiancarsi della “rivoluzione ottica” dei fiamminghi alla “visione italiana” – quella visione che Roberto Longhi immaginava avere saputo rappresentare con straordinaria bellezza ed efficacia la nuova concezione del mondo scaturita dalla rivoluzione del XII secolo – che genera l’affermarsi di un’arte nuova.

Quella che avrebbe dovuto essere una delle mostre dell’anno è adesso chiusa.

Ma è in parte visitabile da casa. L’organizzazione VisitFlander che cura la promozione turistica delle Fiandre (parte fiamminga del Belgio) ha infatti creato il programma “Stay at home Museum” il cui primo episodio – gli altri due fin qui programmati sono Bruegel e Rubens – è dedicato a questa mostra.

In realtà il curatore della mostra, Till-Holger Borchet, ci accompagna in un filmato di circa 25 minuti che è dedicato esclusivamente all’opera esposta di Jan van Eyck.

La Natività del Battista dal codice miniato da Jan van Eyck noto come Ore di Torino

La mostra che si svolgeva nel museo era divisa in due parti principali: le prime 6 sale dedicate a una ricca introduzione all’epoca del maestro, della cui biografia si conosce poco.  Sono esposti arazzi, oggetti dell’epoca (alcuni molto simili a quelli riprodotti nei dipinti), mappe, manoscritti, miniature. Le successive 7 sale sono invece dedicate alla pittura. La parte del leone la fanno i pannelli del polittico appena restaurati che sono esposti ad altezza d’uomo (nella cattedrale di San Bovone il polittico è posto nella sua posizione originale abbastanza in alto) consentendo la fruizione degli straordinari particolari che Van Eyck vi ha profuso. Vi sono poi la Santa Barbara di Anversa, le cosiddette Ore di Torino uno straordinario manoscritto miniato, e le due versioni di San Francesco riceve le stimmate (Museo Civico di Torino e Philadelphia Museum). All’ Annunciazione della collezione Thyssen-Bornemisza  si accompagna quella della National Gallery di Washington. Infine la parte dei ritratti in cui si può apprezzare il passaggio dallo stile di corte a quello più maturo “borghese” e innovativo.

Nella mostra reale ai dipinti di Van Eyck sono accostate opere di Paolo Veneziano, Paolo Uccello, Masaccio, Beato Angelico che purtroppo non sono “visitabili” on line. Peccato. Se pensiamo che nel 1430, quando Van Eyck arriva a Bruges, Masaccio era già morto da due anni dopo avere realizzato gli affreschi decisivi della Cappella Brancacci, che al confronto forse rende effettivamente un po’ gotici i maestri del nord, sarebbe stato interessante vedere maestri italiani e fiamminghi a confronto anche nel filmato.

Filmato che è di grande efficacia e che ci consente una fruizione delle opere in tutti i loro dettagli. E quindi la malinconia che può sorgere nel vedere la mostra in solitudine viene compensata dal fatto che in questo modo, forse, l’opera viene valorizzata maggiormente in tutta la sua individualità.

Qui il link al video di van Eyck (disponibile anche con sottotitoli in italiano)


Immagine di copertina: Jan van Eyck, Stimmate di San Francesco, Torino, Galleria Sabauda