La macchina dei sogni di Eva Kot’átková

In Arte

All’Hangar Bicocca è in scena la prima mostra monografica dedicata in Italia alla giovane artista ceca, curata da Roberta Tenconi. Ecco la nostra recensione, tra suggestioni oniriche, fascinazioni surrealiste, echi dada. E un esofago blu.

È percorrendo un lungo tunnel blu scuro, che si snoda come fosse un esofago steso verso l’imboccatura di uno stomaco, che si accede alla mostra The Dream Machine is Asleep dell’artista ceca Eva Kot’átková (Praga, 1982). Ed è grazie all’accesso labirintico e in qualche modo opprimente che la sensazione iniziale, varcato l’ingresso della mostra, è quella di essere catapultati in un mondo parallelo, complementare e allo stesso tempo isolato dalla realtà esterna che ci lasciamo alle spalle. Un universo immaginario fatto di oggetti e corpi che prende forma, opera dopo opera, nella semioscurità dello spazio espositivo.

Stomach of the World (2017), una struttura cunicolare dalle forme organiche, accoglie lo spettatore in un’anticamera in cui è proiettato l’omonimo video, ispirato al disegno di un bambino nel quale il corpo umano viene ripensato come un apparato digestivo. Quest’opera, che sceglie come linguaggio quello dell’infanzia, si presta a introdurre lo spettatore alle tematiche centrali affrontate in mostra, in cui protagonista indiscusso è il corpo umano, come entità biologica che necessita – proprio come una macchina – di una cura costante, ma anche come soggetto politico, determinato dalle relazioni con altri corpi, con gli oggetti che lo circondano e dalle strategie di adattamento al sistema costrittivo e disfunzionale della società contemporanea.

Eva Kot’átková, Stomach of the World, 2017, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2018. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

“Sembra confinato nella vita notturna ciò che un tempo dominava in pieno giorno”, così il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, parlava nella sua “Interpretazione dei sogni” di un mondo onirico in cui l’inconscio emerge, con il suo linguaggio simbolico e irrazionale, a dispetto delle regole e degli schemi imposti dalla convivenza sociale. Questi concetti riecheggiano come fil rouge durante la visita alla mostra, in cui anche l’illuminazione e la disposizione delle opere che costellano lo spazio senza un rigido percorso da seguire, ricorda una dimensione onirica, regno dell’immaginazione libero da implicazioni morali, da costrizioni imposte dal sistema, che si esprime nel sogno con la su forma più autentica, anarchica, a tratti infantile, spesso sconnessa e ingannevole, e che diviene per l’artista fonte di ispirazione, di rivelazione, e di visioni alternative come fuga dalla logica della realtà.

Affascinata nella sua ricerca dalla sfera del disagio psichico (come nell’installazione Asylum realizzata nel 2013 per la Biennale di Venezia), e dai comportamenti che esistono al di fuori delle norme sociali, Kot’átková prende spunto proprio dai sogni e dall’immaginario infantile per costruire una mostra che si sviluppa attorno alla fusione di soggettività e narrazione. L’installazione centrale, da cui prende titolo l’esposizione, allude all’incapacità degli adulti di riuscire a sognare. Kot’átková dà vita a una gigantesca struttura costituita da un letto rialzato, sotto al quale una sorta di ufficio riservato a bambini e ragazzi e popolato da libri dell’infanzia, si presta a laboratorio in cui vengono “depositati” i sogni dei piccoli.

Al piano superiore, sdraiati su un enorme letto, gli adulti sono invitati ad abbandonarsi e ad ascoltare in cuffia i sogni archiviati dai bambini. In un gioco dialettico tra l’immaginazione infantile e la realtà adulta, l’artista propone così il sogno come territorio d’incontro di due dimensioni considerate troppo lontane nella nostra quotidianità, assuefatta alle norme comportamentali che inibiscono la capacità di creare immaginari.

Eva Kot’átková, The Dream Machine is Asleep, 2018, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2018.
Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy dell’artista. Foto: Agostino Osio

L’universo di Kot’átková affonda le proprie radici nella letteratura e nella storia dell’arte del Novecento. Abitato da oggetti fuori scala, che assumono sembianze surreali e antropomorfe (Theatre of Speaking Objects, 2012), da corpi-macchina che compiono movimenti ripetitivi e quasi disumanizzati (Feeding the Cleaning Machine with what Others didn’t Finish, 2018) o da burattini-automi che invitano lo spettatore a immaginare liberamente le potenziali azioni inscenate su un palco (Cutting the Puppeteer’s Strings with Paper Teeth, 2016), l’immaginario dell’artista rivela una particolare attenzione verso alcuni dei simboli prediletti dalle avanguardie storiche – Dadaismo e Surrealismo in particolare – per scandagliare densi immaginari onirici contaminati da nozioni di confinamento e oppressione.

Se alcune di queste opere ricordano la fascinazione dadaista per il corpo e la macchina o l’indagine surrealista sull’inconscio e il simbolismo dei sogni, le sculture della serie Heads (2018) – sette grandi teste-gabbia che rappresentano la materializzazione di condizioni esistenziali (la solitudine, l’ansia, l’incoerenza, etc.), attivate da performer che le utilizzano come protesi del proprio corpo – rievocano la capacità del manichino metafisico di trasmettere stati d’animo di inquietudine e alienazione attraverso le pose che assume nello spazio.

Eva Kot’átková, Head no.2: Busy Head (Hearing voices hallucination), 2018, veduta dell’installazione, Pirelli Hangar Bicocca, Milano, 2018. Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy dell’artista. Foto: Agostino Osio

Come sottolinea l’artista, il colore blu e le luci soffuse fanno da sfondo alla mostra, quasi a favorire una graduale e impercettibile perdita dello sguardo nei confronti del mondo esterno e a simboleggiare, in questo modo, quello stato di dormiveglia in cui ragione e inconscio si confondono, quell’attimo che precede l’abbandono ai meandri intricati di un sogno, unico vero punto d’accesso per una ricerca più profonda sulla natura della psiche umana e, di conseguenza, sulla realtà che da essa scaturisce.

 

Eva Kot’átkov. The dream machine is asleep, a cura di R. Tenconi, Milano, Hangar Bicocca, fino al 22 luglio 2018.

Immagine di copertina:  Eva Kot’átková, Cutting the Puppeteer’s Strings with Paper Teeth (Brief History of Daydreaming and String Control), 2016, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2018.
Kunstmuseen Krefeld, Collection of the Freunde der Kunstmuseen Krefeld e.V. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

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