Spartito e moschetto

In Musica

Alfredo Casella, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, tre compositori del ventennio, “riletti” oggi dal violoncello di Silvia Chiesa. Ed è “Italian Modernism”

Placato il ribollire di un Romanticismo altisonante, il Novecento italiano si aspettava una musica che si presentasse «con una grande risata spontanea», come scrisse Alfredo Casella in un articolo del 1925 intitolato La musica in questi anni di transizione: meno protagonismo del compositore, meno ampollosità delle partiture, più misura ed equilibrio, ma anche più vita, più umanità.

L’opera di Casella ha sempre avuto questo spirito: «un’aspirazione più alta verso un ordine interno». E il suo è un classicismo sostenuto da gusto e cultura, con punte di spontanea intuizione che non sfigurano davanti a uno Stravinskij o a un Ravel.

È del 1935 il suo unico Concerto per violoncello e orchestra (op. 58), capolavoro eseguito sempre più raramente, ripreso con entusiasmo e intelligenza dalla violoncellista Silvia Chiesa in apertura del CD The Italian Modernism, uscito per la Sony.

Nell’Allegro molto vivace il nervoso tema iniziale è affrontato dalla solista con una sicura pulizia che intensifica la sua vivace corporeità e viene portato avanti con una grinta sempre musicale anche nelle successive difficilissime evoluzioni. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Corrado Rovaris dialoga brillantemente con lo strumento solista, amalgamando tutto lo sviluppo in un’affidabile concertazione.

Magnifico il passaggio dal primo al secondo movimento, uno struggente Largo, grave, tra le migliori pagine di Casella: commovente senza essere cupo, e sorretto da una consapevole lucidità attenta a non autocompiacersi. Mi riferisco per esempio agli spigolosi pizzicati degli archi, che in alcuni passaggi tengono a bada l’abbandono del tema come con una frusta.

Nell’attacco del Presto vivacissimo finale, Rovaris tira fuori un suono quasi musorgskijano, intenso e vigoroso, che prepara il prodigioso «volo del calabrone perfezionato» – parole dello stesso autore – del violoncello. Splendida l’ironica chiusa del Concerto, quasi una linguaccia all’ascoltatore.

Il CD prosegue con due lavori di livello inferiore, l’Adagio con variazioni per violoncello e orchestra di Ottorino Respighi e il Concerto per violoncello e orchestra in do minore di Ildebrando Pizzetti, a cui l’abilità dell’esecutrice ha comunque saputo dare un’intensa interpretazione.

Tutti nati negli anni ’80 dell’Ottocento, tutti tesserati durante il ventennio, i musicisti radunati per quest’incisione vanno considerati molto più che semplici mediatori delle grandi avanguardie di inizio Novecento. E soprattutto in Casella si sente quella capacità di svecchiare la tradizione italiana che ha poi reso grande il nostro secondo Novecento musicale: forse soltanto un eccesso di rigore e di contegno gli hanno impedito di raggiungere le vette dei suoi contemporanei d’oltralpe.

The Italian Modernism di Silvia Chiesa, violoncello (Sony)

Foto di Ugo Dalla Porta