Inutile girarci intorno

In Arte

Dopo le manifestazioni di ieri in tutta Italia che hanno visto una così ampia partecipazione popolare per urlare contro gli inaccettabili eventi di Gaza, è evidente che l’ipnosi collettiva sta finendo e che ora più che mai è necessario prendere posizione, alzarsi e opporsi all’inenarrabile genocidio in corso. Da oggi, ogni settimana, artisti, curatori e altre figure del mondo dell’arte ci porteranno il loro punto di vista, il loro dolore, le loro invettive su queste pagine, sperando di contribuire almeno un po’ a risvegliare le coscienze. Cominciamo con la storica dell’arte e curatrice Sabrina Vedovotto, impegnata con grande intensità nell’animare il dissenso, che ci racconta lo sconforto di fronte al generale silenzio del mondo dell’arte. E lo fa il 16 ottobre, giorno del devastante inizio dell’attacco finale dell’IDF a Gaza City, con l’inevitabile sconforto e il senso di impotenza che come una randellata hanno colpito tutti noi. Perché non è più possibile ormai parlare con serenità di quello di cui vorremmo parlare, semplicemente di Arte. E perché non si possa dire un giorno: tu non hai detto niente!

Inutile girarci intorno, il momento è complesso, e le sensazioni di impotenza e fragilità ci annichiliscono.
Chi si confronta ogni giorno con il mondo dell’arte, e specialmente con il mondo delle arti visive, deve anche fari i conti con un silenzio quasi assordante.

Vicino a noi è in atto una carneficina, e cosa facciamo noi, come e cosa può fare il mondo dell’arte?
Non ci è dato di impugnare armi, ma sarebbe importante impugnare parole, pennelli, fogli. Parlare urlare manifestare il dissenso, è quello che mi sarei aspettata da un mondo delle arti visive che ancora oggi, quando le migliaia di morti ci porterebbero a riflessioni più concitate, sonnecchia.

Eppure dovremmo urlare, tutti assieme, perché le voci singole ci sono, artisti e curatori che ogni giorno parlano e raccontano ciò che sta succedendo, ma pare incredibile che nei piani alti nessuno faccia niente.
Le accademie di belle arti hanno preso una posizione, ma invece i musei? le gallerie? I galleristi, gli artisti, gli addetti ai lavori?
Cosa e chi impone questo silenzio che ha il sapore della compiacenza, o ancora peggio della indifferenza.
Ma l’arte non è ornamento, non si può pensare agli artisti come a degli artefici di un silenzio così profondo e cupo.
Gli artisti sono persone, abitiamo tutti lo stesso pianeta, non saremo, non saranno certamente incisivi, ma mi sento di affermare che un segno va lasciato.

Paolo Icaro copre il suo “Meteorite” a Pesaro in segno di lutto per il genocidio in corso a Gaza

Eccetto sporadici nomi, faccio solo quello di Paolo Icaro perché il più anziano, la maggior parte non hanno fatto nulla. Mi chiedo, ma forse è solo retorica la mia, come si faccia a rimanere isolati nel proprio studi, con orecchie chiuse verso le urla che provengono da fuori.

É notte, e rileggo queste parole, mentre ho partecipato ad un primo incontro tra persone della cultura romana per capire se e come possiamo fare qualcosa. É notte, ed arrivano tragiche le notizie che Israele è entrata a Gaza, e che oramai lo sterminio non ha ostacoli.