Secondo film per Damiano Michieletto, grande regista d’opera, che mette in immagini (e in musica) il Premio Strega letterario “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa. Nella Venezia di inizio 700 si racconta come il grande musicista (Michele Riondino) scopre nell’Ospedale della Pietà, dov’è cresciuta come orfana, una solista che mostra subito un raro talento. A lei dà volto Tecla Insolia, poco più che ventenne e già capace di dipingere un personaggio di rara intensità e incandescente potenza. E’ un punto di forza del film, insieme alla sensibile e attenta regia, capace di costruire atmosfere e trasmettere passione
Venezia, 1716. Cecilia (Tecla Insolia), personaggio centrale di Primavera di Damiano Michieletto è un’orfana cresciuta all’Ospedale della Pietà, un istituto dove è praticamente prigioniera ma che le ha consentito di imparare a leggere, a scrivere e a suonare. Suona il violino, è molto brava, e insieme ad altre compagne, altrettante dotate, si esibisce in pubblico nascosta dietro a una grata. Le giovanissime orfane non possono farsi vedere in volto, in attesa che qualche facoltoso pretendente le prenda in moglie, naturalmente versando una consistente dote alla pia istituzione (che di realmente pio, come è facile intuire, può vantare ben poco).
La vita di Cecilia sembra quindi già tutta prevista, come una strada tracciata da altri e senza possibili svolte o colpi di scena inaspettati. Ma un giorno all’Ospedale della Pietà arriva Antonio Vivaldi (Michele Riondino), fragile e malato, reduce da infinite disgrazie ma ancora in grado di dispiegare il suo magistrale talento, e soprattutto di intuire la presenza di vocazioni e capacità nelle proprie allieve. L’incontro tra la giovane violinista e il 38enne maestro Vivaldi è in effetti di quelli esplosivi, tali da cambiare le traiettorie del destino e la storia della musica.
Il film firmato da Damiano Michieletto, famoso regista teatrale noto soprattutto per la messa in scena di opere liriche, per la prima volta dietro la macchina da presa, è liberamente ispirato al libro Stabat Mater di Tiziano Scarpa, premio Strega nel 2009, un romanzo che a partire da una serie di elementi storici concreti costruisce un racconto di finzione che ricama sui temi della maternità, dell’identità e della musica come strumento di crescita personale e scoperta del mondo. Tutti elementi che ritornano nel film e si intrecciano con la genesi di quello che è considerato il capolavoro di Vivaldi: Le quattro stagioni.
L’operazione che sulla carta poteva presentarsi didascalica e fin troppo prevedibile, invece riesce a farsi poesia. Merito di una regia attenta, sensibile, che non si prende alcun particolare rischio, anzi, ma riesce a costruire atmosfera ed emozione, a trasmettere la passione, a far percepire allo spettatore l’afflato febbrile, romantico, a tratti disperato della musica di Vivaldi. Merito di una sceneggiatura classicamente solida, sobria, scritta con intelligenza. Merito soprattutto di una magnifica protagonista: Tecla Insolia, poco più che ventenne e già così capace di dipingere un personaggio di rara intensità e incandescente potenza. Una storia di rinascita femminile a ritmo di musica, che non teme di sollecitare le emozioni del pubblico, senza rinunciare a onestà e rigore.
Primavera, di Damiano Michieletto, con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Hildegard De Stefano, Stefano Accorsi