Il processo è all’insegnante scandalosa: ma il vero orrore si chiama Bucarest

In Cinema

Ha appena vinto l’Orso d’Oro alla Berlinale “Bad Luck Banging or Loony Porn” del rumeno Radu Jude, che ora è on line su MioCinema. E tocca alla brava Katia Pascariu l’ingrato ruolo di Emi, rispettata docente di storia che finisce sotto accusa dalla scuola e dai genitori dei suoi allievi che l’hanno vista in un filmino porno familiare finito per sbaglio on line. Ma, come mostra la pellicola, sono ben altre le porcherie del passato e del presente che abitano la realtà e l’inconscio dei suoi connazionali

Si chiama Emi (Katia Pascariu) ed è un’insegnante la protagonista di Bad Luck Banging or Loony Porn, il film del rumeno Radu Jude vincitore dell’Orso d’oro all’ultimo festival di Berlino, che si può vedere dal 16 aprile sulla piattaforma MioCinema. Lavora in una prestigiosa scuola di Bucarest, ma rischia di essere licenziata in tronco. Si è infatti ritrovata nei guai quando un suo video erotico (girato con il legittimo consorte, ma ingenuamente messo online, su una piattaforma pornografica) viene scoperto dai suoi allievi, e soprattutto dagli scandalizzati e inferociti genitori. Radu Jude è un regista già noto per il suo gusto della provocazione e per il desiderio di mostrare la storia e la società rumena senza il timore di apparire sgradevole o antipatriottico. Così gli scheletri negli armadi del passato e i falsi moralismi di questa nostra epoca digitale appaiono inestricabilmente intrecciati in un film che non fa sconti a nessuno.

A proposito di falsi moralismi, conviene dire subito che Radu Jude non si limita ad accennare al contenuto del casus belli: il video porno ce lo fa vedere in apertura del film, in alcune lunghe sequenze, senza censurare nemmeno un fotogramma. Dopo questo inizio piuttosto disturbante il racconto è diviso in tre parti, molto diverse tra loro, tutte ugualmente provocatorie. Nella prima la macchina da presa (fin da subito più che visibile, quasi impertinente) segue passo passo la giovane protagonista nella sua lunga e nervosa camminata attraverso una città caotica e apparentemente priva di ogni bellezza, tra palazzi antichi devastati dall’incuria e centri commerciali nuovissimi e già cadenti, tra la visita a una farmacia (dove cerca invano di farsi dare uno Xanax) e il litigio con il proprietario dell’ennesimo SUV parcheggiato sul marciapiede.

Però talvolta la macchina da presa si prende il lusso anche di rallentare il passo, rimanere indietro, indugiando su dettagli significativi e bizzarri – la gamba di un manichino abbandonato, una piantina fiorita che pervicace si fa strada tra il catrame e l’abbandono della periferia di Bucarest. Altre volte l’occhio della cinepresa si blocca come ipnotizzato, congelato in inquadrature fisse di paesaggi urbani infelici e grigi, incroci di destini, strade che non sembrano portare da nessuna parte.

Nella parte seconda trova posto un vero e proprio catalogo, un dizionario di orrori e assurdità in ordine alfabetico, che spazia da Mussolini a Rovine, da Ceaușescu a Zen, dalle battute sulle bionde ai giudizi drastici sull’operato dell’esercito e sulle responsabilità della Chiesa. Un esempio per tutti: il commento fuori campo alla fotografia della cattedrale patriarcale di Bucarest. La chiesa è una delle istituzioni di cui ci si fida di più. Nel 1989, quando i rivoluzionari cercavano rifugio dai proiettili dell’esercito, la cattedrale tenne chiuse le porte.

Nella parte terza si assiste al processo, surreale ma non per questo meno crudele, che la protagonista è costretta a subire, nel cortile della scuola – naturalmente tutti distanziati, e con tanto di mascherine d’ordinanza, vista l’epoca pandemica. Una sorta di linciaggio verbale di una violenza feroce, dove malafede e sessismo, rancori di classe e nostalgie passatiste si intrecciano in un cocktail francamente osceno. Gli orrori della storia, insieme alle creature mostruose che abitano il fondo delle nostre coscienze, abitano un film potente e irriverente, pervaso da una vena di follia anarchica ma in realtà perfettamente controllato e preciso. Chirurgico, quasi, nello scegliere la cifra del grottesco e portarla fino in fondo, senza paura di inoltrarsi nel terreno scomodo della satira più sgradevole.

Bad Luck Banging or Loony Porn di Radu Jude, con Katia Pascariu, Claudia Ieremia, Olimpia Malai.