Qualche verità sulle donne, dietro il profilo di un gioco proibito

In Cinema

Professoressa in crisi con l’età e il marito, Juliette Binoche cerca vendette online “stalkerizzando” giovani e inaffidabili fidanzati. Finché con un ragazzo scatta la molla della passione e il racconto, fino a quel punto ben condotto sui toni della commedia, prende una piega quasi hitchcockiana

Il mio profilo migliore è un film che si basa interamente sulla natura ingannevole delle apparenze, in cui la protagonista è l’accademica infelicemente divorziata Claire (Juliette Binoche), che ci guida attraverso i trucchi e le svolte del catfishing online, ovvero le strategie di una persona che si nasconde dietro un falso personaggio online per scopi inconfessati. Mentre lo scrittore-regista francese 51enne Safy Nebbou raccoglie osservazioni umane agrodolci, tra colpi di scena sfacciatamente bizzarri, la Binoche, ancora una volta in forma smagliante, interpreta un ruolo perfetto per lei. Presentato in un’anteprima speciale alla Berlinale 2019 Il mio profilo migliore si mostra così come un pacchetto a sorpresa che gioca le sue carte vincenti con nonchalance, provocando risatine e sussulti in egual misura, a volte in contemporanea. La regia discreta, raffinata di Nebbou lascia spazio alla sceneggiatura, adattata da un romanzo del 2016 di Camille Laurens, che unita al volto espressivo della protagonista forma un incontro perfetto.

Insicura sul suo invecchiamento, Claire, professoressa di letteratura cinquantenne e madre di due figli, è principalmente attratta da ragazzi più giovani; dopo tutto, se il suo ex marito (Charles Berling) ha potuto lasciarla per una donna abbastanza giovane da essere sua figlia, perché non può giocare nello stesso campo? Claire confessa questo e molto altro alla sua psicoanalista, la dottoressa Bormans (Nicole Garcia), ma dopo che un fidanzato, Ludo (Guillaume Gouix), svanisce in telefonate senza risposta, si rivolge per un’adeguata vendetta ai social media, creando un profilo falso per l’inventata stagista di 25 anni “Clara”, al fine di stalkerizzare Ludo.

Ma ciò che inizia come un gioco mentale, prende una svolta seria quando tra “Clara” e Alex, il simpatico e delicato compagno di stanza di Ludo, si innesca un’attrazione intima, basata sui messaggi, che presto si trasformano in telefonate e le telefonate in sesso telefonico. A quel punto Alex, convinto di aver trovato la sua anima gemella, la vuole disperatamente incontrare. E Claire, nel frattempo è sempre più colpita dal crescente potere che le deriva da questo falso profilo. Finché la salute mentale di entrambi gli amanti virtuali prende una svolta negativa, e il film stesso si trasforma in un melodramma febbrile, quasi alla Hitchcock.

Il film si adatta di conseguenza alle svolte della storia, con la colonna sonora del musicista jazz Ibrahim Maalouf che fa impennare costantemente le cose. Ma prima di raggiungere il punto di non ritorno, Il mio profilo migliore funziona bene come commedia, traendo molta allegria dal conflitto generazionale e giocando con i codici del galateo online. L’espressione della Binoche, in preda al panico quando Alex chiede il suo “insta”, è un’immagine che sola vale solo il prezzo del biglietto.

Le ripetute sedute di terapia di Claire con la dottoressa Bormans diventano così ben più di un semplice espediente che consente alla protagonista segreta di esprimere la sua mente: le lunghe volée verbali tra le due donne, giocate con astuzia reciproca da Binoche e Garcia, sono intrecciate di commenti leggermente caustici sul grado sproporzionato in cui il comportamento sociale e sessuale femminile viene esaminato e giudicato dalla società, e perfino da loro stesse. Facendo in modo che Il mio profilo migliore arrivi ad alcune verità, forse attraverso vicoli piuttosto tortuosi, e nonostante la patina di allegria.

Il mio profilo migliore, di Safy Nebbou con Juliette Binoche, Francois Civil, Nicole Garcia, Marie-Ange Casta, Charles Berling, Guillaume Gouix