“A cena con il dittatore” del regista spagnolo Manuel Gómez Pereira è un racconto semiserio sul banchetto allestito in fretta e furia, a Guerra Civile appena conclusa, in onore del generalissimo vincitore. Modelli ispiratori, la commedia all’italiana di Sordi e Risi e il Lubitsch di “Vogliamo vivere!”. Coniugando tragedia e commedia, si raccontano fatti storici tutt’altro che lievi col sorriso sulle labbra e tanta ironia. Senza dimenticare che la risata può essere uno strumento politico, un’arma di resistenza. Menzione speciale ai due protagonisti Alberto San Juan e Mario Casas: i loro duetti sono irresistibili.
Madrid, 1939. La guerra civile spagnola è finita da appena due settimane, il generale Franco ha vinto e pretende che sia organizzata in suo onore una cena nel lussuoso Hotel Palace. Anche se l’albergo è stato nel frattempo riconvertito in un ospedale da campo, anche se è difficilissimo trovare gli ingredienti per cucinare anche i piatti più semplici, e i migliori cuochi, repubblicani, sono tutti in prigione, in attesa di essere fucilati. Insomma, un’impresa davvero impossibile. E nessuno lo sa meglio del direttore dell’hotel, l’impeccabile Genaro Palazon. Ma con una pistola (letteralmente) puntata alla tempia, anche lui si convince che vale la pena di provarci. Purché si riesca almeno a salvare dal plotone di esecuzione lo chef e i suoi aiutanti: temporaneamente, certo, ma sempre meglio di niente! Con la complicità del tenente Santiago Medina, militare un po’ rigido e impettito ma forse solo vittima delle avverse circostanze, Genaro riuscirà a organizzare il banchetto. Ma naturalmente non tutto andrà come previsto. O forse sì. Dipende dal punto di vista. Perché naturalmente i cuochi ne approfitteranno per cercare di architettare un piano di fuga.
Il regista spagnolo Manuel Gómez Pereira (rodato autore di commedie, da Boca a Boca a Reinas – Il matrimonio che mancava) ha dichiarato esplicitamente i modelli a cui ha voluto ispirarsi per A cena con il dittatore: da una parte la commedia all’italiana, tra Alberto Sordi e Dino Risi, dall’altra il Lubitsch di Vogliamo vivere! Il tentativo è coniugare tragedia e commedia, raccontando fatti storici tutt’altro che lievi con il sorriso sulle labbra e tanta voglia di ironia. Senza mai dimenticare che la risata può essere uno strumento politico, una potente arma di resistenza. Qui all’origine c’è un’opera teatrale, La cena de los generales di José Luis Alonso De Santos, e per gran parte del film questa derivazione è assolutamente evidente.
Ma non si tratta necessariamente di un difetto, nel momento in cui si può contare su ottimi attori. E questo vale praticamente per tutti, ma con una menzione speciale per Alberto San Juan nel ruolo di Genaro e Mario Casas in quello di Medina. I loro duetti sono a tratti semplicemente irresistibili. Il risultato è una commedia efficace, contraddistinta da un impianto molto tradizionale, che non riserva sorprese ma nemmeno delude, e intrattiene fino alla fine con tanta ironia e uno spiccato gusto per l’iperbole, la farsa, il grottesco. Il gusto finale, quello che rimane, è comunque piacevolmente caustico, meno consolatorio di quello che potrebbe sembrare a prima vista.
A cena con il dittatore, di Manuel Gómez Pereira, con Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Oscar Lasarte, Martín Páez