Prima “evade”, ancora pulcino nero, dal tir che lo sta portando a una fine ingloriosa. Poi molte altre volte tenta di conquistare la libertà, contro il padrone del pollaio e altri uomini spietati, volpi affamate, cani feroci. E nonostante un successo vero non arrivi, riesce a diventare protagonista di una favola nera spiazzante e surreale. Opera del regista ungherese György Pálfi, che lontano da ogni animalismo facile alla lacrima compone un apologo triste e ribelle in cui la speranza resta sempre una possibilità
Hen è il pulcino nero “protagonista” di Hen -Storia di una gallina: l’unico della sua immensa nidiata – è nato in un allevamento industriale – e l’unico che si salva fuggendo dal tir che lo sta trasportando verso una morte sicura e ingloriosa. In una stazione di servizio, Hen la gallina riesce a scappare e subito si rende conto che il mondo là fuori è pericolosissimo, tra volpi affamate e mercati affollati, cani feroci e uomini non meno spietati. Forse, in fondo, si sta meglio in una gabbia, con qualcuno che ogni giorno ti rifornisce di mangime e di acqua… Dunque perché non rassegnarsi? In fondo tutti gli altri polli sembrano trovarsi bene, e anche il cane alla catena pare accettare tranquillo il suo destino.
Ma Hen la gallina no, lei pretende di essere libera, e continua a tentare la fuga. E ancora. E di nuovo. Joannis, il padrone del pollaio, non la capisce questa gallina perennemente in fuga, ma un po’ ci si affeziona, e in ogni caso ha problemi più gravi di cui occuparsi: una figlia e una nipotina a carico, un vecchio ristorante in rovina nonostante la magnifica posizione sul mare greco, un gruppo di delinquenti che con la complicità del fidanzato della figlia si dedicano a loschi traffici.
Non è adatto a un animalista facile alla commozione questo apologo triste e ribelle, dove non mancano le scene crude e gli animali sono quanto di più lontano ci sia da una confortante visione disneyana. Però il loro sguardo ci interpella, vede anche quello che ogni tanto noi umani non vogliamo vedere, a qualunque costo. E ci insegna qualcosa, anche se questo film non è di certo edificante, non contiene morali, non ci offre proprio niente di consolante.
Il cineasta ungherese György Pálfi, autore tanti anni fa del disturbante Taxidermia, ha scelto di mettere in scena (utilizzando otto vere galline e nessun effetto speciale digitale) una sorta di favola nera spiazzante e un po’ surreale, tristissima ma capace di diventare un incredibile inno alla sopravvivenza. Anche quando la resilienza non serve a nulla, perché l’avidità degli uomini e l’indifferenza del caso possono provocare tragedie, come nella sequenza più straziante del film. Nonostante tutto, si potrebbe chiudere citando Edgar Morin, morto a 104 anni, pochi giorni fa, e fino all’ultimo lucidissimo intellettuale e convinto sostenitore della necessità di non cedere mai alla disperazione. Perché la speranza resta sempre una possibilità, e come tale va coltivata, costi quel che costi.
Hen – Storia di una gallina, di György Pálfi, con Yannis Kokiasmenos, Maria Diakopanayotou, Argyris Pantazaras, Machmout Bamerni