Gavino Ledda illumina un noir fatto di acqua, fuoco e terra

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L’81enne scrittore di “Padre padrone” è protagonista nel film di Salvatore Mereu “Assandira”, passato alla Mostra di Venezia. Nel ruolo del duro e disperato Costantino ci porta in una Sardegna sospesa tra passato e futuro, tradizioni di pastori e sogni di turismo, fatica quotidiana e incontri distruttivi

Acqua e fuoco, e terra: fin dalle prime immagini sono gli elementi naturali a connotare il nuovo film di Salvatore Mereu, Assandira (dal romanzo di Giulio Angioni, edito da Sellerio), presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. È sotto un diluvio di acqua cattiva che facciamo la conoscenza del protagonista, Costantino (Gavino Ledda, il volto aspro e rugoso che sembra scolpito nella roccia, attore a 81 anni dopo una vita da poeta e scrittore, autore di Padre padrone). E in mezzo al fuoco scopriamo il cadavere di Mario, l’unico figlio di Costantino, carbonizzato nell’incendio che ha distrutto l’agriturismo di famiglia.

Ma chi ha appiccato il fuoco? E perché? Il giudice che interroga Costantino e gli altri impauriti testimoni, e ricostruisce l’accaduto con paziente intelligenza e qualche sprazzo di empatia, ha il volto mesto di Corrado Giannetti, sembra più volte annaspare in mezzo a un universo che non arriva a decifrare. E anche noi non capiamo che cosa ha trasformato questo angolo di paradiso agreste in un inferno senza scampo, un pozzo nero da cui tracimano vergogna e paura. Ma alla fine, di flashback in flashback, noi (spettatori) e lui (il giudice) arriviamo a comprendere tutto, a ricostruire l’intera vicenda, a dare un senso a gesti e sguardi, sussurri, grida e silenzi. 

Compare così davanti ai nostri occhi Grete, la giovane nuora tedesca di Costantino, una forza della natura (Anna Konig) con la sua bellezza imperfetta e lo sguardo spavaldo, un corpo estraneo destinato a portare scompiglio, a partire dall’idea da cui prende le mosse l’intera vicenda: trasformare una vecchia casa malandata nel bel mezzo della Sardegna rurale in un agriturismo, trasfigurare l’ottusa fatica quotidiana della vita del pastore in uno spettacolo (un po’ finto e un po’ patetico) ad uso e consumo dei turisti, prevalentemente stranieri, che accorrono in massa alla ricerca di possibili stupori e inedite avventure.

Ed ecco a poco a poco dispiegarsi l’itinerario drammaticamente inevitabile del protagonista: duro come una pietra, e come una pietra apparentemente incapace di qualunque empatia, eppure poroso, fessurato, ricolmo di interstizi da cui entrano sentimenti e paura, di cui gli altri sanno fin troppo approfittare, per trascinarlo verso un mondo che non è il suo e non potrà mai esserlo e un punto di non ritorno che può solo produrre dolore e morte.

Salvatore Mereu racconta ancora una volta la sua Sardegna, una terra aspra sospesa tra futuro e passato, tradizione e innovazione, tra i diritti dei padri e i bisogni dei figli, e sceglie di dare al racconto la forma di un thriller. Una sorta di giallo dell’anima dove ogni personaggio mette in scena (cerca di mettere in scena) la sua verità, ma si ritrova prigioniero di un labirinto fatto di ombre e spigoli, e di occhi senza luce.

In gran parte recitato in dialetto sardo (con gli indispensabili sottotitoli), senza molte concessioni a facili momenti di spettacolo, un film costruito con rabbiosa maestria intorno alla stupefacente interpretazione di Gavino Ledda. Un tentativo di parlare di cultura nel suo senso più circostanziato e materiale, del passaggio del testimone da una generazione a un’altra, di come la terra e l’acqua e l’aria possano rivelarsi ingredienti fondamentali della nostra vita ma anche elementi dirompenti, distruttivi, schegge capaci di ferire. E anche uccidere.

In una Sardegna lontana dal mare e dalle spiagge bianchissime invase di turisti, ma fatta di luce e di pietre, povera di parole e ricca di un’anima ancestrale che nelle cadenze disperatamente noir di questo film si apre come una corolla, e prende senso. Conquistando poco a poco, col passo lento di un film suggestivo, feroce, che urla e bisbiglia, per chi vuole ascoltare. 

Assandira, di Salvatore Mereu, con Gavino Ledda, Anna König, Marco Zucca, Corrado Giannetti, Samuele Mei.