Fuga di cervelli? Storia antica. Paisiello e Respighi per esempio…

In Musica

Autori di due diverse versioni della “Serva Padrona”, gli illustri musicisti di cui ricorrono gli anniversari della morte trascorsero entrambi un periodo, diremmo oggi di formazione, in Russia. Ma non furono gli unici…

Fuga di cervelli problema antico? Il primo caso, illustre, è legato alla storia del grande musicista Giovanni Paisiello di cui ricorre il duecentenario della morte (1816) in coincidenza con l’ottantesimo della scomparsa di Ottorino Respighi (1936) di cui parleremo poi.

Il compositore tarantino si sa è celebre per il suo Barbiere di Siviglia (1782). Altrettanto celebre divennero poi Le Nozze di Figaro del Wolfango Mozart  nate nel 1786 dall’ascolto che quest’ultimo fece del barbiere del Paisiello. Famoso anche lo ‘’sbarbatore’’ del Rossini (Il Barbiere di Siviglia, o sia L’inutil precauzione) che fece il celeberrimo fiasco alla prima rappresentazione nel 1816 ma che poi resuscitò a tal punto da oscurare il Figaro del Paisiello ed essere considerato univocamente capolavoro del melodramma italiano.

Ma quel che resta poco celebre è il fatto che il suo Barbiere di Siviglia, Paisiello lo compose a San Pietroburgo alla corte imperiale russa di Caterina la Grande. Nel 1776 venne da lei chiamato a ricoprire il ruolo di maestro di cappella nella neonata (1707) capitale degli zar.

Ebbene pare dunque non sia una cosa degli ultimi tempi la famigerata fuga di cervelli all’estero. Eccoli in elenco gli italiani approdati in Russia tra il 1700 e il 1800.
Maestri di cappella e direttori dei Teatri imperiali presso lo zar di Russia:
Francesco Araja (1735-1759)
Vincenzo Manfredini (1759-1769)
Baldassarre Galuppi (1765-1768)
Tommaso Traetta (1768-1775)
Giovanni Paisiello (1776-1784)
Giuseppe Sarti (1784-1788 e 1794-1801)
Domenico Cimarosa (1789-1791)
Catterino Al’bertovich Cavos (1796-1840)

Nomi illustri e periodi non proprio brevi. Alla corte russa la musica parlava italiano. Alcuni tra i migliori compositori italiani hanno contribuito a formare l’identità musicale russa, così come al loro rientro in patria le melodie udite in quel lontano Paese verranno cucite ad arte all’interno di nuove composizioni musicali.

Catterino Cavos, per esempio, ultimo del sopracitato elenco, veneziano e prodigio della musica nonché figlio dell’allora direttore del Teatro La Fenice, arrivò a San Pietroburgo con una compagnia italiana a 21 anni e a differenza dei suoi predecessori non fece mai più ritorno. Nel 1799 venne nominato direttore del Teatro Imperiale e quattro anni dopo assunse la direzione dell’Opera.  In appena vent’anni divenne direttore generale di tutti i teatri imperiali oltre a comporre un buon numero di opere in varie lingue e di notevole successo.

Non ha mancato il suo passaggio in Russia neanche Ottorino Respighi che ad appena 21 anni per due volte tra il 1900 e il 1903 fu viola di spalla nell’orchestra del Teatro imperiale di San Pietroburgo. Studiò alcuni mesi con Rimsky-Korsakov e il passo che lo portò a firmare un contratto con Sergej Diaghilev, celebre impresario dei grandi Ballets Russes, fu assai breve. Il 5 settembre 1919 le nuove orchestrazioni per la Boutique fantasque, le Astuzie femminili e La Serva Padrona commissionate dal russo prendevano il via sulla carta pentagrammata del bolognese e nel contempo Igor Stravinsky consumava l’inchiostro per le nuove musiche del Pulcinella.

La Serva padrona di Pergolesi del 1733, passata già tra le mani di Paisiello nel 1781 proprio durante il suo periodo russo, ora eccola di nuovo nel 1920 pronta per i Balletti Russi con nuove musiche di Respighi.

Peccato che questo allestimento mai vide la luce! Diaghilev rimaneggiò la partitura consegnatagli da Respighi che poi rimase nel dimenticatoio e i rapporti tra i due si interruppero nel giro di poco tempo.
Il manoscritto giacque nella biblioteca personale dell’impresario fino alla sua morte improvvisa a Venezia nel 1929 e poi ne seguì le dilaniate sorti. Il patrimonio venne smembrato all’inizio tra i suoi due fidati segretari Kochno e Lifar e poi venduto a più riprese dagli stessi in tutta Europa e negli Stati Uniti. La Serva padrona invece ricomparve il 9 maggio del 1984 da Sotheby’s comprata per ottantamila sterline dal collezionista americano Frederick R. Koch come lotto 205.

In occasione dell’anniversario, La Serva padrona torna da noi dopo che Elia Andrea Corazza, musicologo, compositore e direttore d’orchestra ne ha ritrovato e riunito i manoscritti completandone alcune parti in una difficile e preziosa opera di ricostruzione. Oggi il famoso lotto 205 si trova alla Beinecke Library di Yale mentre i balletti che vennero smembrati dalla partitura sono custoditi alla Library of Congress di Washington.

Ouverture

Tre domande al Maestro Elia Andrea Corazza.

Come ha lavorato alla ricostruzione de La Serva Padrona?
Fin dalla mia adolescenza ho amato la musica di Ottorino Respighi e la sua capacità evocativa nelle orchestrazioni. Nel corso dei miei studi sono venuto a conoscenza di alcune sue composizioni le cui musiche erano disperse. Ho localizzato gli autografi di Respighi  che erano sparsi tra Stati Uniti e Italia. Studiando i materiali preparatori mi sono fatto un’idea del procedimento compositivo condiviso da Respighi e da Diaghilev, con il fine di capire il tipo di spettacolo che avevano in mente. Infine ho curato l’edizione critica della partitura  confrontando i materiali novecenteschi con l’originale di Paisiello, in modo da avere un testo il più corretto e accurato possibile. Partendo dunque da tutti questi materiali ho orchestrato la sinfonia d’apertura e qualche altra parte che Respighi non aveva poi più completato, ma che Diaghilev desiderava introdurre nel corso degli allestimenti. L’edizione completa ha visto le stampe alla fine del 2014 per l’editore Schott.

Balletto

Perché secondo lei l’allestimento di Respighi non ha mai visto il palcoscenico?
Ѐ possibile tentare una spiegazione del perché l’opera non fu mai allestita dai Balletti russi e la successiva versione mai completata: fu la fedeltà di Respighi al testo scritto come dal compositore stesso dichiarato, la sua volontà di strumentare quest’opera « senza turbare il carattere della partitura». L’opposto di quanto desiderava Diaghilev, che avrebbe voluto sviluppare l’opera-balletto, nel corso dei numerosi allestimenti, fino a farla diventare una sorta di pastiche basato sulle musiche più significative di Paisiello. Ma ci fu anche un altro motivo. Nel 1920 Respighi aveva avviato una proficua collaborazione con la danzatrice e coreografa Ileana Leonidoff (le cui partiture sono appena riemerse e in fase di edizione), che era la diretta concorrente di Diagilev sul suolo italiano. Il russo fu sempre gelosissimo degli artisti da lui scritturati, e sicuramente non accettò tale sodalizio.
Ad ogni modo lo studio della cooperazione tra Respighi e Diagilev mi ha permesso di far luce sul ruolo fondamentale che il bolognese ebbe nel guidare l’impresario nella riscoperta di alcune gemme preziose del Settecento italiano. Tali ricerche testimoniano che, a dispetto della relativa distanza geografica che separa la scuola italiana da quella russa, entrambe attingono a una radice comune, cosmopolita e pan-europea, la quale fu indubbia garanzia del successo di questi spettacoli, e sono sicuro lo sarà nel futuro a venire.

Ci racconti della prima esecuzione de La Serva Padrona che lei stesso ha diretto a Bologna.
Ho fortemente desiderato che la prima esecuzione di quest’opera ritrovata si tenesse in Italia e ho scelto proprio Bologna, città dove Respighi è nato e dove io stesso ho studiato. Nicola Sani, attuale sovrintendente del Teatro Comunale di Bologna, ha manifestato subito interesse al progetto permettendomi di lavorare con questa splendida orchestra, una tra le migliori in Italia ed Europa. Il cast era giovane e brillante e ho potuto trasmettere le mie intenzioni esecutive maturate dall’approfondito studio sulle carte di Respighi e Diaghilev. La regia è stata curata da Paolo Billi che ha realizzato un’ azione scenica coinvolgente ed accattivante.

©Emy Bernecoli, 2016