Ci risiamo, Basil Lee. Un assaggio dell’altro Fitzgerald

In Letteratura

L’alter ego di Francis Scott Fitzgerald in una nuova raccolta pubblicata da Pagina Uno. Un estratto da “Ci risiamo, Basil Lee”, uscito nelle librerie la scorsa settimana.

Con Ci risiamo, Basil Lee – in libreria da fine giugno (Paginauno Edizioni) – ritroviamo, a distanza di qualche anno, il ragazzo maldestro e sensibile, irruento e noncurante protagonista della raccolta di racconti Basil Lee di Francis Scott Fitzgerald. Il giovane alter ego dell’autore, che abbiamo conosciuto nel pieno vortice degli anni della preadolescenza, sta crescendo e la sua personalità si sta plasmando secondo una nuova consapevolezza. Basil è pronto ad affrontare con il brio e la sensibilità di sempre, le nuove avventure che la  vita e l’adolescenza gli offrono.

Ecco un breve estratto dal testo, curato da Sabrina Campolongo.

 

Fu un sabato pomeriggio, mentre assisteva a un torneo di tennis e sentiva che lo spiacevole dovere serale si faceva strada inesorabile, che si scoprì all’improvviso ammaliato dal volto di una giovane, poco lontana. Il cuore gli balzò in gola e il sangue prese a pulsargli nelle vene per l’emozione. Ma poi, quando la gente cominciò ad alzarsi per andare via, si accorse con stupore che aveva osservato una ragazzina di non più di dieci anni. Distolse lo sguardo provando una strana delusione, ma dopo un istante guardò di nuovo. Quel volto adorabile e imbarazzato suscitava una catena di pensieri e sentimenti a cui Basil non riusciva a dare un nome. Mentre si allontanava, rinunciando all’indistinto proposito di scoprire l’identità della ragazzina, la bellezza fu all’improvviso tutt’attorno a lui: ne sentiva l’inconfondibile sussurro, la sua invincibile, mai deludente promessa di felicità. “Domani… molto presto… questo autunno… forse stasera.” Mosso dall’esigenza di esprimere ciò che provava, si sedette e iniziò a scrivere una lettera a una ragazza di New York. Il suo stile era pomposo e la ragazza sembrava fredda e distante. La vera immagine che aveva in mente, la forza che l’aveva spinto in quello stato di bramosia, era il viso della giovane incontrata nel pomeriggio.

Quella sera, appena giunto al Lake Club con Rhoda Sinclair, lanciò occhiate furtive per individuare quali ragazzi fossero in debito con lei, oppure quali potevano rientrare nella propria sfera di influenza. Questo accadeva prima che prendesse piede l’invito libero; di norma riusciva a predisporre almeno sei balli in anticipo, ma quella sera c’era un pubblico più attempato e la situazione non era affatto promettente. A ogni modo, mentre Rhoda emergeva dal guardaroba, Basil intravide Bill Kampf e ringraziando il cielo gli andò vicino.

«Ciao, vecchio mio» disse trasudando benevolenza. «Che ne diresti di concedere un ballo a Rhoda stasera?»
«Non posso» rispose Bill in modo brusco. «Abbiamo ospiti. Non lo sapevi?»
«Beh, possiamo comunque fare a cambio per un ballo, giusto?»

Bill lo guardò stupito.
«Pensavo lo sapessi, è arrivata Erminie. E per tutto il pomeriggio non ha fatto che parlare di te.»
«Erminie Bibble!»
«Sì. Ci sono anche il padre, la madre e la sorella più piccola. Sono arrivati questa mattina.» In quel preciso istante le emozioni provate due ore prima iniziarono a ribollire nelle vene di Basil, ma questa volta ne conosceva il motivo. Era stato attratto dal viso stranamente familiare della sorella minore di Erminie Gilberte Labouisse Bibble. Nel momento in cui la sua mente tornava bruscamente a quel lungo pomeriggio al lago sulla veranda dei Kampf, una vita fa, un anno fa, una voce dal mondo reale gli trillò all’orecchio: «Basil!» e una bellezza luccicante di quindici anni gli andò incontro con leggiadra premura, prendendogli la mano come per essere cinta dalle sue braccia.
«Basil, sono così felice!» la sua voce era arrochita dal piacere, nonostante fosse ancora nell’età in cui il piacere di norma è celato dietro risatine e mormorii. Era Basil a essere imbarazzato e impacciato, malgrado ciò che gli suggeriva il cuore. Si risollevò un poco quando Bill Kampf, più attento alla sua adorabile cugina di quanto non lo fosse l’anno prima, la accompagnò sulla pista da ballo.
«Chi era quella?» chiese Rhoda mentre lui tornava in sé. «Non l’ho mai vista da queste parti.»
«Solo una ragazza.» A malapena si rese conto di quel che diceva.
«Che è una ragazza lo vedo da me. Come si chiama?»
«Minnie Bibble, viene da New Orleans.»
«Sembra una presuntuosa. In vita mia non ho mai visto una ragazza così smorfiosa.»
«Taci!» si ribellò Basil prima ancora di rendersene conto. «Balliamo.»

Trascorse una lunga ora prima che Hector Crum prendesse il posto di Basil, e dovettero susseguirsi diversi balli prima che lui avesse l’occasione di agguantare Minnie, che in quell’istante era il centro di un mulinello di danze. Lei si fece perdonare afferrandogli la mano e portandolo fuori, sulla veranda che si affacciava sulle acque scure del lago.
«Era ora» gli sussurrò. Con una specie di istinto aveva trovato l’angolo più in ombra. «Avrei dovuto aspettarmi che ti saresti innamorato di un’altra.»
«Niente affatto» replicò lui inorridito. «È una specie di cugina.»
«Ho sempre saputo che eri un tipo volubile. Ma non pensavo mi avresti dimenticata così in fretta.»
Si era avvicinata tanto da toccarlo. I suoi occhi, immersi in quelli di lui, dicevano “Che importa? Siamo soli”.

Con uno strano guizzo di panico Basil si alzò di scatto. Non era preparato a baciarla così… senza indugio. Era tutto diverso dall’anno prima. Era troppo agitato per fare altro se non camminare su e giù dicendo: «Accidenti, certo che sono felice di vederti» con una risatina artificiosa a corredo di quella banale affermazione.
Con la sua matura compostezza Minnie cercò di calmarlo: «Basil, torna a sederti!»
«Sto bene» ansimò come se fosse appena svenuto. «Sono un po’ agitato, ecco tutto.»
E di nuovo aggiunse quella che, malgrado il cuore che gli martellava nelle orecchie, suonava persino a lui come una risatina idiota.
«Rimarrò per tre settimane. Sarà uno spasso, vero?» Poi aggiunse con calda enfasi: «Ricordi quel pomeriggio sulla veranda di Bill?»
L’unica cosa che gli uscì di bocca fu: «Ora il pomeriggio lavoro.»
«Potresti venire di sera, Basil. In macchina ci vuole solo mezz’ora.»
«Non ho la macchina.»
«Potresti prendere la macchina dei tuoi.»
«È elettrica.»
Minnie attese con pazienza. Per lei Basil era ancora romantico, affascinante, imprevedibile e un po’ malinconico.
«Ho visto tua sorella» gli scappò di bocca. Sperava così di poter superare quel perverso e insopportabile timore reverenziale che lei gli incuteva. «Ti somiglia molto.»
«Credi?»
«È stato stupefacente, stupefacente! Ora ti racconto…»
«Sì, dimmi.» Intrecciò le mani in grembo, in attesa.
«Questo pomeriggio…»

La musica si era interrotta più volte. Ora, in un intervallo, sentirono il rumore di passi decisi sulla veranda; Basil alzò lo sguardo e vide Rhoda con Hector Crum.
«Devo andare a casa, Basil» squittì Hector con la voce che stava evolvendo da quella di un ragazzo a quella di un uomo. «Qui c’è Rhoda.»
Prendi Rhoda, portala al pontile e spingila nel lago. Ma solo la mente di Basil disse queste parole; il corpo si alzò educatamente in piedi.
«Non sapevo dove fossi, Basil» disse Rhoda in tono grave. «Perché non sei tornato?»
«Stavo per farlo» rispose con voce tremula mentre si volgeva verso Minnie. «Vuoi che vada a cercare il tuo cavaliere?»
«Non scomodarti» disse Minnie. Non era adirata, ma quasi sorpresa. Non poteva immaginare che il giovanotto che si allontanava in modo così remissivo, in quel momento stava lavorando per pagarsi gli studi a Yale.

(Dal racconto Farsi strada)