La storia del grande cantante Baz Luhrmann l’aveva raccontata nel 2022. Ora, assemblato dallo stesso regista, esce nelle sale “EPiC” un piccolo capolavoro musicale frutto del recupero di materiali audio/video storici di concerti e non. Elvis ancora bellissimo e seducente, oltre che straordinario sul palco, si confessa e si racconta con disarmante sincerità. E perpetua un mito
Questa è la storia di un amore: è quello che Baz Luhrmann ha sviluppato nel tempo per Elvis Presley. Amore nato durante la lavorazione del film Elvis uscito nel 2022, la pellicola che racconta con ammirazione e passione sconfinata la vicenda artistica e umana di Presley. In quel film Luhrmann trasforma Elvis quasi in un santo, omettendo (con affetto) le pagine nere del re del rock ‘n’ roll: le anfetamine post servizio militare in Germania, le paranoie che lo portarono a proporsi alla CIA come agente segreto per incastrare quei comunisti dei Beatles (andò anche da Nixon) o il suo gigantesco buco nero che cercò di riempire con una bulimia che lo portò alla morte nel 1977.

Ma il film era bello per il suo racconto da favola, e Luhrmann sa raccontare con le immagini mondi meravigliosi e così perfettamente fiabeschi da sembrare finti anche se veri. E sembra che nella ricerca di materiali su Elvis per il suo film il regista si sia imbattuto in 68 (!) scatoloni di pellicola di materiale inedito o dimenticato di Elvis in concerto a Las Vegas, all’inizio della sua residency nel 1970. In più è saltata fuori una intervista audio dove Elvis raccontava la storia dal suo punto di vista.
Beh, con questo materiale e le moderne tecnologie di recupero di materiali audio/video storici (lo stesso metodo che ha permesso di creare il superdocumentario Get Back sui Beatles) Luhrmann ha creato EPiC: Elvis Presley in Concert, un piccolo capolavoro musicale (il film sarà disponibile in tutti i cinema dal 5 marzo. La colonna sonora – notevole – è già ascoltabile, e il 24 aprile uscirà in doppio vinile).
Il cantante rock ci viene restituito per quello che era, ovvero un uomo di spettacolo con un talento sul palco sopra la media, con una voce meravigliosa e una sensualità quasi incontrollabile quando aveva di fronte un pubblico. Non solo: si scopre quanto Presley fosse anche un grande appassionato di musica, pieno di talento anche nell’arrangiare, immaginare e suonare le canzoni che presentava sul palco.
Il film inizia con il racconto audio di Elvis che “confessa” quanto tanti dei film che ha interpretato fossero per lui un tormento, una tortura a cui non poteva dire di no per quei maledetti contratti firmati per lui dal suo manager, il leggendario e famigerato Colonnello Parker. Luhrmann monta sul racconto alcune sequenze tragicomiche tratte da quei film, e l’effetto è esilarante. Ma il meglio di EpiC è nella musica: Elvis prova tante canzoni, si impegna, scherza e gioca con i musicisti e dimostra tutta la sua passione per la black music, per il country, per il rock ‘n’ roll e per lo show business nella sua interezza.
Colpisce la consapevolezza di Presley per il suo mestiere e il rispetto per il pubblico: a un certo punto dice chiaro alla sua band: “dobbiamo suonare come se fosse sempre la prima volta che lo facciamo, perché il pubblico fuori è sempre nuovo”. Ed è anche per questo che racconta che la band è pronta a suonare più di 100 pezzi diversi, perché sera dopo sera (Elvis suonò a Las Vegas per sette anni con delle pause) la scaletta poteva cambiare a seconda del pubblico, che Presley “sentiva” e capiva come pochi altri. Addirittura ad un certo punto si racconta che Elvis sapeva “suonare” il pubblico che aveva di fronte.
La scaletta allargata mi ha ricordato Bruce Springsteen, che da sempre ha una scaletta con oltre 100 brani pronti, così come il Boss ha tratto inspirazione da Elvis in un altro “topos” della sue performance live: il bacio (appassionato) con una ragazza in prima fila a fine concerto. Elvis ne dava ben più di uno, e ad un certo punto doveva scappare perché le ragazze presenti agli show (di ogni età e classe sociale) semplicemente perdevano la testa e sarebbero state capaci di qualsiasi cosa per saltargli addosso, letteralmente.

EPiC restituisce alla figura di Elvis la dimensione del grande cantante e grande musicista (era anche un signor chitarrista) grazie al lavoro di Luhrmann, che con il materiale recuperato da due film come Elvis: That’s the Way It Is ed Elvis on Tour (usciti nel secolo scorso) crea una storia umana e musicale magnifica, mettendo nel linguaggio documentaristico il suo tocco luccicante e creativo. E dimostra il suo amore totale per Elvis dando nuova linfa al mito e evitando come accade nel film Elvis di raccontare le pagine buie. Ma il film regge perfettamente, anche perché ci mostra un Elvis ancora sexy e bellissimo, oltre che straordinario sul palco. Ebbene si, è ancora lui il solo e unico “rock ‘n’ roll”, anche nel 2026.