Eccolo di nuovo: naviga fra brividi e sorrisi il survival thriller di Sam Raimi

In Cinema

Nell’anno del revival di zombie e vampiri, torna con “Send Help” un maestro indiscusso dell’horror, con un occhio a Lina Wertmuller e uno alla Guerra dei Roses. Unici sopravvissuti di un gran naufragio, l’impacciata impiegata Rachel Mc Adams (ottima) e il vanesio capufficio Dylan O’Brien approdano su una splendida isola thailandese. Dove si scambiano dispetti e abusi, scherzi e coltellate (vere!). Perché quella che sembra una favola moderna è in realtà una parabola ironica e perversa sull’origine del male

Musical vampireschi, zombie post-apocalittici, serie tv remake, rivisitazioni artistiche di grandi classici: la stagione cinematografica 2025/26 segna innegabilmente una nuova età dell’oro per horror e dintorni. Non stupisce allora che Sam Raimi, uno dei maestri indiscussi del brivido (seppure col sorriso) di fine secolo scorso, abbia deciso di uscire dalla sua personale cripta cinematografica per unirsi alla festa. Lo fa com’è da sempre nel suo stile, ovvero in modo assurdo e imprevedibile: Send Help è una commedia splatter che pesca a mani basse tanto da La guerra dei Roses quanto da Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, con un pizzico di Misery non deve morire ad amalgamare il tutto. Difficile dunque ascrivere a un unico genere la diciassettesima fatica del regista originario del Michigan, tornato finalmente dietro la macchina da presa dopo un decennio abbondante di assenza, interrotto solo da quel Doctor Strange nel multiverso della follia che già lasciava presagire la voglia di ricominciare a giocare.

Quel che è certo, infatti, è che lo spirito sia rimasto quello da bambinone dei tempi belli: Send Help è un survival thriller che fa sobbalzare sulla sedia solo per poterne ridere insieme un attimo dopo, come le vecchie case del terrore al luna park, tra gag surreali, violenza alla Tarantino e immancabili morti viventi (o presunti tali). A reggere il gioco nel migliore dei modi è soprattutto un’ottima Rachel McAdams, quasi irriconoscibile negli irritanti panni dell’impiegata impacciata all’apparenza, ma con un animo da vera survivor e una freddezza da serial killer. Senz’altro più belloccio, ma ugualmente insopportabile, è il capoufficio vanesio e misogino Dylan O’Brien, già star di Maze Runner e compagno d’avventura suo malgrado della spietata cast away. Unici sopravvissuti di un naufragio, i due formano una riluttante coppia di anti-eroi mostruosa quanto basta per rivelare la bassezza dell’animo umano in ogni sua sfumatura di noir, e reggere le due ore di proiezione praticamente da soli, ma senza colpo ferire, e anzi riscuotendo a turno le simpatie (o la pietà?) del pubblico in sala.

E così, quella che inizia come la più classica delle commedie anti-patriarcato, lasciando addirittura presagire una svolta alla Pretty Woman in una cornice tropicale quasi disneyana, si tramuta ben presto in una partita a scacchi fatta di abusi psicologici e dispetti reciproci. Un continuo scambio di ruoli da vittima a carnefice e viceversa, in un inesorabile effetto valanga dallo scherzo innocente alle pugnalate (letteralmente!) dietro la schiena: forse è proprio questo il trucco, nella sceneggiatura dei bravi Mark Swift e Damian Shannon, già rodati con mostri sacri del settore come il reboot di Venerdì 13 e addirittura il crossover Freddy Vs. Jason. A ogni bivio la vicenda riesce a prendere la strada meno attesa, accompagnando lo spettatore in una giostra di esilaranti colpi di scena in sequenza, seminando indizi per poi stravolgerli puntualmente, fino a un gran finale dark che più dark non si può.

Non potrebbe essere altrimenti: per quanto girato interamente tra la splendida cornice naturale dell’isola thailandese di Koh Hong e i Disney Studios di Sidney, e accompagnato dalla colonna sonora del fedelissimo di Tim Burton Danny Elfman, Send Help non è una favola moderna, ma una parabola ironica e perversa sull’origine del male. L’isola più o meno deserta su cui approdano i suoi due malcapitati protagonisti assoluti non è un paradiso terrestre, ma una trappola claustrofobica, dalla quale scappare diventa ogni momento più difficile, e un’efficace metafora del punto di rottura di una società in cui “i mostri non nascono, vengono creati”.

Send Help di Sam Raimi, con Rachel McAdams, Dylan O’Brien, Edyll Ismail, Dennis Haysbert, Xavier Samuel

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