Emma Thompson, il diavolo conduce un talk show alla tv americana

In Cinema

“E poi c’è Katherine” di Nisha Ganatra ha vari punti in comune col caustico “Il diavolo veste Prada”: a cominciare dalla protagonista, l’eccellente Emma Thompson che riversa nel film la personalità, l’allure impassibile e un po’ antipatico di Meryl Streep. Qui lei è una conduttrice di talk show tv in crisi, che deve accettare un nuova imprevedibile partner, l’indiana Mindy Kaling, per risollevare l’ascolto

E poi c’è Katherine, il nuovo film di Nisha Ganatra, regista tv con tre film all’attivo (non molto recenti), ricorda molto Il diavolo veste Prada, che vide protagonista una magnifica Meryl Streep. Katherine Newbury (Emma Thompson), presentatrice di un Late Show (è il titolo originale del film, ndr) americano somiglia parecchio a Miranda Prestley, sia negli atteggiamenti che nel modo di vestire. Persino gli uffici newyorkesi sono praticamente identici. Le somiglianze però finiscono qui, perché stavolta il lavoro della protagonista è legato al mondo della televisione, conduce un programma che va in onda in seconda serata dove l’ospite presenta diversi personaggi attivi nel mondo dello spettacolo.

Solitamente un programma così è presentato da comici o giornalisti di spicco. Katherine invece è una donna in carriera e antipatica, ha un marito che la ama moltissimo (John Lithgow), e prende il suo lavoro alla leggera, trattando male i colleghi. In più pensa che usare le stesse battute vada sempre bene. Purtroppo il suo show sta diventando noioso, e il pubblico smette di guardarlo. La produttrice non vede l’ora di mandarla via: ma forse l’arrivo di una nuova autrice, Mindy Kaling – attrice e anche vera sceneggiatrice del film – potrebbe cambiare le cose.

Katherine, sul video, nella sua “stanza degli scrittori” che va avanti sempre uguale da troppo tempo, è circondata da tanti uomini, ognuno dei quali rappresenta un “tipo americano”, uno stereotipo: il grassottello gentile e incompreso, il mondano, il conquistatore e via dicendo. Così viene assunta una ragazza per eliminare questo effetto stereotipo: è un’indiana sulla trentina, con la pelle scura (elemento evidenziato nel film) ovvero uno stereotipo a sua volta, soprattutto se si guarda allo show business Usa. Eppure, sarà lei a cambiare le carte in tavola. Si chiama Molly e la interpreta Mindy Kaling, la Kelly di The Office ma non solo: ha lavorato anche al The Mindy Project per la NBC. È una comica molto amata oltreoceano, e proprio per questo perfetta per il ruolo. Contrariamente a Katherine, Molly mostra le sue emozioni in ufficio senza farsi troppi problemi, piangendo sotto la scrivania e contraddicendo il suo capo senza pensare alle conseguenze di azioni del genere.

Emma Thompson nel 2019 è protagonista di cinque film, sta girando con Craig Gillespie da co-protagonista Cruella (da La Carica dei 101) e fino al 2015 è stata impegnata in teatro come Mrs Lovett in Sweeney Todd. In E poi c’è Katherine è impeccabile, statuaria: le sue battute dovrebbero far ridere e lei riesce a rimanere completamente impassibile. Sembra quasi non provi emozioni, neanche nei momenti più difficili del racconto, ma è così brava da farle intuire nelle espressioni facciali, nei suoi occhi: quando accade qualcosa che le piace, diventano leggermente più grandi e si illuminano. Tornando al parallelismo con Il diavolo veste Prada, si può notare soprattutto in un appuntamento di lavoro tra lei e Molly circa a metà film. Katherine è quindi la nuova Miranda? Si, decisamente: persino le battute delle due protagoniste sono simili.

A un primo avviso questo film sembra essere una commediola divertente ma priva di un significato profondo, però andando avanti con la visione ci si accorge di quanto sia umano, realistico tutto quello che avviene sullo schermo. E questo nonostante gran parte delle scene siano girate negli studi televisivi, cioè in un luogo asettico, statico, privo di emozioni proprie. Una commedia che scorre veloce ma allo stesso tempo fa riflettere sulle proprie passioni, fa capire quali sono le cose importanti della vita e quali possono essere messe “in pausa” anche solo per un breve periodo. La morale? Essere se stessi funziona, sempre.

Un ultimo punto su cui il film fa riflettere è il ruolo della donna nello showbiz: una delle accuse fatte alla protagonista da parte del pubblico è che “odia le donne”. Viene da chiedersi a questo punto cosa devono fare le donne per avere uno spazio importante in televisione, soprattutto nel momento in cui rischiano di perdere quello per cui hanno lavorato per tanti anni.

E poi c’è Katherine, di Nisha Ganatra, con Emma Thompson, Mindy Kaling, John Lithgow, Hugh Dancy, Reid Scott, Denis O’Hare, Max Casella, Amy Ryan