In “The Invite”, terzo film diretto dall’attrice e regista americana Olivia Wilde, si confrontano una coppia di lungo corso, alquanto frustrata in molti aspetti della vita pubblica e privata e un’altra che all’opposto si appena formata e sprizza felicità. E’ l’occasione per una prova di regia e buona recitazione (il quartetto Cruz-Norton-Wilde-Rogen garantisce) ma anche per offrire al pubblico battute e scherzi, imbarazzi e provocazioni. Su un tema, la tenuta e i meccanismi delle coppie, tra paure e desideri, quotidiani ma non per questo meno veri, già esplorato da autori di primo piano, da Allen a Bergman.
Quattro amici a cena, anzi, no: quattro vicini che non si conoscono molto e potrebbero benissimo scoprire che non diventeranno mai veramente amici. O forse sì, chi può dirlo? È questo il set di The Invite, la nuova commedia firmata dall’attrice, regista e produttrice americana-irlandese Olivia Wilde. Un film che già nel sottotitolo italiano dichiara il suo intento: parlare di sesso con ironia, di sentimenti senza prendersi troppo sul serio, della vita a due con tenerezza e al tempo stesso assoluto disincanto.
Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde) sono una coppia di lungo corso e inevitabile stanchezza. Sì vogliono bene ma sono entrambi frustrati e infelici, delusi dalla vita, dal sesso, dal lavoro, dal logorio quotidiano di un’esistenza che non somiglia a quella che avevano immaginato da giovani. I vicini di casa che Angela ha sventuratamente invitato a cena – la psicoterapeuta Pina (Penelope Cruz) e l’aspirante guru Hawk (Edward Norton) – stanno invece insieme da poco tempo e sembrano avere una vita sessuale più che intensa e assolutamente appagante. Soprattutto, hanno l’aria insopportabilmente felice di chi ha trovato il proprio posto nel mondo e forse anche la persona giusta con cui condividerlo. Ammesso e non concesso che si tratti di una persona sola…
Impossibile (e sconveniente) raccontare, anche solo sintetizzare in poche righe l’infinita catena di battute e rivelazioni, scherzi e imbarazzi, provocazioni e malintesi che costellano la serata, e l’intero film. Una commedia piacevolmente claustrofobica, che forse non riesce a essere piccante come avrebbe potuto, ma si mantiene dall’inizio alla fine felicemente in bilico tra sarcasmo e tenerezza. Niente di nuovo nella descrizione dei meccanismi che tengono quietamente insieme (o conducono invece alla più esplosiva disgregazione) una coppia come tante: moltissimi autori già si sono cimentati nell’impresa, da Ingmar Bergman a Woody Allen, e di certo Wilde non aggiunge al catalogo niente di indispensabile. Del resto, l’idea non è originale: The Invite è il remake di un film del 2020, Sentimental dello spagnolo Cesc Gay, a sua volta adattamento di una pièce teatrale dello stesso autore, Los Vecinos de Arriba.
Il risultato è comunque nel complesso acidamente gradevole, anche quando appare qua e là qualche venatura superficiale e si avverte una certa sensazione di déjà vu. Alla sua terza regia (dopo un graffiante esordio con La rivincita delle sfigate e il deludente Don’t Worry Darling), Wilde riesce infatti nell’impresa di strappare allo spettatore parecchie risate e al tempo stesso disseminare il racconto di riflessioni non banali sulle nostre paure e i nostri desideri, sulle piccole e grandi meschinità che avvelenano le giornate. Su quello che siamo e quello che vorremmo essere. Senza giudicare mai. E questo è di certo un pregio non da poco in questi nostri tempi bui, dove sembra fin troppo diffusa la perniciosa tendenza al giudizio ottuso, quello che azzera ogni ambiguità e in fondo semplicemente impedisce di comprendere la realtà in tutte le sue infinite contraddizioni.
The Invite – Il piacere è tutto nostro di e con Olivia Wilde, e con Seth Rogen, Penélope Cruz, Edward Norton