Domani è un altro mondo, si vedrà. Migliore? Dipende tutto dalle nostre scelte

In Cinema

Cyril Dion e Mélanie Laurent hanno scovato i protagonisti dei tanti modi alternativi che esistono sulla Terra di pensare, progettare, gestire l’economia e la vita di tutti noi. L’universo anti-liberista e anti-multinazionale, intelligente e pittoresco, ha idee e pratiche che si rincorrono, con più di un’analogia, lungo i continenti, le metropoli, le campagne. Cercando modi di sopravvivere senza rovinare il pianeta

Domani è un documentario che mostra un viaggio compiuto da due registi intorno al mondo, alla ricerca di soluzioni efficaci per migliorare il futuro del nostro pianeta. Ma il film di Cyril Dion e Mélanie Laurent (l’avete vista in Bastardi senza gloria e Concerto) non parla solo dei dati inquietanti che tutti noi continuiamo ad ignorare, nonostante la loro gravità: l’intento di questo lavoro è far nascere una speranza in ognuno di noi, in modo tale da avviare un profondo cambiamento sin da subito, da oggi, per salvare il nostro DOMANI. Perché secondo molti è già quasi troppo tardi

Secondo uno studio pubblicato nel 2012 dalla rivista Nature – il film inizia da lì – l’essere umano sta provocando una serie di fenomeni nocivi, che hanno un impatto simile a quello avuto sul mondo dall’ultima glaciazione di circa 11 milioni di anni fa, e rischiano di provocare una possibile sesta estinzione animale in 450 milioni di anni, come quella che cancellò per sempre i dinosauri. Quello studio annuncia un crollo generalizzato dei nostri ecosistemi e la fine delle condizioni che rendono possibile la vita sulla terra: una molla necessaria per la realizzazione del film, di cui Dion aveva già iniziato a scrivere la sceneggiatura nel 2010, progetto che dopo la lettura dell’articolo ha deciso di estendere ad altri artisti sensibili all’argomento, come la Laurent.

Il film non è però l’ennesimo documentario ecologista, piuttosto una testimonianza, che non si ferma a trasmettere i problemi con cui dovremo confrontarci nei prossimi decenni: vengono qui filmate persone comuni che, con entusiasmo e forza di volontà, hanno realizzato qualcosa di non comune, rendendo le condizioni di vita nel mondo migliori. A dimostrazione che si può ancora rimediare ai nostri errori.

Questo film on the road è suddiviso in 5 parti, ognuna delle quali illustra, sviscera un tema base: agricoltura, energia, economia, democrazia, istruzione. Mostrando però come siano tutti tra loro interconnessi. Il primo capitolo mette in luce pratiche innovative come l’agricoltura urbana e l’agroecologia, incontrando piccoli imprenditori e aziende familiari al centro di grandi cambiamenti nei loro paesi e nelle loro città. Ma per cambiare radicalmente il modo di coltivare, è necessario un processo di transizione energetica: in futuro non solo bisognerà sfruttare le risorse gratuite che la terra ci offre, come l’energia eolica, solare e geotermica, ma anche immagazzinare, ridistribuire, risparmiare questa energia.

Oggi un’umanità insaziabile sfrutta le risorse fino all’ultimo pesce: perché il nostro tipo di predazione è cumulativa, ha come scopo principale fare soldi, a differenza del leone che uccide l’antilope per fame, sopravvivenza pura e semplice. Nel terzo capitolo i registi affrontano quindi il tema dell’economia, proponendo come innovativa la strategia della moneta locale, complementare a quella tradizionale, multinazionale: in molte città quest’idea sta già dando i suoi frutti, aiutando le imprese di piccole dimensioni e aumentando il benessere dei cittadini. L’economia globalizzata come funziona ora non può durare; sta distruggendo la natura, esaurisce le risorse e rafforza le disuguaglianze tra poverissimi e ricchissimi. Queste problematiche si collegano ovviamente alla politica e dunque al tema della democrazia: oggi ci sembra di avere poco potere decisionale, di conseguenza impera un cinismo di base che ci spinge a pensare di non poter cambiare le cose a meno che non lo faccia la classe dirigente.

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Dion e Laurent ci mostrano che in alcuni paesi, tra cui l’India, i cittadini diventano leader politici e promuovono o bocciano le leggi, intervenendo perfino sulla costituzione. L’unica via possibile è quella di diventare una grande massa critica e mobilitarsi per cambiare davvero ciò che non funziona nel proprio paese. Ma tutti questi processi non possono prescindere da un’istruzione adeguata, ultimo punto individuato dai registi. Lo scopo principale della scuola dev’essere preparare alla vita stessa, e ciò sta accadendo in paesi come la Finlandia, in cui c’è la forte volontà di investire sull’educazione dei bambini, dando loro speranza ma anche gli strumenti adeguati per risolvere un giorno i problemi che le vecchie generazioni lasceranno in eredità.

Domani racconta, diverse realtà, e lo fa utilizzando linguaggi e immagini comprensibili a chiunque, per riuscire a sensibilizzare il pubblico al di là della fasce d’età e delle conoscenze relative agli ambiti trattati. E lo scopo è proporre una nuova visione del mondo, dove tutto sia collegato, interdipendente come in natura: lavorando all’unisono si può arrivare a migliorare le condizioni di tutti, soprattutto pensando alle prossime generazioni. Tutte le persone intervistate in questo grande film contribuiscono nel loro piccolo mondo alla creazione di una nuova tappa storica del mondo, ci dicono che non è troppo tardi ma ci spronano a iniziare a darci da fare. A partire da OGGI per DOMANI. Così, in parallelo all’uscita del film, dal 6 ottobre sarà nelle librerie anche il racconto scritto da Cyril Dion, dal titolo Domani. Un nuovo mondo in cammino, edito da Lindau. E si cercherà di invitare le scuole alla proiettare il film al loro interno.

Domani, documentario di e con Cyril Dion e Mélanie Laurent