La rivolta di Hirut (e Angelina)

In Cinema

Difret è un film etiope, la storia del riscatto di una ragazza che sfida il mondo violento degli uomini. Grazie alla Jolie è arrivato al Sundance. E ora in Italia

Hirut, la protagonista di  Difret di Zeresenay Berhane, è una ragazza di 14 anni che torna da scuola: braccata come un animale, viene catturata, picchiata, violentata dall’uomo che la vuole sposare a forza e dai suoi amici. E il resto della comunità assiste indifferente, senza ostacolarlo, a questa sorta di brutale rito di iniziazione.

Certo, non è bello – sembrano dire molti – ma si è sempre fatto così. E poi lui la voleva sposare, quindi in fondo è colpa della ragazza, che gli ha detto di no. E perché poi? Per andare a scuola, pensa un po’ che assurdità! E anche a suo padre, che gliel’ha permesso, cosa gli è venuto in mente? Se la sono andata a cercare, lei e la sua famiglia. Anche che disapprova la violenza, la pensa così. Perché, insomma, qui non siamo mica ad Addis Abeba!

La capitale dell’Etiopia dista solo tre ore d’auto dal villaggio dove vivono Hirut e la sua famiglia: ma la città è un altro mondo,in cui le donne possono ottenere rispetto, studiare, lavorare, essere libere. E qui, dove vive Meaza Ashenafi, giovane e combattiva avvocatessa che si batte per i diritti delle donne, arriva la giovanissima protagonista in fuga da chi la vuole morta. Sì, perché ai suoi tanti peccati ne ha aggiunto uno imperdonabile: si è ribellata alla violenza e ha ucciso il suo rapitore.

E non si pensi all’idea di invocare il principio di legittima difesa. Hirut è una femmina, ha ucciso un maschio, per lei non ci sono attenuanti.  La condanna a morte è già scritta. A meno che… Qualcosa cambi, finalmente! Per esempio grazie a Meaza e alle sue colleghe dell’associazione Andenet, che si battono per questo da anni, con alterni risultati. Perché un conto è cambiare le leggi, un altro, e molto più difficile, è modificare la mentalità della gente. Facendole applicare.

L’intero film racconta una storia vera, senza regalare illusorie speranze di cambiamenti repentini e rivoluzionari, ma sottolineando la necessità di lottare ogni giorno per cambiare le cose nel profondo e migliorare concretamente la condizione delle donne, ottenendo giustizia e rispetto ogni volta che l’ingiustizia sembra trionfare.

Un film pieno di buone intenzioni, quindi, quelle di cui è notoriamente lastricata la via dell’inferno, spesso anche dal punto di vista degli esiti artistici. Difret invece rappresenta una felice eccezione. Perché si dà un compito preciso, etico, civile, educativo persino, ma ciò non gli impedisce di essere una bella scoperta. Una storia emozionante, commovente. Un film con una sua anima, dolente e aspra, che si fa canto di rivolta femminile.

Angelina Jolie l’ha prodotto e distribuito, ha contribuito a farlo arrivare al Sundance Film Festival, dove molto è stato apprezzato, ma giustamente si è ben guardata dal ricavarsi un ruolo da protagonista. Onore  al merito. E un motivo in più per consigliare la visione di questo film.

Difret di Zeresenay Berhane, con Tizita Hagere, Meron Getnet, Harege Woin