Diario americano:”What do you mean by catcalling?”

In diarioCult, Weekend

Mia nonna si è sentita in colpa per aver fatto il maglioncino troppo stretto, mia mamma ha ringraziato, io e mia figlia abbiamo cominciato a reagire a chi ci urlava dietro per strada. E a mio marito ho dovuto spiegare cosa significa catcalling

Mia nonna, classe 1912, raccontava sempre con il suo accento ligure, di quella volta che si era fatta un maglioncino a maglia. “Era giallo, bello ma un po’ troppo attillato”. Ma fiera di averlo finito, lo indossò per la prima volta e andò a farsi un giro per la sua Bordighera. Un passante la guarda e le dice: “Che tette!”. Lei, umiliata, andò a casa e disfò piangendo il maglione.

Mia mamma, invece, classe 1940, una volta che camminava per Milano, un camionista le urla: “Che bella!”, e lei risponde “Grazie “.

Io, classe 1968, una sera camminavo per Milano con una mia amica, Angela, e un signore ci seguiva dicendoci porcate: “Siete fighe, vi voglio toccare il culo”, robe del genere. Io avevo imparato a ignorare certe cose, ma in un momento di rabbia, mi sono girata e gli ho urlato: “Ma la smetti di dire porcherie! Fai schifo!”. La mia amica rimase allibita e il porco se ne corse via.

Sofia, classe 1999, camminava per Cambridge qualche tempo fa e si è sentita dire non so cosa dalla macchina che aspettava il verde. “Fuck you!”, ha urlato, prima di girarsi e accorgersi che era la mamma di Franklin, il suo migliore amico. Si fecero tutte e due una grande risata.

Questo per dire che gli uomini urlano frasi inopportune da anni. Mentre mia nonna si è sentita in colpa per aver fatto il maglioncino troppo stretto e mia mamma ha ringraziato (in modo ironico, s’intende), sia io che mia figlia abbiamo cominciato a reagire

Questi commenti sessuali non li ho mai capiti. Vengono forse fatti nella vana speranza che una donna dica: ah sì, mi hai convinto, toccami pure le tette? Non credo. Neanche la persona più ottimista del mondo immagina una risposta tanto generosa. Allora perché alcuni uomini sentono di avere la libertà di farlo? Perché, dai, tanto cosa vuoi che sia, non fa male a nessuno; ormai non si può più dire niente che le donne si offendono… Questa, immagino, sarebbe la risposta che questi maleducati darebbero. Sono anche quelli che quando qualcuno lo fa alle loro mogli o alle loro figlie allora diventa uno sfregio. Capiscono, dunque, che non è vero che non fanno male a nessuno. Sanno che urlare certe cose crea umiliazione e anche paura a chi li riceve. 

Ricordo che quando insegnavo italiano allo Smith college, che è femminile e ha un ottimo programma a Firenze per un anno, le studentesse mi raccontavano che in Italia per loro era stato un incubo. Erano terrorizzate dagli uomini che urlavano frasi a sfondo sessuale e a volte si avvicinavano a loro, spaventandole. Allora, 25 anni fa, anch’io pensavo che esagerassero. Cosa vuoi che sia, mi dicevo. Ma allora ero molto giovane e anche estremamente immatura. Soprattutto pensavo fosse una cosa talmente normale da non farci neanche caso. Avevo in qualche modo accettato il fatto che essere donna significa accettare questo tipo di umiliazione. 

Una delle cose che manca in questo Paese (no, scusate, in questo Stato. Anzi, in questa città) è il fenomeno del catcalling. Tanto che quando l’altro giorno ne parlavo con Dan, americano doc, mi ha chiesto: “What do you mean by catcalling?“. Non sapeva neanche di cosa stessi parlando. Eppure, Sofia e le altre persone della sua età, non ne escludono la possibilità e reagiscono come si dovrebbe.

Appena arrivata a vivere qui avevo, modestamente, un bellissimo corpo proporzionato, giovane e sodo e, malgrado quella sera con Angela, mi ero quasi abituata a sentire commenti per strada. D’un tratto mi sono accorta che nessuno qui si osava dire niente. Pensavo fosse colpa dei miei chili in più, ma invece qui è diventata, sicuramente poco per volta, una questione di correttezza

Significa forse che gli americani sono più avanti degli italiani? Più sensibili? No, non credo. Anche loro, come i loro amici yankee, devono imparare a trattenersi, a non umiliare o spaventare le donne che camminano per strada.

E comunque, scrivendo queste ovvietà mi chiedo: ma di cosa stiamo parlando? Davvero siamo ancora qui, nel 2021 a dover spiegare agli uomini di smetterla di fare i porci? Davvero non ci arrivano da soli? Davvero ci tocca sprecare tempo ed energia per spiegare loro che davvero non è il caso?

Noi donne siamo prese in ben altro, per ora, tipo distruggere quell’ormai pesantissimo soffitto di vetro che ancora ci soffoca e non ci permette di guadagnare lo stesso stipendio degli uomini o di far carriera senza che qualcuno ci chieda se abbiamo intenzione di avere figli. 

Quindi, uomini che ancora gridate che bel culo, fateci un piacere: lasciateci in pace, e bel culo lo dite a vostra sorella.  Grazie.

In apertura New York, foto di Tobias/Unsplash