Diario americano: dal Venezuela a Minneapolis, l’ incubo continua

In diarioCult, Weekend

Dal blitz per catturare Maduro all’omicidio di una donna a Minneapolis per mano degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement: una manciata di giorni per sprofondare ancor di più nell’incubo firmato Trump

Colonialismo, imperialismo. Tutta roba vecchia, che anche per chi non ha studiato la storia stona, specialmente in un mondo così tecnologicamente avanzato. Non ne è venuto fuori mai niente di buono, dal colonialismo e dall’imperialismo e forse è per questo che sono anche passati di moda. I disastri che noi europei abbiamo fatto in Africa, per esempio, deturpandola, spremendola come olive nel frantoio, per poi abbandonarla ferita, distrutta, qualcosa avranno pure insegnato, no? L’imperialismo, poi, ha fatto sì che si potesse andare in un altro Paese e dire: “Da oggi, questa terra è nostra”, appiattendo così il mondo, rendendolo cristiano e occidentale come noi. Sono strategie politiche che puzzano di muffa.

Poi Putin va in Ucraina e dice: “Da oggi, questa terra è nostra”; Netanyahu va in Palestina e dice: “Da oggi questa terra è nostra”. L’Occidente si infuria, gli Stati Uniti si sentono di poter risolvere questi problemi. Trump, se non ricordo male, promette che entro ventiquattro ore dalla sua presidenza sarà in grado di portare pace. Non ce la fa, ma questo poi è un altro discorso.

Durante le mediazioni politiche tra Putin e Zelensky, Donald decide di lanciare bombe a Caracas, catturare Nicolas Maduro e annunciare al mondo che “da oggi, questa terra sarà gestita da noi”. Non ha ancora detto che è terra sua, ma poco ci manca. Insomma, avremo anche l’intelligenza artificiale e la cura per alcuni tipi di cancro, ma stiamo tornando indietro di almeno due secoli.

Come la storia ci insegna, la conquista di terre altrui non è fatta a caso. Trump può dire fino a che è (ancora più) rosso in faccia che l’intervento è stato fatto per il narcotraffico gestito da Maduro, o per liberare la popolazione venezuelana da un dittatore, ma sono certa che se il Paese sudamericano non sedesse su quantità enormi di petrolio, forse a Trump sarebbe importato ben poco della droga o del maltrattamento dei venezuelani da parte del loro dittatore. Non è solo il petrolio, ovviamente, che lo ha spinto a violare le regole americane, come avere prima l’autorizzazione del Senato, o quelle internazionali che non vedono di buon occhio questo tipo di comportamenti. Il disegno del presidente-quasi-dittatore degli Stati Uniti è chiaro: sta cercando un ordine occidentale che vuole gestire da Washington. Americanizzare il centro e il sud del continente per poterlo controllare. Imperialismo, colonialismo. Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima che il governo statunitense interviene per “portare democrazia” che, come diceva quel genio di Giorgio Gaber, è una ‘democrazia americana’, cioè falsa, con altri fini.

Poi noi che siamo cinici ma anche realisti, sappiamo che dal momento in cui la prima bomba è caduta a Caracas, non si è più parlato di Epstein, dell’economia americana mostra segni di stress, del movimento MAGA che comincia a lamentarsi di come stanno andando (male) i servizi per gli anziani e per i meno abbienti (che statisticamente sono quelli che hanno votato Trump), di come il livello di inflazione è ancora alto e la gente si lamenta perché non può permettersi di vivere una vita senza preoccupazioni, di come migliaia di immigrati vengono violentemente fermati per le strade delle città e portati via, alcuni senza un regolare processo. Sparisce, questa gente, e spesso nessuno sa dove vada a finire o perché. In sette minuti, si cambia discorso e si parla del Venezuela, di come SuperTrump ha salvato il popolo dall’egemonia di Maduro. Strano come vanno queste cose, no? Anche perché, e anche chi non ha studiato la storia dovrebbe esserne al corrente, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. A Minneapolis, mercoledì pomeriggio, una donna di 37 anni, madre di tre figli, viene freddata per la strada da un agente ICE (Immigration and Customs Enforcement). L’America è sotto shock, si parla solo di questo, il Venezuela ormai è roba vecchia. La Groenlandia, Cuba e altre azioni imperialiste devono aspettare che la polvere da sparo di Minneapolis smetta di volteggiare nelle strade del Minnesota. Donald Trump ha dichiarato la vittima un’agitatrice e una terrorista domestica. Insomma, siamo ormai in un periodo storico fantascientifico.

Se tre anni fa mi avessero detto che gli Stati Uniti sarebbero finiti così in basso, mi sarei fatta una risata e avrei spiegato che è impossibile: ci sono leggi nazionali e internazionali che salvaguardano il Paese e il mondo.

Svegliatemi, vi prego, da questo incubo.

In apertura, una manifestazione di protesta contro le politiche di Trump a Brooklyn, autunno 2025. Foto di Bradley Andrews/ unsplash

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