“Seguimos aqui”; siamo ancora qui e nessuno ci può fermare! Noi, i latini che Trump e l’ICE perseguitano strada per strada, casa per casa. Bud Bunny usa l’half time del Super Bowl per incendiare l’America e far arrabbiare il presidente
Tre anni fa circa ero in macchina con mia figlia Emma, che allora lavorava come cameriera in un
ristorante messicano, e mi fa: “Senti che bella questa canzone!”. Era una canzone in spagnolo,
molto bella. “Si chiama Bad Bunny, è portoricano. Sta diventando famosissimo!”.
Mi avevano colpito due cose: la prima, che mia figlia, che parla inglese e un po’ di italiano,
ascoltasse una canzone in spagnolo. Mi ha anche stupito il nome: bad, cioè cattivo, e bunny, che
significa coniglietto. A scuola mi hanno insegnato che questo tipo di accostamento di termini si
chiama ossimoro.
Poi è passato del tempo: Biden ha perso le elezioni, vinte da Trump; ICE ha iniziato a
terrorizzare tutte le persone centro e sudamericane; il Paese è diventato dittatoriale. Tre anni fa,
nessuno avrebbe mai immaginato una cosa del genere.
Di football americano non ci capisco veramente niente. Non capisco neanche perché abbiano
quella palla ovale: non possono usarne una rotonda come tutti gli altri sport? Perché fare gli
originali a tutti i costi? Ammiro, lo devo ammettere, quelle calze a maglia che si mettono e che
esaltano le chiappe. Anche se sono degli energumeni, si vestono esattamente come i ballerini sul
ghiaccio. Mi piacciono anche le pubblicità, che vengono pagate tipo un milione al minuto e che
sono bellissime. E poi il famoso half time, dove cantanti famosissimi propongono uno spettacolo
vero e proprio, con tanto di scenografia e centinaia di ballerini. l’NFL, la National Football
League, è considerata un’organizzazione progressista, fin troppo comunista per
un’amministrazione come quella di Trump. Quest’anno ha invitato Bad Bunny, creando
polemiche che sono andate avanti per mesi. È uno schiaffo alla politica di Bad Donald (questa
volta non si tratta di ossimoro), che vuole eliminare la presenza di persone che parlano spagnolo
negli Stati Uniti, trattandole come animali. Durante la campagna elettorale, li aveva chiamati
garbage (pattumiera), criminali che violentano le nostre donne, spacciatori che vivono nei
shitholes, in posti di merda e che mangiano i nostri cani e i nostri gatti. Essere latino americani in
questo periodo è un problema: c’è tanta gente che non esce di casa per paura di essere portata
via, che non manda i figli a scuola, che non va a fare la spesa, che non va dal medico o in
ospedale, men che meno a lavorare. Si nascondono, le persone con un forte accento spagnolo,
perché sono prede succulente per l’ICE.
Sì, ma poi Bad Bunny viene invitato alla trasmissione più seguita negli Stati Uniti e ha due o tre
cose da chiarire. Il suo spettacolo è stato una lezione di storia portoricana, Paese, devo ricordarlo,
che fa parte degli Stati Uniti in modo strano: si può votare per le primarie e basta. Anni fa,
quando andavo a trovare la mia amica Silvia Barladini nel carcere federale del Connecticut,
avevo conosciuto anche Alehandrina Torres, che si stava facendo decenni di carcere duro per
aver lottato per l’indipendenza di Portorico. Infatti, Bad Bunny ha ricordato al resto degli Stati
Uniti il periodo della schiavitù, quando si andava a tagliare la canna da zucchero per i bianchi. Ha
ricordato anche che malgrado le terribili ingiustizie, il suo popolo è unito, la comunità è al centro
della vita: ci si sposa, per davvero, ci si aiuta a vicenda, mi casa es su casa. Ha ricordato i sei
mesi di blackout del 2022 a Portorico con la canzone Apagon, che era diventata una lotta politica interna tra chi voleva privatizzare l’elettricità e chi era contrario. Bad Bunny ha anche pensato al
futuro delle persone latino americane, quando ha dato a un bimbo un Grammy in miniatura,
simile a quello che aveva vinto lui qualche settimana prima. Come a dire: “Anche tu puoi
diventare come me, nessuno ci può fermare!”. Ma la parte che ha fatto più arrabbiare big Donald
è stata la fine dello spettacolo, quando Bad Bunny ha fatto la lista di tutti i paesi americani, dal
Cile al Canada, con una di quelle palle ovali con su scritto Together We Are Americans, e
mentre la lancia, urla “Seguimos aqui”, siamo ancora qui. Apoteosi.
Il giorno dopo, Trump scrive uno dei suoi messaggi con le lettere tutte in maiuscolo dicendo che nessuno ha capito cosa dicesse, perché parlava spagnolo, dimenticandosi che è la seconda lingua più parlata negli Stati Uniti, e che anche se non si capivano tutte le parole, il messaggio era chiaro: lasciateci in pace.
Su una stazione televisiva di estrema destra, intanto, si era organizzato un altro half time, che
termina con un omaggio a Charlie Kirk, presentata dal cantante country Kid Rock, bianco che
più bianco non si può, che canta una canzone di Cody Johnson aggiungendo però un verso:
“C’è un libro da qualche parte a casa tua, che dovresti rispolverare,
C’è un uomo che è morto in croce per i nostri peccati
Puoi dare la tua vita a Gesù, in cambio Lui ti darà una seconda possibilità”
Sembra proprio una canzone che empatizza con chi deve nascondersi in casa per paura di essere
deportato. E, per quanto io non sia religiosa, non credo che Gesù starebbe dalla parte di ICE.
Anche se non parlava lo spagnolo, dico.