Diario americano: abbracciamoci! All’italiana…

In diarioCult, Weekend

Un viaggio in Italia è un viaggio tra differenze culturali, bagni senza cestini, corpi coccolati e commentati, buon pane, buon vino

Dopo due mesi in giro per l’Italia, sono finalmente tornata a casa. Benché siano stati due mesi
pieni di soddisfazioni, di incontri interessanti (Viola ha portato in giro il suo ultimo libro “Il volo del tacchino”, ndr) e di ottimo vino, avevo voglia di tornare nella mia casetta, riappropriarmi del mio letto, della mia routine e delle mie cose. Dopo tanti anni, questo viaggio in Italia mi ha fatto scoprire alcune piccole differenze tra il nostro Paese e gli Stati Uniti.
Oltre a quelli ovvi: scuole, sanità, economia, storia, cibo, ho scoperto dei dettagli che mi hanno
particolarmente colpito.
Per esempio, nei bagni italiani che ho frequentato, spesso non c’è il cestino della pattumiera.
Non è grave, eh? Però, da persona che si trucca, la sera non sapevo mai dove buttare la
salvietta struccante o il filo interdentale. Nel water, d’accordo, ma mi sembrava un enorme
spreco di acqua, considerato il fatto che stiamo distruggendo il nostro pianeta e chi è al
governo, in entrambi gli Stati, non sembra occuparsene.
Ho anche scoperto che in Italia fare la spesa costa molto, ma molto meno e che i prodotti sono
molto, ma molto più sani. Il pane, per esempio: qui a Boston costa dai tre dollari e cinquanta in
sù, è sempre molliccio ed è difficile compare solo due panini, per dire: le confezioni ne hanno
sempre almeno sei. Quando invece a Milano andavo a comprare il pane, che non è già
confezionato e quindi se ne può scegliere la quantità, qualsiasi scelta era ottima, anche quella
del Conad piccolino sotto casa. Il costo? Ottanta centesimi o giù di lì. Arrivavo sempre al
supermercato con almeno una banconota da venti euro per comprare un po’ di frutta, il pane,
una bottiglia di vino e un pezzo di formaggio e non riuscivo mai a spendere tutto. Dove vado io
di solito a fare la spesa, praticamente appena entri hai già perso almeno cinque dollari!
Un altro aspetto che mi ha colpito è la facilità con cui noi italiani commentiamo apertamente
l’aspetto fisico di una persona. Negli ultimi due anni, ho perso circa una ventina di chili e sono
diventata una strafiga. Mentre negli Stati Uniti pochi hanno commentato il mio aspetto, in Italia
non ne è mancato uno: “Ma come sei dimagrita, cos’hai fatto?” “Sei dimagrita troppo…” “Mi dai
la tua dieta?”. Ognuno ha detto la sua, come avevano commentato quando invece di perderli,
avevo preso molti chili. Benché questa volta si sia trattato di complimenti, mi ha fatto molto
pensare a come sia importante l’aspetto fisico, soprattutto in una donna. Se poi, alla terza volta
che mi si chiedeva come ho fatto a diventare magra e dicevo che da due anni mi inietto del
sano semaglutide, iniziavano altri commenti: “Ah, rubi l’Ozempic a chi ne ha davvero bisogno?
Sei una di quelle…”. Mi sono ritrovata a dover giustificare a chi non conosco il motivo della mia
scelta, che è personale e non ammette giudizio dagli altri. Hai voglia a spiegare che negli Stati
Uniti ci sono due farmaci: uno solo per i diabetici e l’altro per chi, come me, era sovrappeso con
pressione alta, colesterolo al massimo e un padre morto a 43 anni per non essersi curato e che
no, non è come in Italia che costa tantissimo, per cui è la medicina dei ricchi: a me la paga
l’assicurazione medica, dico, sapendo di iniziare una terza fase di discussioni sulla sanità
pubblica. Insomma, non se ne viene fuori.
Infine, ho notato più spesso delle altre volte l’affetto fisico che noi italiani diamo
spontaneamente anche a chi conosciamo poco: ci si abbraccia, ci si bacia, ci si complimenta
con una naturalezza disarmante. Qui, invece, non esiste che due uomini si bacino, per esempio,
o che ci si abbracci, a meno che non ci si conosca molto bene. C’è, tra un americano e l’altro,
una specie di pudore o di distacco emotivo che sono difficili da abbattere. Io, che abbraccio
sempre tutti, anche qui a Boston, sento il corpo dell’altro irrigidirsi, come a dire non toccarmi.
Ancora adesso, dopo tanti anni, faccio fatica a trattenermi.
Adesso invece sono contenta. Contenta di essere riuscita a scrivere un pezzo che non parlasse
dello schifo che la politica ci propone ogni mattina sui giornali.
Se mi impegno, ce la faccio.

In apertura: Giardino botanico, Gardone Riviera, foto Sara Ferrari/ unsplash