Davanti al Vesuvio, cercando le tracce della storia: Rosi tra realtà e memoria

In Cinema

“Sotto le nuvole” è il nuovo film-documento, ricco di maestria artistica, del Leone d’oro di “Sacro Gra”: che si muove sopra e sotto Napoli, tra turisti e speleologi giapponesi, un insegnante che legge Victor Hugo e alcuni marinai siriani di ritorno dall’Ucraina. Premio speciale della Giuria alla Mostra di Venezia è un’operazione originale, rigorosamente in bianconero, che regala forza e fantasia poetiche. Opera di un detective del visibile e dell’invisibile che in apparente disordine fa dialogare passato e presente

Grande difensore del documentario, che è un pezzo basilare del cinema, già uscito vittorioso dalla Mostra di Venezia (Leone d’oro 2013 con Sacro Gra, miglior film di Orizzonti con Below sea level, 2008) e dal Festival di Berlino con Fuocoammare (2016), Gianfranco Rosi torna al Lido e scompiglia le carte vincendo il Premio speciale della Giuria con Sotto le nuvole, che fa la spola tra l’al di qua e l’al di là di Napoli, del Vesuvio e Pompei, con la rassicurante benedizione di Jean Cocteau che diceva: il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo. Un al di là terra sotterraneo, che contiene le antiche memorie di un’eternità ancora e sempre in servizio (storia, poesia della civiltà scomparsa ma sempre presente), ampliando una geniale intuizione di Fellini, quando in Roma scende nelle viscere della terra dove si disturbano, per il metrò, le vestigia di una casata patrizia dell’antica città.

Il nuovo film, che ha tutta la potenza di un racconto non solo documentario, sebbene questo ne sia alla base, inizia con una scossa di terremoto, la prima di una serie: quindi molti squilli di telefono e centraline intasate dei vigili del fuoco, invisibili protagonisti, chiamate concitate, rassicurazioni d’ufficio a vecchie signore in pena. E’ un’opera ibrida, popolata di presente e passato, forse anche di futuro, in cui Rosi mescola come un prestigiatore tempo e spazio: sotto il livello (ancora una volta siamo below, nei tunnel del sottosuolo, come nei Miserabili francesi di Hugo), turisti e archeologi giapponesi sono davanti al mistero dei frammenti del passato della Villa Augustea, mentre sopra viaggia la circumvesuviana, un insegnante del doposcuola fa lezione e legge proprio Hugo, una conservatrice del museo fa il suo lavoro e sul mare alcuni marinai siriani vanno e tornano dall’Ucraina col grano.

Il fascino dell’operazione, rigorosamente in bianco e nero e non potrebbe essere altrimenti, sta proprio nell’apparente disordine di Rosi che è stato tre anni davanti al Vesuvio a cercare le tracce della storia, facendo il detective non solo del visibile ma soprattutto dell’invisibile, intuendo nel passato cose preziose che si mescolano, sembra alla rinfusa, alle voci del presente. In realtà Rosi si immerge in una materia sconosciuta, come in altri suoi film, e non segue precise segnaletiche ma va a cerchi concentrici fino a finire nelle spire delle correnti del mare dove nascono i tremori che sconvolgono i Campi Flegrei (un parallelismo o una risposta alla Parthenope di Sorrentino?).

Fra napoletani doc e turisti che si aggirano tra il Golfo e il Vesuvio, scendendo spesso sotto terra nelle magiche rovine di Ercolano e Pompei con le loro ville romane e le istantanee di vita, Rosi gira un oggetto filmico non identificabile se non nella forza e fantasia poetiche che semina lungo 115 minuti per animare le statue di ieri. Tra i tombaroli che fanno il loro identikit inseguiti dalle forze dell’ordine, c’è spazio anche per i devoti con gli ex voto e le cripte, il Santuario della Madonna dell’Arco: ogni inquadratura rimanda al complesso delle immagini, ognuna con un plusvalore paranormale. Il film vive di un insieme in cui il fascino della memoria incontra un cinema che riprende sempre qualcosa che non possiamo vedere ma che Rosi riesce ad esprimere con un alto tasso poetico mai retorico, lui che gira il mondo per recuperare la materia viva delle cose, senza cercare di ricomporla ma spiegarla.

Sotto le nuvole, film-documentario di Gianfranco Rosi

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