La mostra DASH di Cao Fei, visibile fino al 28 settembre a Fondazione Prada, Milano, si presenta come un’indagine immersiva sulle trasformazioni dell’agricoltura contemporanea e sulle nuove forme di relazione tra umano, tecnologia e territorio. Attraverso il passaggio dalla prima tecnologia agricola come gesto cosmogonico fino ai sistemi di smart agriculture e all’intelligenza artificiale, la mostra mette in tensione tradizione e automazione, suggerendo la nascita di nuove forme rituali e simboliche. In questo scenario ibrido la macchina inaugura una nuova ecologia dello sguardo e si prepara a riconfigurare il rapporto tra uomo, terra e cosmo.
Ogni svolta tecnica inaugura un nuovo regime simbolico.
L’agricoltura rappresenta la prima tecnologia umana, il primo gesto attraverso cui l’umanità ha potuto incidere il proprio ordine sul vivente e ha solcato il passaggio tra natura e cultura, trasformando la terra in nutrimento e il ciclo delle stagioni in tempo storico. L’atto tecnologico non si esaurisce mai alla sola produzione: è una pratica simbolica, poietica, attraversata da spostamenti e tensioni che riorganizzano il rapporto tra l’agire umano e ciò che lo circonda, facendo emergere configurazioni in cui terra, cielo e umanità sono parte di una stessa continuità. Oggi, queste configurazioni originarie sembrano trovarsi sulla soglia di un mutamento radicale. Reti ibride, coscienze digitali, droni volanti, e sistemi algoritmici paradossali hanno proiettato l’atto tecnologico primigenio dell’agricoltura all’interno di una nuova fase, definita “intelligente”. La terra diventa il luogo in cui convivono la più antica memoria geologica e la più avanzata sperimentazione tecnologica in cui la macchina stessa – la tecnica – si “coscientizza”. È il dischiudersi di una tensione tra gesti originari e quelle forme potenziali e intelligenti che non sono più unicamente oggetti, ma non sono ancora pienamente soggetti.
Questo passaggio, questo mutamento antropologico di forme intelligenti a metà tra essere strumenti e gesti tradizionali, da anni interessa la pratica artistica di Cao Fei e si consolida all’interno della mostra DASH presentata a Milano in stretta collaborazione con Fondazione Prada, visibile fino al 28 settembre 2026. La mostra, sintesi della ricerca degli ultimi anni dell’artista, diviene un campo d’analisi della soglia antropologica che divide – o unisce – l’umano dalla macchina e si propone di interrogarsi sulle nuove possibili relazioni che queste macchine coscienti stanno inaugurando con la cultura. Ogni mutamento tecnico è generatore dei propri miti e reclama una forma rituale capace di renderlo abitabile: non si tratta di interrogare il rapporto tra tradizione e innovazione, bensì di constatare la nascita di una nuova cosmogonia al di là dell’umano. Una ritualità postumana in cui il gesto agricolo riconfigura le proprie liturgie e i propri simboli attorno a forme di intelligenza che non appartengono più esclusivamente alla macchina ma nemmeno all’uomo. DASH, il nuovo progetto di Cao Fei, decide di porsi in questo nuovo spazio teorico.
DASH prende forma da una ricerca che Cao Fei (1978, Guangzhou, Cina) sviluppa nell’arco di tre anni attraversando aree agricole della Cina meridionale e nord-occidentale e alcune aree del Sud-est asiatico dove l’agricoltura contemporanea si sta progressivamente riconfigurando all’interno di sistemi di smart agriculture. L’indagine dell’artista si configura come un dispositivo ibrido e multidisciplinare che unisce analisi scientifica, ricerca documentaria, cultura popolare, materiale d’archivio, video, immagini espanse e realtà virtuale, ritraendo un paesaggio rurale attraversato da trasformazioni profonde. Lavorando in stretto contatto con l’azienda XAG, leader dell’agritech cinese, Cao Fei ha potuto osservare l’avvento di una globalizzazione tecno-digitale delle terre e le questioni etiche che tale convivenza sta sviscerando: è l’avvento di una nuova forma di conoscenza ibrida che riconfigurerà l’intelligibilità stessa del territorio e inaugurerà nuove forme di negoziazione tra uomo, tecnica e cosmo.

Il percorso espositivo si apre nel Podium, al piano terra, con un ambiente immersivo che assume i tratti di un paesaggio rurale sospeso tra infrastruttura agricola, tenda sciamanica, laboratorio meccanizzato e un sito archeologico del futuro. Cao Fei ricostruisce un ecosistema ibrido dove ai granai tradizionali per la conservazione del riso si affiancano carcasse di droni, pannelli solari, fotografie aeree, dispositivi tecnici: nuovi ex-voti di un paesaggio tecno-globalizzato. Al centro della stanza, un’ampia tenda risaia accoglie il video DASH (2026), fulcro dell’intero progetto. Nel video l’artista riflette sul ruolo dell’automazione nel mutamento radicale della modalità di percepire e abitare il territorio. È il segno della nascita di una nuova ecologia dello sguardo in cui il drone assume una coscienza propria: il suo volo inaugura una prospettiva altra, zenitale, non più antropocentrica e materializza la necessaria interdipendenza tra gesto umano e tecnologia. Nel video il drone è celebrato come fosse un sacrario all’interno di un nuovo rito di passaggio propiziatorio. Un rito di trance algoritmica che abita il paradosso dell’agricoltura e della terra contemporanea: conserva memoria e gesti ancestrali ma al contempo diviene il più avanzato campo di sperimentazione tecnologica. Il drone viene consacrato, viene incorporato all’interno del rito, ridefinisce la soggettività umana: l’avvento della tecno-globalizzazione non ha ucciso il mito, ma ne ha esteso il sistema simbolico. Il primo piano della mostra si configura come un archivio. Attraverso fotografie, documenti, video, oggetti, Cao Fei ricostruisce la genealogia della tecnologia agricola dimostrando che è sempre stata tecnologia del corpo e costruzione politica. Raccoglie materiali che attraversano la storia della Repubblica Popolare Cinese, immagini di propaganda agricola del Secondo Novecento fino alle più avveniristiche sperimentazioni tecniche per dimostrare come il paesaggio rurale – la terra – sia sempre stata spazio di sedimentazioni di modelli economici, ideologie, visioni del mondo, volontà di potenza. Rende visibile come ogni rivoluzione tecnica si possa inscrivere entro una continuità culturale, producendo nuove forme di sapere, e insieme, un nuovo sistema simbolico.

Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”
È da questa prospettiva che gli interrogativi di Cao Fei acquistano un peso radicale e ritraggono i paradossi e la complessità del presente: «Come dobbiamo relazionarci a queste potenti forme di “intelligenza” che non sono né puri oggetti né soggetti tradizionali? Come possiamo instaurare relazioni nuove e reciproche con la tecnologia dal punto di vista etico? Che cos’è davvero la sostenibilità?» – e infine – «Verso quale futuro ci stiamo dirigendo?».
Cao Fei, DASH, Fondazione Prada, Milano, fino al 28 settembre 2026
In copertina: Cao Fei, Dash (still), 2026. Video a doppio canale, colori, suono, 47min. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada in occasione della mostra “Dash”.