Dall’India e non sull’India. Di bagliori e di fughe, al PAC

In Arte

Tra intuizioni riuscite e scelte poco leggibili, la mostra “INDIA. Di bagliori e di fughe”, al PAC di Milano fino all’8 febbraio 2026, propone un percorso denso ma frammentario, dove la complessità sostituisce il tema e il processo prevale sulla forma, il cui risultato è una mostra aperta di non facile lettura, da vivere come attraversamento più che come narrazione.

INDIA. Di bagliori e fughe, a cura di Raqs Media Collective e Ferran Barenblit al PAC di Milano fino all’8 febbraio 2026, si presenta come una mostra che non vuole raccontare l’India dall’esterno, ma lasciare che siano pratiche, gesti e linguaggi degli artisti a emergere senza filtri. L’impressione iniziale, nella prima sala segnata da materiali e accumuli che ricordano più un ambiente di scarti che un’introduzione tematica, ci interroga su quale relazione esista tra ciò che vediamo e l’India evocata dal titolo. La risposta arriva implicita attraversando le sale e si chiarisce nei discorsi dei curatori raccolti nel talk con gli studenti d’arte milanesi: il progetto non intende offrire un’immagine dell’India, né tantomeno un compendio identitario, ma mostrare opere “dall’India”, nate da una condizione di dialogo e scambio, per lo più prodotte durante la residenza milanese alla Casa degli Artisti che ha coinvolto i ventotto artisti in mostra.

La provenienza diventa così parte del processo, non contenuto, e il linguaggio del contemporaneo circola in forme molteplici, senza sottostare ad aspettative esotiche o narrative precostituite. La densità evocata dai curatori – culturale, storica, urbana, emotiva – attraversa le sale più come tensione che come metodo, creando un percorso volutamente non lineare, in cui la relazione tra le stanze è affidata alla sensibilità del visitatore più che a una chiara regia curatoriale. Proprio questa scelta genera però uno scarto percettivo netto: da un lato l’interesse per l’approccio aperto, dall’altro la sensazione diffusa che la mostra risulti frammentaria, talvolta caotica, priva di un apparato critico capace di sostenere la complessità del progetto.

Le didascalie minimali e i testi generici non aiutano a comporre un quadro unitario e molte opere paiono procedere per linee autonome, con un filo tematico che resta alluso più che dichiarato. In alcune stanze la forza visiva supplisce alla mancanza di orientamento – come nella sala dedicata al corpo, tra anatomie e scritte murali, o nell’ultima, dove i ritratti sagomati di figure indiane creano un ambiente immediato e incisivo – mentre altre sembrano oscillare tra bozzetto e installazione non del tutto risolta, quasi sospese in una condizione di allestimento incompiuto. Anche la performance offerta agli studenti, collocata come momento chiave del discorso curatoriale, soffre di un’ambiguità di formato: più reading che azione, si distende in un tempo lento e autoreferenziale che fatica a coinvolgere. Ma trova uno spunto convincente nel passaggio di una piccola scultura trascinata su un carrello che accompagna la lettura bilingue di riflessioni sul fare arte, gesto semplice che riesce a rendere tangibile l’idea di scambio e attraversamento culturale alla base del progetto.

Nel complesso INDIA. Di bagliori e fughe appare come un dispositivo aperto, costruito più sul processo che sulla forma, intenzionato a restituire la pluralità delle ricerche contemporanee indiane senza ricondurle a una sintesi rassicurante. È un tentativo ambizioso, che rivendica la possibilità di sottrarsi a un frame eurocentrico ma che, nella sua struttura, rischia di lasciare il pubblico senza appigli, affidando alla soggettività dello sguardo ciò che avrebbe richiesto una maggiore chiarezza curatoriale. E tuttavia proprio questa difficoltà sembra parte del senso della mostra: un insieme di bagliori, fughe, densità e passaggi che non pretende di essere compreso fino in fondo, ma di essere attraversato.

INDIA. DI BAGLIORI E FUGHE. PAC Milano, fino all’8 febbraio 2026

Tutte le immagini: vedute della mostra INDIA. DI BAGLIORI E FUGHE. PAC Milano, 2025. Foto Nico Covre

(Visited 8 times, 1 visits today)