La guerra eterna alla bellezza

In Weekend

Dalla morte di Khaled al-Asaad indietro nei secoli: Viviano Domenici, in un libro importante, racconta la lotta di potere che si è sempre giocata sull’arte e sui simboli

 Contro la bellezza –La sfida per salvare i tesori dell’Arte dalla furia dell’Isis è un libro speciale, perché riesce a rendere fatti di cronaca brutale e strategie militari qualcosa di vero, vivo, ramificato nelle profondità della storia che coinvolge e condiziona ancora la nostra visione del mondo, le nostre scelte personali e politiche.

Viviano Domenici, per raccontarci il terribile scempio delle opere d’arte da parte dell’Isis, parte da una vicenda nota, quella dell’uccisione dell’archeologo ottantaduenne Khaled al-Asaad, decapitato con un coltello in una piazza di Palmira, in Siria,  vicenda che lo coinvolge personalmente, essendo amico e avendo lavorato a fianco di Khaled al-Asaad.

distruzione palmira

Per spiegare il senso del suo libro, della suo percorso, della sua sfida, dice Domenici: «L’orrore della sua esecuzione ricalca un copione scritto millenni fa. Tutta la storia dell’iconoclastia è scandita da teste staccate a coltellate o a colpi di mazza,“per rendere più morti i morti” come dicevano gli Assiri, per cancellare la loro identità e dignità, e ridurre il corpo decapitato a cosa. Gli assassini dell’Isis hanno fatto tutto questo a Kalhed al-Asaad, convinti di averlo così ridotto a materia informe, a niente umano. Si sbagliano, lo ricorderemo sempre per quello che ha fatto; questo è l’unico modo per non far morire mai una persona. La sua tragica fine risponde anche alla domanda che più volte mi è stata posta negli ultimi mesi: “Ma è proprio il caso di occuparsi di vecchie statue mentre quelli dell’Isis tagliano la gola a degli innocenti?” La vita e la morte di Khaled al-Asaad ci dicono di sì».

Domenici ci porta, arretrando nel tempo, a ripercorrere devastazioni e atrocità, ma insieme riesce a riportare alla luce splendori di quelle civiltà prima che venissero assassinate e quindi a riportarle in vita attraverso la Fama, come la chiamavano gli antichi greci. Viene un po’ in mente la struggente preghiera di Elettra morente a Giove ne I Sepolcri di Ugo Foscolo:

E se, diceva,
a te fur care le mie chiome e il viso
e le dolci vigilie, e non mi assente
premio miglior la volontà de’ fati,
la morta amica almen guarda dal cielo
onde d’Elettra tua resti la fama. –

Domenici spiega: «Il percorso del libro passa dalla distruzioni delle statue nel museo di Mosul all’esplosione di Nimrud, a quella che sgretolò i Buddha di Bamihyan, alla presunta scomparsa del tesoro archeologico di Kabul, al saccheggio del museo di Baghdad. E via via più indietro, alle teste vere e di marmo cadute durante tante rivoluzioni, religiose e non, al genocidio culturale dei popoli delle Americhe in nome della Croce, alla devastazione dei capolavori di Costantinopoli da parte dei Crociati, alla furia omicida dell’Islam medievale sempre pronta a riemergere improvvisa, all’iconoclastia bizantina dell’VIII-IX secolo, allo sterminio degli ‘idoli’ del mondo classico a opera dei primi cristiani. E ancora più indietro nei secoli, fino all’uccisione simbolica delle statue da parte degli Assiri che tagliavano le teste agli uomini – oltre che alle sculture – e le mettevano in mostra per terrorizzare i nemici; esattamente come fa l’Isis oggi. La ricerca era ormai quasi finita ed ero tornato alle radici del male che da sempre spinge l’uomo – di qualunque etnia e di qualunque cultura – a distruggere le immagini per imporre il suo dominio sui suoi simili».

Prima, durante e dopo, c’è il contrabbando – sporco di sangue – delle opere d’arte per autofinanziare il terrorismo, davanti allo sguardo distratto delle Grandi Potenze Occidentali, prese solo a controllare le vie del petrolio. E se Khaled al-Asaad è il piccolo-grande eroe contro le Forze del Male, come in ogni grande romanzo potremmo anche individuare una Regina Oscura, e la più tremenda è forse sant’Irene, imperatrice- di Bisanzio che, nel 780 avvelena il marito, per succedergli al trono in nome del figlio minorenne. Nel 787, per consolidare il suo potere, convoca il primo Concilio di Nicea in cui riesce a stringere un accordo con il clero iconoclasta e a fondare ufficialmente il culto delle immagini, dal cui commercio trae enormi ricchezze. Irene,‘la conciliatrice’, cerca poi di far uccidere il figlio, ma lui sfugge, allora lei gli cava gli occhi nella stessa stanza in cui lo ha partorito.In premio, la Chiesa ortodossa la fece santa. Quasi una parabola di come la storia, o meglio il potere ci manipoli.

Viviano Domenici Contro la bellezza, La sfida per salvare i tesori dell’arte dalla furia dell’ISIS Introduzione di Flavio Caroli Sperling & Kupfer, pp 265, € 19

Foto: courtesy Sperling & Kupfer. In apertura Khaled al-Asaad

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