Il popolare festival di musica classica cambia “bacchetta”. La nuova direttrice artistica punta a valorizzare armonizzandole le differenze: i musicisti giovani e quelli già affermati, il repertorio barocco, quello romantico e la contemporanea, ma anche le composizioni da film e altro ancora. Intervista
I debutti non finiscono mai. Speranza Scappucci, tra le punte di diamante della direzione d’orchestra italiana, direttrice ospite principale alla Royal Opera House Covent Garden di Londra, già direttrice musicale all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, nonché prima donna italiana ad aver diretto, alla Scala, sia la Filarmonica sia una produzione operistica, esordisce ora anche come direttrice artistica, a MITO SettembreMusica.
Sul festival, da vent’anni esatti appuntamento per la rentrée dei musicofili torinesi e meneghini, il sipario si è alzato la scorsa domenica 6 settembre. E, pur quasi a ridosso dell’inaugurazione, in una settimana densa di preparativi, Scappucci ha voluto accordarci un colloquio.
Romana, ma cittadina del mondo per estensione della sua carriera e dei suoi studi, assume adesso un incarico in due luoghi significativi del panorama culturale italiano, ma, a livello personale, già teatri di importanti appuntamenti professionali: La Cenerentola e Le nozze di Figaro al Regio – ricorda –, il più recente sodalizio scaligero (Lucia di Lammermoor), e, per tre anni, su Rai 3, l’«esperienza meravigliosa» della Gioia della musica, con Corrado Augias e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.

Quartetto della Scala
Non solo affinità geografica per questo debutto, ma anche di ruolo, poiché la direzione artistica non si discosta poi tanto dalla guida di un’orchestra: «Le due funzioni, certamente diverse, hanno però molti punti in comune: il direttore d’orchestra è leader dal podio, ma instaura con i musicisti in orchestra – e con i cantanti sul palcoscenico, nel caso di un’opera – una collaborazione volta a creare un’unità. Allo stesso modo, nella direzione artistica di un festival, le idee arrivano dal direttore, dalla direttrice, ma senza una squadra di persone capace di mettere in pratica quanto immaginato, non si ottiene alcun risultato. È in un certo senso un microcosmo di collaborazioni e si tratta di coordinare tanti elementi diversi, come si coordinano gli strumenti di un’orchestra».
Una visione della leadership che si riflette sulla scelta stessa del tema del festival: Harmonia. E l’acca non è un vezzo, ma un rimando esplicito all’origine greca della parola e alla dea che porta questo nome, figlia, secondo la mitologia, dei caratteri contrapposti di Ares e Afrodite. Spiega appunto la direttrice: «Il concetto di armonia contiene in sé quello di diversità, di tensione, di dissonanza. Senza dissonanza non c’è armonia». Poi, esplicitando più nel dettaglio il senso di pluralità e contrapposizione che sottende allo spirito della rassegna: «Lo stesso vale per la società e il mondo di oggi, dove occorre armonizzare le differenze, valorizzandole. E in questo festival vogliamo valorizzare tante cose diverse: i giovani, gli artisti più noti, la musica barocca, la musica contemporanea, il repertorio romantico, il periodo classico, la musica da film…».
Va da sé che i concerti, che si succedono fittissimi fino al 20 settembre, sono quanto mai variegati, oltre che ispirati da un’intima idea di contrasto. In tal senso, Scappucci tiene a menzionare il War Requiem di Britten – che ha aperto alla Scala la rassegna, sotto la bacchetta della direttrice australiana Simone Young –, opera in cui convivono i temi della guerra e della pace. Oppure il contrasto di repertorio che animerà il concerto in programma il 12 al Dal Verme (e l’indomani al Conservatorio Verdi di Torino), in cui «al dolore e all’angoscia della pandemia espressi nel Canto del silenzio per viola e orchestra di Simonide Braconi si contrapporrà la luce di una Sinfonia Haffner di Mozart».
All’insegna della varietà sono anche le formazioni che si avvicendano sui tanti palcoscenici del MITO: oltre alle grandi orchestre sinfoniche, si spazia dal ‘classico’ trio violino/violoncello/pianoforte, il Trio Rinaldo (il 18 al Teatro Vittoria di Torino, il 19 al Teatro della Quattordicesima di Milano), al più inusuale trio violino/clarinetto/pianoforte, con l’Histoire du Soldat di Stravinsky (domenica 13 al Piccolo Regio di Torino); dal quartetto per eccellenza – naturalmente quello d’archi – con i solisti della Scala, per il triplo appuntamento con i Quartetti di Beethoven, a quello più raro di clarinetti, con l’Italian Clarinet Quartet (il 16 al Tempio Valdese di Torino, l’indomani al Teatro Martinitt a Milano); ci sono poi i recital solistici, dove il pianoforte fa per una volta spazio anche al violoncello di Mattia Zappa (il 13, alla Certosa di Milano) o alle percussioni di Adélaïde Ferrière (il 10 alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani di Torino, l’11 alla Santeria Toscana 31 di Milano).

Adélaïde Ferrière (foto @ Cécile Lhuillier)
Vale poi la pena di ricordare il concerto che Scappucci offrirà alle due città (il 16 alla Chiesa di S. Barnaba in Gratosoglio, il 17 alla Chiesa di San Filippo Neri di Torino), che prevede l’esecuzione dello Stabat Mater di Rossini. A proposito della scelta del repertorio, illustra la direttrice: «Da un lato cercavo un’opera la cui esecuzione richiedesse il coinvolgimento del maggior numero possibile di forze artistiche, in modo da combinare i giovani delle orchestre dei conservatori di Milano e Torino, un coro locale – il coro Maghini di Torino –, e alcuni solisti di fama internazionale; dall’altro lo Stabat Mater è molto affine tematicamente al nostro festival: tratta della morte e della vita, del dolore e della speranza, di una madre che perde un figlio in maniera così straziante e violenta, simbolo di ogni madre che perde un figlio, per esempio durante una guerra».
Infine va menzionata la prima mondiale di KAOS per orchestra, lavoro commissionato dal festival alla compositrice Paola Prestini, che l’Orchestra della RAI, sotto la guida di Michele Mariotti, eseguirà il 12 all’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino e la sera seguente alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano.
Ma questo non è che un scorcio: come si è detto, il programma di MITO SettembreMusica è fittissimo: fra proposte, giorni, orari e cornici concertistiche, ce n’è per tutti. Una scelta sarà invece obbligata, quella dell’aperitivo pre o post concerto: per non far torto né alla capitale del vermouth né a quella del bitter, non c’è dubbio che sarà un Milano-Torino.
In copertina Speranza Scappucci (foto @ Yasuko Kageyama)