Una favola d’Aspromonte dannatamente vera

In Cinema

“Aspromonte . La terra degli ultimi” è l’ultimo film scritto e diretto da Mimmo Calopresti, calabrese come i suoi protagonisti (Marcello Fonte, Franco Colella, Marco Leonardi). E come lo scrittore Pietro Criaco, al cui libro si è ispirato per raccontare i fatti del 1951 di Africo Antico, paese di montagna scosso da una rivolta popolare per costruire una strada. Una porta aperta verso il mondo

Il sogno di un riscatto collettivo, dell’uscita dall’isolamento, la speranza di far parte di un mondo più grande che diventa l’emigrazione nella povertà, l’abbandono di una terra meravigliosa e amata per accettare una vita da reietti, da stranieri, in un mondo civile soprattutto per gli altri. Il racconto, tutto italiano, delle promesse mancate, che non arrivano mai, di uno stato e una società che non garantiscono diritti e cittadinanza ma poi chiedono ai loro sudditi di riconoscerli e rispettarli. Una battaglia coraggiosa, epica per riscattare la propria vita da una condizione di “canaglia pezzente”, coronata alla fine da una vita di successi, in scena però a centinaia di chilometri da dove quella battaglia si è combattuta.

Detto più o meno con le parole del suo autore, è con questo vero catalogo delle contraddizioni del nostro paese, del nostro Sud, che Aspromonte – La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti (La seconda volta, L’abbuffata, La fabbrica dei tedeschi) riassume i suoi uomini e le sue donne, i loro pensieri e ciò che fanno: in più, nei racconti della montagna e dei suoi abitanti che si ribellano a una secolare, infame sorte, c’è quella forza rocciosa, quell’impulso allo scontro, quasi cieco alle difficoltà e ai nemici, che sono tratti tipici del popolo, in qualche modo anche della terra di Calabria. Per fare un film così ci voleva un gruppo compatto, coeso, anche etnicamente. Un regista di Polistena e tre protagonisti nati a Catanzaro, Melito e in Australia ma da genitori di Locri. E uno scrittore, Pietro Criaco nato proprio ad Africo, dove i fatti si svolgono, cui ispirarsi. 

Parte infatti dal suo romanzo Via dall’Aspromonte, sceneggiato qui per lo schermo da Calopresti con Monica Zapelli, il racconto dei fatti del 1951 di Africo, che di pochi mesi precedettero la quasi totale distruzione del paese in seguito ad una alluvione. In questo paesino arrampicato sulla montagna gli abitanti vivono senza elettricità e acqua corrente, medico condotto e scuola (il film è girato in realtà in due centri vicini, Ferruzzano, e Roghudi): lì, un tragico giorno una donna muore di parto perché il dottore che doveva soccorrerla non riesce ad arrivare in tempo. Il motivo? Non esiste una vera strada di collegamento con gli altri centri, solo tratturi e terra battuta, adatti a muli e asini, non certo all’automobile. Esasperati da questa ennesima dimostrazione dello stato di abbandono in cui vivono, gli abitanti del paese vanno a protestare dal prefetto, che sta alla marina, ad Africo Nuovo, lo assediano, gli strappano la promessa di un medico e di una vera via.

Ma il tempo passa senza novità e così gli uomini, capeggiati dal carismatico manovale Peppe (Francesco Colella), decidono di unirsi e costruire loro stessi la strada. Anche i bambini lasciano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. E la giovane, appassionata Giulia (Valeria Bruni Tedeschi) nuova maestra elementare che viene da Como con il suo carico di entusiasmo didattico, accolta solo dal Poeta (Marcello Fonte, miglior attore a Cannes 2018 per Dogman e nel nuovo Pinocchio di Garrone con Benigni, Proietti e Papaleo), che dipinge, compone versi (senza mai esser andato a scuola) e apprezza l’isolamento e la bellezza del suo paese, si trova sola a voler insegnare l’italiano: spiegando che “se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i ragazzi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e scrivere”. A risolvere la questione si presenta il brigante Don Totò (Sergio Rubini), che detta la vera legge che con la forza, minacciando e sparando, e blocca i lavori, perché Africo non può diventare davvero un paese “italiano”, facendo poi leva su molti genitori, spaventati all’idea che “se costruisci la strada tuo figlio sarà il primo a partire”. Si, Don Totò alla fine è arrestato, ma tutti scapperanno comunque, com’è accaduto veramente ad Africo Antico, compreso Peppe e il figlioletto Andrea, e il combattivo Cosimo (Marco Leonardi, il ragazzino protagonista di Nuovo cinema Paradiso, assai più di recente nel cast di Anime nere di Munzi). 

Aspromonte – La terra degli ultimi è il racconto del Sud, del suo orgoglio, della forza di un’identità che diventa prigione, della grandiosa bellezza della sua natura. Il Sud come luogo geografico e dell’anima. Inferno e paradiso, cronaca e favola”. Calopresti, che dice questo, il Sud lo disegna simile ad altri luoghi ai margini, nel mondo. Vivo, disperatamente alla ricerca di un futuro. E il suo quasi western moderno vuol raccontare non un mito ma la realtà vera, materiale e psicologica, di un popolo di frontiera che cerca una sua nuova civiltà. A differenza del Far West, però, la nuova frontiera stavolta è una linea immaginaria, e chi la supera quasi sempre finisce per andare altrove.       

Andrea, cinquant’anni e più dopo i fatti torna a vedere la terra in cui è nato: ma non è mosso solo dal rimpianto della propria infanzia, anzi forse più dal ricordo di quel che è stato, che sarebbe potuto essere, dalla bellezza d’aver vissuto un sogno e d’essersi nutrito del cibo dell’utopia con pienezza. Ora i vividi colori delle montagne splendide dell’Aspromonte vincono sul bianco e nero di una vita povera e senza speranza. E il film, che si sforza di restare sempre all’interno delle psicologie e della cultura che sta mettendo in scena, offre un “mondo del cuore” di fatto scomparso, ma mai dimenticato. A tratti la messa in scena è un po’ convenzionale, soccorrono il ritmo narrativo e il supporto del paesaggio che si fa sempre più personaggio, vivo, attivo. Nel 1951 il paese sarà distrutto da una doppia fiumana, quella dell’alluvione e quella della gente che emigra per una vita migliore fatta di lavoro, luce, acqua, medici, scuole. Lasciando nello spettatore il ricordo di una storia drammatica ma anche un po’ fiabesca, del sangue che scorre tra la miseria grigia ma anche della poesia dei ragazzi, e della musica di Nicola Piovani.

Aspromonte – La terra degli ultimi, di Mimmo Calopresti, con Valeria Bruni Tedeschi, Sergio Rubini, Marcello Fonte, Francesco Colella, Marco Leonardi, Romina Mondello, Carlo Marrapodi