Armando Della Vittoria può morire. E IL TOPO no!

In Arte

E IL TOPO è una rivista fondata a Napoli nel 1992 da Gabriele di Matteo e Franco Silvestro insieme a Piero Gatto, Vedovamazzei e Armando della Vittoria, che su queste pagine ce ne regala il racconto in prima persona. Scomparsa a Milano nel 1996, rinata dopo 16 anni, dispersa, individuale e multipla, E IL TOPO è oggi un “movimento” internazionale e transgenerazionale che veicola un atteggiamento sovversivo e libertario, il cui modus operandi – a tratti sottilmente polemico – non riconosce ruoli prestabiliti, né stili personali.

Mi chiedono, ogni tanto, se Armando Della Vittoria esista davvero.
Oppure, con maggiore brutalità: se io non sia semplicemente Gabriele Di Matteo sotto mentite spoglie. La domanda è legittima, ma mal posta. Perché presuppone che l’identità sia un dato da accertare, quando invece – almeno qui – è un mezzo di lavoro. Armando Della Vittoria non nasce per nascondere qualcuno, ma per rendere possibile qualcosa. Nasce per permettere a E il Topo di esistere senza dover continuamente rispondere alla logica dell’autore, della proprietà, della biografia come garanzia di senso. In altre parole: nasce per togliere peso a un nome proprio, caricandone un altro fino a farlo funzionare come struttura.

Press card di Armando della Vittoria, Editor-in-Chief

Se Armando Della Vittoria è un alter ego, allora lo è in un senso preciso e limitato: non come doppio psicologico, non come maschera teatrale, ma come figura editoriale. Una figura che firma, dirige, decide, si espone; e che proprio per questo può essere messa in discussione, sospesa, portata al silenzio, perfino sepolta. E il Topo non ha mai creduto nell’idea di continuità come valore. Ha preferito l’intermittenza, il letargo, l’assenza. Ha preferito apparire quando non era richiesto e sparire quando sembrava necessario. In questo quadro, Armando Della Vittoria è il nome che può assumersi la responsabilità di esistere pubblicamente, mentre tutto il resto resta deliberatamente instabile. Sì, Gabriele Di Matteo è parte di questa costruzione. Centrale, ovviamente. Ma non esclusiva. E soprattutto non coincidente. Confondere i due significa perdere il punto: E il Topo non lavora sull’identità come rivelazione, ma sull’identità come montaggio. Qui i nomi non servono a chiarire, servono a spostare.

“Tributo a Jimmie Durham”, performance alla Galleria Thomas Dane di Napoli durante la 
      presentazione del N. 24 realizzato da Jimmie Durham dal titolo E il Toro

La figura del direttore, poi, è sempre stata sospetta. Troppo vicina al comando, troppo rassicurante. Armando Della Vittoria è stato pensato come un direttore che non garantisce nulla, che non stabilizza, che non chiude. Un direttore che può essere contraddetto dai numeri, dagli artisti, perfino dal tempo. Un direttore che può andare in letargo insieme alla rivista. La lapide alla Casa degli Artisti non è un monumento, ma una frase messa lì per restare in sospeso. “D’altronde sono sempre gli altri che moriremo.” Non è una battuta, non è un aforisma: è un programma editoriale. Armando Della Vittoria può morire perché deve poter morire. Può essere archiviato, datato, proiettato nel futuro come un appuntamento differito. Quando – se – E il Topo tornerà, non tornerà perché qualcuno è rimasto coerente, ma perché qualcuno ha accettato di non esserlo. Di non essere sempre lo stesso. Di non firmare sempre allo stesso modo.

La tomba di E il Topo con lapide e capsula del tempo alla casa degli artisti di Milano.
1992 – 2074. “D’altronde  sono sempre gli altri che moriremo”.
La capsula del tempo sarà aperta nel 2074

Per questo la domanda “chi è davvero Armando Della Vittoria?” resta aperta, e deve restarlo. Non per mistero, ma per igiene. Per evitare che il progetto si trasformi in un’identità riconoscibile, spendibile, pacificata. Io firmo questo editoriale come Armando Della Vittoria perché è esattamente questo che il nome serve a fare: firmare senza chiudere, esporsi senza coincidere, esistere senza stabilizzarsi.

Il resto, come sempre, è materiale d’archivio.
O per il 2074.

Armando Della Vittoria
direttore (a tempo indeterminato)
della rivista d’artista “E il Topo”

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