Alcol, felicità e malessere: l’Oscar straniero di Vinterberg

In Cinema

Druk, en film af Thomas Vinterberg

Mads Mikkelsen è il magnifico protagonista di “Un altro giro”, il film danese di Thomas Vinterberg che ha vinto l’Oscar alla migliore opera straniera. Professore annoiato della vita, disilluso del lavoro, la cui famiglia va a rotoli, ritrova desideri e brillantezza grazie alla bottiglia. Da cui diventa dipendente. Non senza piacere. Un film senza retorica, con uno sguardo lucido e affilato che non fa sconti a nessuno

«Cos’è la giovinezza? Un sogno. Cos’è l’amore? Il contenuto di un sogno». È con questa frase di Søren Kierkegaard che si apre Un altro giro di Thomas Vinterberg, premio Oscar per il miglior film internazionale. E l’atmosfera è già da subito definita. Martin (un magnifico Mads Mikkelsen), il protagonista, insegna storia nel liceo di una placida cittadina danese ed è un uomo apatico, annoiato, adagiato in una pacata infelicità senza desideri. Il suo matrimonio sta andando a rotoli, i suoi figli adolescenti si stanno trasformando in estranei incapaci di suscitare ogni interesse – proprio come gli studenti a scuola – e la vita scorre come un lungo fiume tranquillo, scandito da giornate tutte uguali e da un generale senso di frustrazione. Solo con il gruppetto di amici fidati e colleghi – Tommy, Nicolaj e Peter, insegnanti rispettivamente di ginnastica, psicologia e musica – Martin ritrova il sorriso, una parvenza di allegria, un po’ di energia. Ma è una sensazione di pienezza esistenziale destinata a durare poco, effimera come la giovinezza che ormai si sono lasciati tutti alle spalle.

Come recuperare quella leggerezza, quella vitalità, quella forza? Come riuscire nonostante le stanchezze e le delusioni a ridipingere di colori sgargianti le pareti della vita quotidiana, ingrigite dalla noia e rattristate dall’eterna ripetizione dell’uguale? La soluzione sembra facile e a portata di mano: modiche quantità di alcol per tenere a bada la malinconia e scatenare la creatività, rilassarsi, scacciare ansia e depressione, tirar fuori il meglio di sé e prendersi gioco del tempo che passa. All’inizio la scelta assume l’aspetto di un vero e proprio esperimento scientifico, sostenuto dalle teorie di uno scienziato norvegese, tale Finn Skårderud, secondo il quale noi tutti nasciamo con un deficit di alcol nel sangue e per raggiungere una condizione di benessere dobbiamo ristabilire la giusta percentuale.

I benefici sono innegabili: con un goccio di alcol nelle vene fin dal primo mattino, Martin riscopre in sé le qualità per tornare a essere un marito affascinante e un insegnante brillante. Peccato che da un certo punto in poi il tasso alcolico cominci a salire vertiginosamente e la situazione sfugga del tutto al controllo, tramutandosi in un’irresistibile cavalcata verso l’autodistruzione. Chiunque abbia provato anche solo una volta nella vita l’ebrezza alcolica, sa bene quanto sia fugace il momento magico in cui l’allegria (e la sicurezza di sé e l’allentarsi dei freni inibitori) arriva al culmine prima di precipitare nell’ottundimento e nel malessere.

Il regista danese Thomas Vinterberg sceglie di costruire il suo film proprio sul crinale tra piacere e dipendenza, in quello spazio precario e inquieto dove angoscia fa rima con libertà, dove il rispetto delle regole va rinegoziato di continuo, dove il rischio di perdersi – perdendo proprio tutto, anche il rispetto di sé – diventa esperienza quotidiana, in un misto di consapevolezza e incoscienza che si può affrontare solo con il coraggio di prendersi fino in fondo le proprie responsabilità. Un film che si guarda bene dal negare gli effetti devastanti dell’abuso di alcol, ma non si limita a invitare giovani e adulti al consumo responsabile.

Senza retorica, con uno sguardo lucido e affilato che non fa sconti a nessuno, Vinterberg esplora la paura, mette in scena l’euforia, cerca di mostrare quanto sia difficile rinunciare a un piacere, sottrarsi a una dipendenza. Rispetto a molti dei suoi film precedenti (alla rigidità concettuale di Festen, per esempio) sembra a tratti abbandonarsi a una sorta di ebbrezza dionisiaca, che porta dritti al danzante finale, con quell’assolo di Mads Mikkelsen davvero trascinante. Indimenticabile.

Un altro giro di Thomas Vinterberg, con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Magnus Millang, Lars Ranthe, Maria Bonnevie.