Un mamma di 8 anni e una capanna sull’albero: l’immaginazione (di Sciamma) al potere

In Cinema

Fa di nuovo centro la brava regista francese Céline Sciamma, dopo “Tomboy” e “Ritratto della giovane in fiamme”. Il suo nuovo film “Petite maman”, passato alla Berlinale, è sempre in bilico tra realismo e fantasia, e racconta l’incontro, in un magico bosco, della piccola Nelly, otto anni, con la madre quando aveva la sua stessa età. Bravissime le protagoniste, sorelline nella realtà, Josephine e Gabrielle Sanz

In Petite Maman di Céline Sciamma, Nelly ha otto anni e sua nonna è appena morta, in una casa di cura. Dopo aver salutato educatamente le altre degenti, la bambina si allontana in auto insieme alla mamma, il papà le precede alla guida di un furgone. Meta del viaggio è la casa in campagna della nonna, dove la madre di Nelly, Marion, è cresciuta. L’atmosfera è malinconica, l’abitazione va svuotata, probabilmente è già stata messa in vendita, ma per Nelly la casa e il bosco intorno sono un paese delle meraviglie, un luogo di scoperte e incontri. La madre le ha raccontato che tanti anni prima proprio in quel bosco aveva costruito una capanna su un albero, e per la piccola protagonista lo scopo principale del suo girovagare diventa fin da subito quello di ritrovare il luogo esatto dove sorgeva la capanna. Ma nel bosco troverà molto di più: una bambina che le somiglia moltissimo e si chiama Marion, e sta costruendo una capanna.

A questo punto, di colpo, ci ritroviamo del tutto spiazzati. Dopo parecchi minuti di narrazione piana, realistica, in un contesto del tutto familiare e prevedibile, l’improvvisa irruzione di qualcosa che ci sorprende, che non sappiamo bene come “leggere”, in che modo interpretare. Di primo acchito pensiamo all’entrata in scena di un’amica immaginaria, ma in realtà c’è molto di più. La scommessa narrativa è ben più azzardata. Nelly, infatti, incontra la sua mamma quando aveva esattamente la sua età, in una sorta di tempo e spazio paralleli, dove l’immaginazione prende il sopravvento e tutto diventa possibile: bussare ai cancelli del cielo, affrontare la morte e insieme la vita, rielaborando lutti e cercando nuove strade, nuove alleanze, sul filo della memoria, tra nostalgia, fantasia e appena un pizzico di paura.

Céline Sciamma (già autrice degli ottimi Tomboy e Diamante nero, oltre che del più recente Ritratto della giovane in fiamme) ha girato questo film, passato all’ultima Berlinale, subito dopo la prima fase della pandemia, quando, passati i primi mesi di rigido lockdown, in Francia come in Italia si era tornati pur tra mille difficoltà a vivere e lavorare fuori casa. Nei set cinematografici. E la sua idea era quella di concentrare l’attenzione sui bambini, e sulla condizione di solitudine e di isolamento in cui per mesi erano stati costretti a vivere. Con l’aiuto di due bravissime piccole attrici (Josephine e Gabrielle Sanz, sorelle nella realtà) e di una sceneggiatura che non ha paura di misurarsi con il mistero, prendendosi qualche rischio ma riuscendo a offrire allo spettatore un racconto di sorprendente intensità. Il mondo visto dai bambini in un film sensibile, intimo, delicatissimo e al tempo stesso spavaldo, che richiede allo spettatore un certo sforzo – c’è da mettere da parte le aspettative razionali e accettare di lasciarsi andare alla dimensione onirica, senza farsi troppe domande – ma lo ripaga ampiamente, con una visione capace di incantare.

Petite maman di Céline Sciamma, con Joséphine Sanz, Gabrielle Sanz, Nina Meurisse, Stéphane Varupenne, Margot Abascal

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