A Bergamo con Anna Karina, Jancsò e i cineasti del futuro

In Cinema

Dal 5 al 13 marzo il Film Meeting offre anche le personali di Jasmila Zbanic e Sheane Meadows, l’ultimo Guediguian e “El abrazo de la serpiente” del cileno Guerra

Non ha vinto l’Oscar al miglior film straniero, assegnato con pieno merito a Il figlio di Saul di László Nemes, ma El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra, primo film colombiano nella storia ad entrare nella cinquina in lizza per la statuetta alla miglior pellicola straniera, passato anche al Festival di Cannes 2015 nella Quinzaine des Réalisateurs dove ha vinto il premio Art Cinéma, è certamente uno dei piatti forti della 34° edizione del Bergamo Film Meeting, in calendario dal 5 al 13 marzo. Che aprirà con il 4 sera con Uomini di domenica (1929) di Curt Siodmak, Robert Siodmak, Edgar G. Ulmer, Fred Zinnemann, sceneggiatura di Billy Wilder, frutto dell’ingegno di un gruppo di cineasti di area tedesca espatriati poi a Hollywood, nella migrazione provocata dall’avvento al potere di Goebbels e del nazismo (la madre di Wilder morì in un lager di Hitler nel 1943). E, sempre in tema, tra gli eventi speciali (e storici) a Bergamo ci sarà la riproposizione del mitico Il cielo può attendere di Ernst Lubitsch, 1943.

El abrazo de la serpiente racconta due storie, ambientate nel 1909 e nel 1940, che ruotano entrambe intorno al personaggio di Karamakate, sciamano dell’Amazzonia, ultimo sopravvissuto della sua tribù. L’uomo viaggia con due scienziati, il tedesco Theodor Koch-Grunberg e l’americano Richard Evans Schultes, per cercare la “yakruna”, una rara pianta sacra, cui si attribuiscono vari significati, e il film è liberamente ispirato ai diari dei due ricercatori durante il loro lavoro sul campo in Amazzonia. Interessato a raccontare il valore, e la necessità della sopravvivenza delle culture altre e antiche, un occhio a Glauber Rocha e uno a Werner Herzog, il regista colombiano Ciro Guerra, al terzo lungometraggio dopo l’esordio nel 2004 con Los viajes del viento e l’opera seconda La Sombra del Caminante del 2009, dirige Nilbio Torres (il giovane Karamakate), Antonio Bolívar (Karamakate da vecchio) e un cast composto da indigeni  non professionisti. Una scelta di realismo estremo, esaltata nella scena culminante della festa in cui un uomo viene adorato come un Messia, basata su un evento reale.

Il concorso tra giovani autori di opere prime e seconde presenta quest’anno sette titoli inediti in Italia, in arrivo da Bulgaria (Jaida di Svetla Tsotsorkova, 2015), Polonia (Mur di Dariusz Glazer, 2014), Repubblica Ceca/Slovacchia (Domácí Péce di Slávek Horák, 2015), Lituania/Finlandia (2 Nights till morning, di Mikko Kuparinen, protagonista Marie-Josée Crose, Palma d’oro a Cannes 2003 in Le invasioni barbariche), Serbia/Germania (Enklava di Goran Radovanović, 2015), Turchia/Germania (Toz Bezi di Ahu Öztürk, 2015), Belgio (Parasol di Valéry Rosier, 2015). Ed è un’anteprima italiana anche la proiezione di Une histoire de fou, l’ultimo film del marsigliese Robert Guediguian, che racconta un attentato a Parigi opera d’un giovane d’origine armena – come il regista – ponendosi come tutti la domanda: che senso ha la violenza, oggi?

Il Bergamo Film Meeting offre poi varie rassegne, la prima delle quali è dedicata all’attrice Anna Karina, storica musa di Jean-Luc Godard, che rivedremo in 12 film tra cui La donna è donna, 1961 e Pierrot le fou, 1965, di Godard, Lo straniero di Luchino Visconti, 1967, Vivre ensemble da lei stessa diretto nel 1973, Pane e cioccolata di Franco Brusati, 1974, e Roulette cinese di Rainer Werner Fassbinder, 1976. Ampie personali anche per il cineasta ungherese Miklos Jancso (in programma 17 film e nove documentari, tra cui L’armata a cavallo, 1966 I disperati di Sandor, 1967, e Salmo rosso, 1972), la regista bosniaca Jasmila Zbanic (Il segreto di Esma, 2006, One day in Sarajevo, 2015), il britannico Sheane Meadows (autore di This is England, 2006, che ha avuto tre seguiti nel 2010, 2011 e 2015), e lo sceneggiatore/regista (di cinema e teatro) praghese Peter Zelenka (I fratelli Karamazov, 2008, Lost in Munich, 2015). Info su www.bergamofilmmeeting.it

 

MOUNTAIN AL MUSEO DEL CINEMA

Cinema di qualità ancora il 3 e 4 marzo al Museo Interattivo del cinema di viale Fulvio Testi 121, dove si può vedere Mountain, esordio della regista e sceneggiatrice israeliana Yaelle Kayam interpretato da Shani Klein, Avshalom Pollak e Haitham Ibrahem Omari, reduce dalla Mostra di Venezia 2015. Tzvia ha trent’anni e vive col marito e i figli in una piccola casa al centro del cimitero ebraico sul monte degli Ulivi di Gerusalemme. Una notte, mentre passeggia per le stradine luogo sacro, si imbatte in un imprevisto mondo di prostitute e magnaccia che accende in lei desideri fino a quel momento repressi. Tornerà nelle sere successive ad assistere a quello “spettacolo”, finché la situazione non prenderò un piega drammatica.

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