Virgilio Villoresi, l’inclinazione naturale alla meraviglia

In Arte, Cinema, Weekend

Regista, visionario, artista? O artigiano autodidatta come gli piace definirsi? Di certo l’universo creativo, nutrito del cinema delle origini, di Virgilio Villoresi ha conquistato noti brand, trovato posto in mostre ed esposizioni in una ricerca sull’animazione che è in continua evoluzione

Un regista, un visionario, un artista, tutte e tre le cose insieme? Come definire il regista di Fiesole Virgilio Villoresi, portatore di una  personale cifra stilistica di moviemaking che ha applicato a lavori per aziende di moda e non solo – fra gli altri  ha firmato spot per Bulgari, Etro e Valentino – a collaborazioni come quella che lo lega da anni all’azienda milanese di produzione pubblicitaria e service video – “Moviechrome“. O ancora a videoclip come Sogni di segni che ha trovato posto nella recente e bella mostra del Museo del Novecento Chi ha paura del disegno?

Appassionato di cinema delle origini, Villoresi, ha saputo dosare sapientemente alcuni elementi immaginifici per costruire un universo filmico un po’ retro, di cui hanno preso a servirsi noti brand. Ama definirsi un artigiano, un nostalgico dei prodotti di qualità. Servendosi di una tecnica di animazione tradizionale, la stop motion, Virgilio basa i suoi fotogrammi su illusioni ottiche e trucchi prospettici, per suggerire immagini surreali, a cui legare storie, racconti, o piccoli video destinati alla diffusione in rete.

 

Nella sede di Moviechrome, alla periferia di Milano, fra le nuvole di carta da parati e luci soffuse, lavora alle sue animazioni…piccoli bagliori di fantasticherie di un universo professionale in continuo sviluppo. Quella che Virgilio Villoresi sta portando avanti è una ricerca originale ed importante, un percorso affascinante che merita un’attenzione particolare: il mondo del cinema d’animazione in Italia è ancora molto da costruire.

Come ti sei avvicinato al “surrealismo” e ad un certo cinema d’avanguardia?
Mi sono avvicinato con Le Sang d’un poète di Jean Cocteau, un film che mi veramente ha cambiato il modo di percepire l’arte e il cinema.

Quanto ti ritieni affezionato a certe sue tematiche?
Ecco, ci sono certi elementi come la chiave, l’occhio, le figure optical che in un certo senso è come se esistessero dentro di me da tempo, nella mia memoria, anche prima di aver scoperto il movimento surrealista.

Quale è stato il tuo percorso di studi?
Ho studiato al Dams di Bologna, ma mi ritengo un autodidatta al cento per cento. Ho studiato i film dei grandi maestri d’animazione frame per frame e da loro ho colto trucchi e compreso la dinamica del movimento.

Quali sono gli aspetti della tua formazione che oggi ritieni siano stati fondamentali per raggiungere i risultati che hai conseguito?
L’aspetto fondamentale è l’atteggiamento, la volontà di voler realizzare sempre capolavori anche nei film su commissione. Magari non si arriva mai o quasi mai al capolavoro, ma almeno si parte da un obiettivo alto e questo aiuta.

Quanto ha a che fare il tuo lavoro con il “prendere distanze” ?  Nelle illusioni prospettiche, il gusto per il meccanismo ed il fiabesco si cela una “filosofia ottica” per così dire che fa delle immagini il proprio valore. È stato difficile per te misurarti con questa tua ambizione?
È una mia inclinazione naturale alla meraviglia, qualcosa che ho coltivato con gli anni, con lo studio e la passione per gli strumenti ottici del pre-cinema e per le fantasmagorie in generale, da Gaspard – Robertson e Méliès.

Come hai cominciato a lavorare per le case di moda e a girare spot pubblicitari? Nonostante il tuo approccio sperimentale e retro alle immagini hai da subito trovato consenso all’interno delle produzioni pubblicitarie?
Devo dire di si e adesso ed ora è abbastanza fluido lavorare con i vari “brand” perché vogliono proprio il mio stile.

Quanto spazio pensi ci possa essere per l’animazione nell’ambito della comunicazione pubblicitaria, e delle suggestioni che questa vorrebbe/potrebbe utilizzare?
Secondo me l’animazione in stop motion è in grande crescita nel settore anche grazie alle nuove tecnologie.

 

 

In apertura illustrazione di Edoardo D’Amico