Il vero presidente dell’era Bush jr: Dick Cheney tra Storia e satira

In Cinema

Sei nomination ai Golden Globe, tra cui regista e protagonisti (Christian Bale, Amy Adams e Sam Rockwell), per “Vice”, il nuovo film di Adam Mckay, autore di “La grande scommessa”: è il racconto, in stile un po’ anfetaminico e con tante trovate efficaci di regia e sceneggiatura, di un pagina fondamentale della recente storia Usa, tra l’attentato alle Torri Gemelle e la Guerra in Iraq. Cioè la storia di un bamboccione che divenne “re”, e della sua anima nera

O lo ami o lo odi. Vice – L’uomo nell’ombra l’ultima fatica di Adam Mckay è come una bella donna che entra in un bar di uomini annoiati, e sa che è un gioco da ragazzi: esagera fino a provocare una reazione netta, eccitazione o fastidio. A solo due anni da La grande scommessa, campione d’incassi sui retroscena della crisi finanziaria del 2008, torna con la sua regia anfetaminica a raccontare il dietro le quinte della politica presidenziale americana negli ultimi decenni. Con un cast d’eccezione: un irriconoscibile, camaleontico Christian Bale nei panni di Dick Cheney, il vice-presidente più potente della storia americana, affiancato da Amy Adams (la moglie Lynne Cheney), Steve Carrel (il Segretario alla difesa Donald Rumsfeld), e il vincitore di un Premio Oscar 2018, Sam Rockwell, nel ruolo di George W. Bush jr. 

Vice narra la vicenda proteiforme di Dick Cheney, un deus ex-machina considerato da molti il “vero numero uno” durante l’amministrazione di Bush jr., dispiegando l’ascesa dell’uomo “nell’ombra” , che a poco a poco prende in mano le redini del gioco. Un personaggio odiato e amato, ma un punto di riferimento imprescindibile della recente storia degli Usa, come emerge dalle parole di Barack Obama del 2015 “Qualche settimana fa Dick Cheney ha detto che pensa che io sia il peggior presidente di tutta la sua vita. Interessante, perché io penso che Dick Cheney sia il peggior presidente di tutta la mia vita”.

Tornano gli stratagemmi che addolciscono la satire sociopolitiche di McKay e indorano la pillola, pur lasciando un po’ di amaro in bocca: il focus sugli americani belli e ribelli, l’iconoclastia e la provocazione del finto documentario che rende lo spettatore attore della Storia, minato nelle sue convinzioni più profonde e “corresponsabile” delle azioni che si succedono sul grande schermo. 

La vicenda si dipana senza soluzione di continuità a partire dalla camera da letto di un giovane americano medio 22enne, perennemente sbronzo, del Wyoming, espulso da Yale e che messo di fronte a un aut aut della moglie decide di mettersi in riga e salvare il salvabile. Così dopo uno stage alla Casa Bianca finisce per lavorare sotto Donald Rumsfeld e nel 1975 diventa il più giovane capo dello staff presidenziale per Gerald Ford (Bill Camp). Le ragioni dell’ascesa di Cheney, secondo un misterioso narratore (Jesse Plemons) che si svelerà solo alla fine, sono così semplici da essere quasi incredibili:  è tranquillo, fa come gli è stato detto, ed è fedele.  

Alla stregua di un qualsiasi (si fa per dire) romanzo di formazione, Vice dà la priorità alla storia delle origini, così come agli anni immediatamente precedenti e successivi l’11 settembre, sfiorando solamente il lasso di tempo intermedio: in particolare, il mandato di Cheney come segretario alla difesa sotto la presidenza di George H.W. Bush senior. e le sue attività come amministratore delegato della società di servizi petroliferi Halliburton. 

Ma McKay fa il suo gioco, dipinge Cheney come un esperto nel maneggiare il potere perché abile nel capire le persone e dare loro esattamente quello vogliono. Per esempio Cheney legge George W. Bush jr macchiettisticamente, come un bamboccione senza arte né parte, un figlio ribelle che vuol impressionare suo padre, e quindi lo manipola nella guerra al terrorismo e nell’invasione dell’Iraq. Ma qui la realtà supera di gran lunga la fantasia, e McKay abbatte la quarta parete facendo sbiadire la finzione e annullando/moltiplicando inizio e fine, titoli di testa e di coda, narratore e attore, protagonista e antagonista. Il risultato finale? Sei candidature ai Golden Globes: miglior film nella categoria commedia, regia, sceneggiatura, Christian Bale miglior attore, Amy Adams e Sam Rockwell miglior attrice e attore non protagonisti. Aspettando nominations e Oscar.

Vice – L’uomo nell’ombra, di Adam McKay con Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell, Jesse Plemons, Shea Whingham, Alison Pill, Lily Rabe, Eddie Marsan, Tyler Perry, Justin Kirk, Bill Camp, Fay Masterson, Lisa Gay Hamilton.